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ACCADDE OGGI - Il 22 settembre 1733, nasce ad Eichstätt il compositore Anton Filtz.

Francesco Pepicelli


A due passi dal Conservatorio Morlacchi di Perugia, incontro Francesco Pepicelli e ne approfitto per chiedergli se è disponibile per un’intervista. Accetta con un sorriso e risponde volentieri alle mie domande.

A quanti anni ha iniziato a studiare il violoncello e perché proprio il violoncello e non un altro strumento?
Con il violoncello ho iniziato a 11 anni, dopo aver avuto i miei primi contatti con la musica all’età di 6 anni, quando misi per la prima volta le mani sul pianoforte. Il violoncello era lo strumento che, nel 1974, aveva appena iniziato a studiare un mio cugino ascolano, Livio Fabiani, che oggi suona nell’Orchestra Sinfonica Abruzzese. Il fatto di vedere dal vivo questo strumento e sentire il suo suono ebbe su di me un effetto toccante e da lì è cominciata questa meravigliosa avventura! Ancora oggi, dopo oltre 40 anni di rapporto con lui, penso di aver fatto una scelta che, giorno dopo giorno, mi permette di approfondire tanti aspetti del mio equilibrio (nel senso di anima – mente – corpo) per poter condividere con gli altri ciò che di più bello ho trovato nella mia ricerca.

Da insegnante, come valuta il metodo usato dai suoi primi insegnanti? Se fosse stato in loro, avrebbe fatto qualcosa di diverso? C’è qualcuno dei suoi insegnanti con cui ha avuto un rapporto di maggiore o minore sintonia?

Il mio primo insegnante di violoncello, Leonardo Boari, scomparso da pochi anni, è stato una persona con cui si sono create le giuste energie, perché il violoncello diventasse sempre più un prolungamento del mio corpo: lui è stato sempre sorridente e gentile con me, e questo mi ha dato una grande carica e grande fiducia.
É difficile immaginare cosa avrei fatto  se fossi stato in un’altra persona… Credo che ogni insegnante cerchi sempre di crescere con l’allievo e creare quell’alchimia necessaria affinché il giovane abbia gli stimoli giusti per sviluppare nel migliore dei modi i propri talenti. Tra tutti gli insegnanti, certamente certamente devo ricordare Geringas e Tortelier, ma anche Filippini, Brunello e Baldovino.

Quali sono secondo lei le composizioni che un violoncellista non può fare a meno di studiare nel suo percorso di studi?
Assolutamente Bach, tutte le Suites, ma anche le Sonate di Beethoven e di Brahms, il Concerto di Schumann, e la Sonata di Debussy, oltre a molta musica per trio con pianoforte o quartetto d’archi.

Quali sono i motivi che più spesso inducono gli studenti di violoncello ad abbandonare lo studio? E quali caratteristiche hanno quelli che nella vita riescono davvero a fare il violoncellista?
Si abbandona lo studio quando la passione non è così forte, quando gli incontri che si hanno durante il percorso crescita artistica non sono d’aiuto a rinforzare giorno dopo giorno questa passione che permette a ciascuno di superare gli ostacoli per raggiungere ognuno il proprio obiettivo.
Riesce a fare il violoncellista, chi, con determinazione, gioia, amore, dedizione, condivisione e forza di volontà riesce a moltiplicare i propri talenti di base durante il percorso artistico.

Se per insegnare fosse costretto a rinunciare a fare il concertista, cosa sceglierebbe?
Preferirei, in questo momento della vita, fare il concertista mentre in un futuro, fatte più esperienze possibili di concertismo, sarei sicuramente un insegnante anche migliore di quello che sono oggi. Però, in tutta sincerità, credo che un’attività completi l’altra e quindi nel mio mondo lavorativo di oggi cerco da inserire sia il concertismo che l’insegnamento.

Suonare in duo con un fratello è facile? O si rischia che problemi di tipo famigliare interferiscano con la collaborazione artistica?
Non è mai successo: suonare con mio fratello Angelo è sempre stata per me una cosa naturale e meravigliosa. Credo sia una grande fortuna poter crescere insieme e condividere quello che si trova di bello e di sempre nuovo nella propria ricerca musicale. Ormai sono passati quasi 40 anni da quando abbiamo suonato insieme ai primi saggi di violoncello e posso dire che ogni volta c’è, sempre di più, una gioia immensa.

Qual è stato il momento della sua carriera che le ha dato più soddisfazione e quale quello che, se potesse, vorrebbe cancellare (se c’è)? E quali sono i musicisti con cui ha collaborato più volentieri?
Non c’è un momento particolare che mi abbia dato soddisfazione. Ho molti ricordi meravigliosi, tantissimi… dal primo concerto a Parigi, alla Salle Gaveau, al concerto a New York alla Carnegie Hall o alla Suntory Hall a Tokyo o l’uscita del primo CD con il Trio Metamorphosi per la casa discografica DECCA. Non mi interessa cancellare nulla perché tutto quello che ho vissuto mi ha portato ad essere quello che sono oggi, cioè un musicista estremamente felice di fare un lavoro che considero meraviglioso.

Quali sono, fra i suoi progetti musicali per il 2018, quelli che le stanno più a cuore in questo momento?
Il progetto più importante per il 2018 e’ sicuramente l’inizio dell’incisione per la casa discografica DECCA dell’integrale beethoveniana per trio con il mio Trio Metamorphosi in 4 CD. Farò anche molti concerti in Italia e all’estero, soprattutto in Europa (Svizzera, Francia, Spagna , Polonia e Germania)  nei prossimi 2 anni e in questo mese vorrei segnalare anche una breve Masterclass di musica da camera in Polonia con il trio.

Ed ora le chiedo un ultimo consiglio per chi deve affrontare i suoi primi concerti: meglio suonare a digiuno o a stomaco pieno? 
Strana domanda, pero’ carina! Sicuramente ognuno si deve comportare come crede; personalmente credo che suonare a digiuno mi faccia sentire molto  meglio per la tenuta della concentrazione e quindi per la resa al concerto.Grazie per la disponibilità e… rimaniamo allora in attesa di ascoltare i suoi CD.