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ACCADDE OGGI - Il 23 ottobre 1923, muore a Parigi il compositore Félix Fourdrain

Angelo Zanin


Contatto Angelo Zanin, violoncellista del Quartetto di Venezia, per chiedergli se è disponibile a rispondere a qualche domanda. Accetta di buon grado e risponde a stretto giro di posta. Mi piacerebbe avere la possibilità di incontrarlo di persona, ma mille impegni mi costringono ad accontentarmi di un contatto virtuale. “Sarei più a mio agio se ci dessimo del tu”, mi scrive. E accetto volentieri…

Quando hai iniziato a suonare e perché hai scelto proprio il violoncello?
Ho iniziato lo studio del violoncello dopo aver cantato nel coro e aver iniziato il pianoforte. Un po’ tardi rispetto ai miei coetanei, cioè dopo la terza media, ma venivo da una famiglia in cui la musica non era né considerata né prevista. Penso quindi sia stato normale per me aver sviluppato questo desiderio e la necessità di questo studio un po’ più avanti con l’età. Intendo dire che non avevo il supporto familiare che tanti ragazzi hanno (papà o mamma musicisti, la fortuna di avere musica in casa sin dall’infanzia e la spinta ad andare ai concerti e ad ascoltare dischi) e quindi ho dovuto prendere coscienza da solo della mia attitudine e lottare per poterla sviluppare. Questo però ha fatto sì che io avessi da subito una chiara consapevolezza della mia passione e la determinazione allo studio e al sacrificio che la Musica comporta, cosa che in molti ragazzi non è così scontata, soprattutto a quell’ età.
Perché proprio il violoncello?… Forse fu un po’ casuale… Studiavo pianoforte, avevo un vicino di casa che suonava il corno alla Fenice e, sapendo della mia passione, mi suggerì di studiare il violoncello… “Perché così potrai suonare le Suites di Bach”. All’epoca non conoscevo il violoncello e tanto meno sapevo chi fosse Bach, ma questa storia mi incuriosì e così andai ad un concerto in Teatro a Venezia. Fui molto colpito dalla Sinfonia n. 40 di Mozart, dall’Incompiuta di Schubert e da quella fila di violoncelli che suonavano, a volte accompagnando e a volte cantando dei temi bellissimi. Fui incantato dal colore di quel suono, caldo, affascinante e sinuoso, e in quel momento decisi che il violoncello sarebbe stato il mio strumento.

Quali maestri sono stati più determinanti nella tua formazione e da quali punti di vista?
Ho avuto la fortuna di avere degli insegnanti formidabili e ritengo che questa sia una delle cose più importanti per un ragazzo che comincia lo studio di uno strumento. Ed è anche una delle cose su cui bisognerebbe poter intervenire in una istituzione scolastica… Quanti ragazzi sono stati trascurati e rovinati da persone che con la figura di insegnante non hanno niente a che vedere! L’insegnamento non è una professione adatta a tutti: ci vuole amore, passione, dedizione, disponibilità al sacrificio, oltre ovviamente a importanti doti strumentali…
Il mio primo Maestro fu Aldo Pais, il primo violoncello dell’orchestra che mi aveva fatto scoprire Mozart e Schubert. Era molto anziano, ma mi condusse dalla prima lezione fino all’esame di quinto anno, dandomi basi eccellenti, stimolando il mio amore per la musica e facendomi scoprire tanti stili, in particolare il novecento… Ero molto giovane per le possibilità tecniche che avevo e lui mi spingeva a studiare Hindemith e Malipiero. Lo adoravo. Era il nonno che non avevo mai avuto, paziente e buono, mai una brutta parola, mai una alzata di voce. Gli sono rimasto tanto affezionato e lo andavo a trovare sempre. A volte gli facevo sentire qualcosa, Boccherini, su cui lui lavorava, e i suoi studi… Quando avevo bisogno di parlare, di confidarmi, di chiedere un consiglio, lui c’era sempre. Mi ha aiutato tanto e gli devo moltissimo.
Devo raccontare questo aneddoto sul mio primo maestro, perché mi è sempre sembrato molto strano. Studiavo, in quell’anno, il quarto volume di studi di Stutschewsky. Sapevo che avrei dovuto presto iniziare gli studi di Duport ed ero molto eccitato a quell’idea. Sapendo che mancavano solo due tre studi di quel volume, un giorno andai in classe e gli dissi: [continua]