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ACCADDE OGGI - Il 15 ottobre 1900, muore a Praga il compositore Zdeněk Fibich

Gaetano Braga


Gaetano Braga nacque a Giulianova, il 9 giugno 1829 da Isidoro Braga e Splendora de Angelis. Come spesso capitava, i genitori volevano indirizzare il figlio alla carriera ecclesiastica, ma fin dai primi anni Gaetano mostrò un precoce talento per la musica. Spinti dalla duchessa D’Atri Giulia Colonna, i genitori indirizzarono allora il figlio al Collegio di S. Pietro a Maiella. Dapprima Gaetano fu ammesso come esterno ma poi, superando la prova della scuola di canto, riuscì ad ottenere un posto gratuito. Era l’anno 1841. Anche qui la predisposizione per la musica e la facilità di apprendimento, soprattutto per il violoncello, risultarono immediatamente evidenti al direttore di quel tempo, S. Mercadante. Proprio per questo motivo, venne concesso in uso allo studente un violoncello costruito appositamente per lui dal liutaio Nicola Gagliano.

Suo primo maestro di violoncello fu Gaetano Ciaudelli, che in soli due anni lo condusse ad essere maestrino sia nello stesso istituto che in scuole esterne. Braga dimostrò subito grande talento come primo violoncello alle pubbliche accademie tenute nel teatrino del collegio. Studiò anche canto, con Alessandro Busti, contrappunto con Francesco Ruggi e Carlo Conti, e composizione con Mercadante stesso. Proprio lui chiese al giovane Braga di scrivere un corso di solfeggi, la cantata Saul, una Messa e diversi pezzi per violoncello, anche con accompagnamento di pianoforte.

Nel 1849, Braga chiamò a Napoli il fratello Giuseppe, destinato a diventare pianista di notevole fama. Nel 1853 esordì come compositore.  La sua opera semiseria Alina, su libretto di L. E. Bardare, fu rappresentata a Napoli e giudicata molto promettente. Dopo questa esperienza, Braga iniziò la carriera di violoncellista: Firenze, Bologna, Trieste ed anche Vienna. Qui conobbe il pianista Giuseppe Stanzieri, uno dei suoi più cari collaboratori ed amici anche nel successivo soggiorno a Parigi. Nella città francese si dedicò in modo particolare alle composizioni di Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn, ed ebbe occasione di suonare con il quartetto del violinista Mayseder. Dopo un breve soggiorno a Firenze, tornò a Parigi, dove si fermò fino al 1857, divenendo in breve il violoncellista più alla moda e il maestro di canto più ricercato dalle artiste del Theatre Italien. Suonò con i migliori esecutori dell’epoca (Liszt, Gounod, Bizet, Saint Saens, Rubinstein, Bottesini), conobbe musicisti come Auber, Halévy, Mayerbeer e letterati come Dumas e Gautier. Strinse amicizia con Rossini, con il quale mantenne una fitta e vivace corrispondenza e al quale dedicò la sua opera gli Avventurieri. Per l’impresario Bartolomeo Merelli, scrisse un’opera seria in due atti, L’Estella di San Germano, rappresentata alla presenza dell’imperatore, il 29 maggio 1857 al Karntnerthortheater di Vienna. Il Principe Leopoldo di Borbone, conte di Siracusa, dopo aver ascoltato l’Estella, gli commissionò un’opera semiseria in due atti per inaugurare il teatro del suo palazzo a Napoli. Nacque così Il Ritratto, messo in scena il 6 marzo 1858, con un grande successo.

Dopo il successo italiano ritornò a Parigi, dove riprese ad insegnare canto. Fra le sue allieve, il contralto Adelaide Borghi Mamo che, grazie alla sua splendida voce, portò al successo l’opera Margherita la Mendicante, al Theatre Italien di Parigi il 20 dicembre 1859. Tornato a Milano, Braga compose allora un’opera in tre atti, Il Mormile, ma la sua rappresentazione alla Scala nel 1862 fu un insuccesso. Anche la successiva opera teatrale, il Ruy Blas, fu causa di amarezze per l’autore: non venne mai rappresentata.

Alterna fortuna ebbero le ultime opere teatrali, Gli Avventurieri, in quattro atti, Reginella, in tre atti, unica opera eseguita in più teatri (Lecco, Milano, Modena, Parma, Cagliari, Venezia); Caligola, presentata con enorme consenso al Teatro S. Carlo di Lisbona, fu riproposta poi a Milano, al Teatro alla Scala, dove fu un autentico insuccesso. In seguito a questa delusione Braga rinunciò definitivamente a comporre per il teatro.

Se, come compositore teatrale, il Braga non sempre aveva trovato l’ammirazione che desiderava, notevole approvazione dal pubblico ricevettero invece le sue composizioni vocali da camera. Famosissima in particolare la Leggenda Valacca, conosciuta anche con i titoli La Serenata, Angel’s Serenade, per canto con accompagnamento di pianoforte e violoncello: una melodia semplice ed orecchiabile, adatta al gusto dell’epoca, ma destinata ad essere trascritta per molti differenti organici e ad entrare stabilmente nel repertorio. Il successo arrivò non solo dall’Europa, ma anche dall’America.

Braga nelle sue composizioni esplorò un nuovo linguaggio violoncellistico, valorizzando al massimo le possibilità cantabili ed espressive del suo strumento. Famose le sue indicazioni ai violoncellisti suoi allievi, cui raccomandava di suonare il violoncello solo dopo aver studiato il “bel canto” per poter “ben cantare” sullo strumento. Fu amico di Servais, ma giudicava eccessivamente violinistico lo stile delle composizioni dell’illustre collega belga. Del violoncello, a suo avviso, si dovevano invece valorizzare le note “umane”, quelle note che sono in grado di commuovere e che sono impossibili per qualsiasi strumento diverso dal violoncello. Note “umane” che abbondano nelle numerose fantasie per violoncello che Braga compose ed eseguì frequentemente in concerto, selezionando ed elaborando abilmente i migliori temi delle opere di Mercadante, Rossini, Bellini e Donizetti. Una cantabilità ed una espressività rese possibili da una solida base tecnica attestata senza ombra di dubbio dalla presenza, fra le sue molte composizioni, di pezzi tecnicamente molto impegnativi come il Corricolo Napolitano, scherzo per violoncello e pianoforte.  E la tecnica stava anche al centro della sua prassi didattica, tanto che Ricordi scelse di affidare proprio a lui l’incarico di curare la rielaborazione del metodo per violoncello del Dotzauer, pubblicata nel 1873 e diventata in breve testo utilizzato in tutti i conservatori d’Italia.

Come violoncellista, Braga dimostrò grande personalità. A Milano, nel 1870, ottenne un successo grandioso in un concerto riproposto poi a Bologna, Firenze, Napoli. Negli anni successivi diede concerti in Spagna e in Portogallo prima di andare in tournée in America, nel 1874. Al suo rientro in Europa diede concerti a Londra e Parigi dove rimase fino al 1894, quando si stabilì definitivamente a Milano. Trascorse gli ultimi anni insieme agli amici. Fra tutti si ricorda Antonio Fogazzaro di cui musicò La Ricamatrice. Proprio lo scrittore, nella novella Il Maestro Chieco ne tratteggiò un ritratto letterario nella figura di Lazzaro.

Continuò l’attività di violoncellista fino al 1903, quando fu colpito da una emiparesi che gli impedì di continuare a suonare il meraviglioso violoncello Stradivari del 1731 che aveva comprato a Londra nel 1856 e che ancora porta il suo nome.

Braga morì a Milano il 20 Settembre 1907. Il suo violoncello continua a vivere sotto le agili dita della violoncellista coreana Myung-wha Chung.

PER APPROFONDIRE

Casa Museo Gaetano Braga Braga Gaetano,

Dizionario Biografico degli Italiani 

Gaetano Braga e il giallo del “Ruy Blas” rifiutato 

BIBLIOGRAFIA

VINCENZO BINDI, Povero Braga! Memorie del Re del Violoncello

DISCOGRAFIA

Il ritratto Musiche strumentali da camera 

Works for Singing, Cello and Piano Opere per violoncello e pianoforte 

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