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ACCADDE OGGI - Il 6 giugno 1807, nasce ad Halle il violoncellista e compositore Adrien-François Servais

Giovanni Gnocchi (3)


Essere più severi anche nelle votazioni non significa necessariamente umiliare uno studente, anzi potrebbe essere un modo di mostrargli la nostra stima e farlo arrivare ad un risultato piú alto, guidandolo e chiedendogli maggiore e migliore applicazione: lo abbiamo visto anche al Mozarteum, dove è capitato di rimandare in sede di esame alcuni studenti che, la volta successiva, hanno fatto esami eccellenti! Io penso che, messi di fronte alla verità, con le giuste informazioni e la giusta formazione in senso lato, i nostri studenti sarebbero ancora più motivati ed entusiasti, anche di fronte ad un lavoro paradossalmente molto più duro: ma non c’è niente di così duro e difficile quanto essere di fronte all’ignoto e ai continui dubbi ed incertezze, cose che spengono la volontà, demotivano e poi spingono i più giovani a cercare in continuazione altrove, ma in maniera discontinua e superficiale come degli eterni “senza dimora”. Tornando quindi al quesito iniziale, è consigliabile il volersi confrontare sempre con maestri diversi, ma solo se si hanno gli strumenti di base, anche intellettuali, per poter contestualizzare e mettere in relazione le varie informazioni. Perdonate la prolissità… 😀

Spesso nel curriculum di un interprete si legge “allievo di…”, poi un giorno quell’allievo diventa “maestro di…” Ti ricordi quando, nella tua carriera si è verificata questa svolta e che sensazione hai provato? Ti dà più soddisfazione l’applauso del pubblico alla fine di un tuo concerto o il sorriso di un tuo allievo che ha capito come superare una difficoltà? Quali sono, secondo te, le difficoltà più difficili da superare?
Posso dire senz’altro che sono entrambe cose che danno enorme soddisfazione e un sentimento molto diverso l’uno dall’altro! Credo anche che non si finisca mai di imparare, per cui confesso che l’applauso dopo un mio concerto fa piacere, ma lo fa molto di più la consapevolezza di aver fatto un ulteriore importante passo avanti, quando questo si verifica, di aver raggiunto un nuovo gradino o superato una nuova sfida. Mi considero a tutti gli effetti ancora uno studente e le emozioni e la paura prima di certi appuntamenti sono uguali in qualche modo a quando andai al Concorso di Vittorio Veneto la prima volta! Nei ragazzi che seguo, apprezzo molto la determinazione e, quando riesco a trasmetterla, la pazienza nel voler cercare e poi raggiungere i traguardi. I processi devono essere per loro natura giustamente lenti e ben radicati, e quando mi accorgo che il seme piantato sta lentamente crescendo, questa è una bellissima sensazione, perché promette grandi risultati in un prossimo futuro!!!

Schumann, nei suoi consigli ai giovani musicisti, scriveva: “Ottima cosa è quella di suonare spesso e diligentemente le scale e gli studi di meccanismo. Ci sono molti individui che credono di poter ottenere il massimo risultato utile col dedicare sempre, e sino alla più tarda età, molte ore della giornata agli esercizi puramente meccanici delle dita. Farlo è come recitare giornalmente l’alfabeto con sempre crescente rapidità. Impiegate il vostro tempo in modo migliore”. Condividi il suo punto di vista? Come può un violoncellista impiegare il tempo “in modo migliore”?
Condivido OGNI LETTERA (…ovviamente comprendendone il significato!). Direi che qualsiasi bambino inizia prima a parlare e ad esprimersi verbalmente (ben dopo aver imparato o iniziato per innato istinto a sapersi esprimere in altri modi!) BEN PRIMA di cominciare a studiare la grammatica e le coniugazioni verbali, ragion per cui lo studio anche teorico della lingua avviene, nella vita, dopo anni nei quali ci si è espressi e si è parlato tutti i giorni. In un certo modo alcuni aspetti del bellissimo metodo Suzuki dell’apprendimento ripercorrono questa naturale successione: prima si fa una cosa, e poi si impara a definirla in maniera teorica (che può essere, all’inizio, più arida): infatti i bambini del Suzuki all’inizio suonano senza saper leggere le note del pentagramma, suonano a memoria, ad orecchio e come un gioco. Secondo me l’apprendimento, anche da adulti e l’imparare e scoprire un nuovo pezzo dovrebbe essere in qualche modo molto simile: prima si cerca di lasciarsi trasportare dalla natura anche “selvaggia” del brano, dall’emozione che suscita, e poi pian pianino gli si dà una forma e, attraverso lo studio della tecnica, si consolidano le abitudini che ci consentono di poter suonare lo stesso brano anche più volte senza inciampare in spiacevoli balbettamenti o incartamenti che ne limiterebbero anche l’espressione.

La situazione in cui ci troviamo in questo momento costringe molti maestri a dare lezione ai propri studenti online. Al di là dei problemi tecniche, secondo te, le lezioni online possono avere qualche lato positivo o è sempre comunque meglio una lezione in presenza?
Ottima domanda! Dopo l’iniziale sconforto dovuto anche alla mancata abitudine, posso dire (e molti amici e colleghi hanno avuto le stesse impressioni) che anche questa forma di comunicazione ed insegnamento ha molti aspetti positivi: innanzitutto si possono osservare come attraverso una lente d’ingrandimento alcuni dettagli tecnici e fisici (l’uso delle dita nell’arco, la posizione della mano sinistra, l’angolo delle dita sulla tastiera), e alternando lezioni live con Skype a quelle in cui l’allievo manda un video e io rispondo un video, la qualità audio resta ottima e si possono fare ulteriori scoperte utilissime. Ad esempio, si possono osservare le esecuzioni senza audio, per concentrarsi sulla gestualità, sulla velocità e quindi distribuzione dell’arco, o sulla postura fisica, e poi mettendo i video in slow-motion si possono notare chiarissimi tutti i vari movimenti e se, ad esempio, funziona il gioco di anticipazioni necessarie di tutti gli spostamenti o cambi, siano essi di arco, di posizione della sinistra, di altezza del gomito destro, o cosa fanno le dita sulla tastiera, quando si alzano e quanto si alzano per articolare. Oppure si possono ascoltare le esecuzioni senza video, solo audio, ad alcuni miei allievi mi hanno confessato che hanno notato per la prima volta tantissime cose che nella fretta del quotidiano non avevano mai avuto l’occasione di percepire! Mettendo poi tutto il materiale sul canale YouTube della mia classe, ciascuno può riguardarsi le lezioni, rivedendo sé stesso o rinfrescando la memoria se qualcosa era andato perso!

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