ACCADDE OGGI - Il 27 ottobre 1782, nasce a Genova il violinista e compositore Niccolò Paganini

Francesco Dillon (5)


Quali sono, invece, i suoi impegni come docente?
Ho iniziato ad insegnare su invito (o anche affettuosa imposizione😉) di Piero Farulli (non gli si poteva dire di no…) presso la Scuola di Musica di Fiesole, appena diplomato, a 21 anni. Vi ho insegnato regolarmente per più di dieci anni. È stata una meravigliosa forma di apprendimento anche per me: per poter spiegare e insegnare bisogna capire ed analizzare ciò che si fa con lo strumento e come si affronta il testo musicale. Un processo di razionalizzazione di qualcosa che negli anni tende a diventare sempre meno conscio, che induce nuove idee e riflessioni e porta ad ulteriore consapevolezza. Negli ultimi anni, ho sentito la necessità di avere più tempo per lo studio e i progetti esecutivi e ho voluto concentrare l’insegnamento in Corsi e Masterclass. Ne tengo con una certa regolarità presso Conservatori italiani (negli ultimi anni Bologna, Perugia, Avellino…) e prestigiose istituzioni estere (Royal College di Londra, Accademia Liszt di Budapest, Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, Untref di Buenos Aires, Pacific University in California…) e ogni estate tengo un corso durante il festival di CastelCello a BrunnenBurg in Alto Adige e, dal 2019, presso lo storico Festival di Portogruaro.

Direttore artistico di due festival: Music@villaromana e Castelcello. Quale è la fatica di un direttore artistico? Questi due festival sono molto diversi o simili? Ce ne può parlare e descriverli? 
Si tratta di due progetti iniziati in momenti diversi e dalla natura differente. Il primo si svolge presso Villa Romana, storica residenza “tedesca” per artisti a Firenze; l’ho fondato insieme al pianista Emanuele Torquati, amico e complice musicale, ed è dedicato alla musica sperimentale. Compie quest’anno un ragguardevole decimo anniversario. Il secondo, nato dall’iniziativa meritoria dell’amico compositore e violinista Marcello Fera, si svolge nell’affascinante castello di BrunnenBurg, vicino a Merano. Ho raccolto da lui la direzione artistica dalla sesta edizione del 2019 ed è un evento dedicato al violoncello. Ciò che desidero maggiormente è creare delle esperienze di ascolto memorabili ed immersive, che parlino all’ascoltatore e lo catturino, trasportandolo in una differente dimensione. La musica ha questo potere quando è “nelle mani” di grandi interpreti. Dunque, la mia ricerca, nel caso di entrambi i festival, è doppia: da un lato è incessante sui programmi e sul repertorio (di ogni epoca e stile). Nel festival fiorentino, alla contemporanea classica si accostano spesso momenti di musica elettronica, performativa, improvvisata, nella convinzione che tutte facciano parte dell’espressione musicale contemporanea; in Castelcello si declina il violoncello, in forme diverse (solistico, cameristico, jazz, folk…), e ogni anno vi è un appuntamento più “trasversale”. Nel 2019 questo “ruolo” è spettato allo straordinario musicista olandese Ernst Reijseger, nel 2020 toccherà allo spettacolare duo viennese BartolomeyBittmann.

Maestro, recentemente un viaggio importante in Giappone, con molti concerti. Ci vuole parlare di questa importante esperienza?
Sono tornato regolarmente in Giappone negli ultimi anni e si tratta davvero di un paese dove le condizioni per suonare sono ideali. Le sale hanno sempre una acustica eccellente (a volte davvero straordinaria come nella splendida Munetsugu Hall di Nagoya), che esalta il suono dello strumento e che permette una varietà di colori e livelli dinamici davvero ampia. Altrettanto importante, se non ancor di più, è la disponibilità e capacità di ascolto che percepisco da parte pubblico giapponese. Un uditorio attento, partecipe ed infine spesso straordinariamente caloroso.

Per ultimo: quale violoncello suona?
Da molti anni possiedo un violoncello Rivolta del 183,5 dal suono caldo e profondo che è diventato un po’ il mio compagno di strada, la mia “voce”. È uno strumento duttile e completo, che mi permette di passare dal repertorio barocco a quello romantico senza dimenticare il contemporaneo, come anche dal quartetto a ruoli solistici senza ostacoli o preoccupazioni. Recentemente ho avuto la fortuna e la possibilità di suonare e incidere un nuovo disco sullo Stradivari della Accademia Musica Chigiana (che voglio qui ringraziare), del 1685. Ho scelto di registrare una personale antologia delle primissime pagine mai scritte per il nostro strumento, che nascono proprio in quegli anni nella odierna Emilia, di autori come Gabrielli, Degli Antoni, Galli, Colombi tra gli altri. Ho voluto metterle in dialogo con colui che ritengo un vero “barocco” del nostro tempo quale Salvatore Sciarrino. Una registrazione alla quale sto dando gli ultimi tocchi di editing e dovrebbe vedere la pubblicazione nei prossimi mesi!

Grazie mille, Francesco Dillon, per la sua disponibilità nei confronti del nostro sito web. Gli auguri migliori per il suo futuro di musicista e non solo.

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