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ACCADDE OGGI - Il 4 giugno 1872, muore a Varsavia il compositore Stanislaw Moniuszko

Giovanni Gnocchi (4)


Partecipare ai concorsi e spesso una tappa obbligata del percorso di studi, soprattutto per chi aspira a diventare un solista. Qual è stato il primo concorso a cui hai partecipato, e che ricordo ne hai? Che consiglio daresti a un allievo che, prima di affrontare il suo primo concorso, ti chiedesse come non farsi prendere dall’ansia di fronte alla giuria? Se ti chiedessero di scegliere un pezzo d’obbligo per un concorso violoncellistico, quale pezzo sceglieresti e perché?
Lo ricordo eccome il primo! Le Rassegne di Vittorio Veneto erano una tappa obbligatoria per gli studenti della mia e delle generazioni precedenti, poi purtroppo non si sono più tenute, ed è stata una gravissima perdita. Ci sono passati Mario Brunello, Giuliano Carmignola, Marco Rizzi, Massimo Quarta, Luca Simoncini, Simone Briatore, anzi sarebbe bello che ci fosse un albo d’oro online per poterlo sfogliare, che meraviglia! Il mio ricordo è sicuramente quello di essere stato abituato a nuotare nella vasca da bagno e ritrovarmi improvvisamente nell’oceano: grandissimo entusiasmo da un lato, enorme ammirazione per i ragazzi più grandi e bravissimi, senso di inadeguatezza al tempo stesso, e anche grande voglia di cercare di esserne all’altezza. E, dopo, di non voler più tornare nella vasca da bagno. E aggiungo che ricordo perfettamente che, appena salito sul palco per la prova eliminatoria, accordando, mi scesero di colpo tutte e quattro le corde e dovetti litigare TROPPO a lungo per riaccordare lo strumento, mentre tiravo su il la si abbassava il re e così via, finché ad un certo punto, quando ero viola in volto, tutto si aggiustò! Quindi di ansia, rispondendo al secondo quesito, ne può venire tanta, il consiglio più grande è quello di fare tante prove generali di fronte a persone che ti mettano la giusta carica e che ti facciano sentire sotto osservazione, e fare affiorare via via tutti si sentimenti e le tensioni, in sede di preparazione, per poi “farteli amici” e saperli gestire anche sul palco. Quando siamo col pubblico naturalmente vogliamo “dare di più”, e questo ci porta anche a suonare diversamente e fare cose più azzardate: tutte queste dinamiche, psicologiche e strumentali, dobbiamo cercare di riprodurle quanto più possibile nei giorni precedenti, per non essere sopraffatti. Brani d’obbligo per i concorsi possono essere molti, sicuramente anche una breve pagina può dare l’occasione a tutti gli artisti di esprimersi, e a chi li ascolta di capire se c’è stata una vera ricerca approfondita e la voglia di sviscerarne ogni aspetto in fase di preparazione da parte del candidato. Van Gogh diceva “Più ci penso, più mi rendo conto che non c’è nulla di più veramente artistico che amare gli altri”, e Claudio Abbado “Quando preparo un’opera ne sono completamente innamorato”, anch’io credo che, quando si ha voglia di conoscere a fondo un’opera e i sentimenti che ci sono dietro e la psiche di chi l’ha composta e cosí via, ci si innamora di queste note e poi le si fanno rivivere ogni volta, con un’ispirazione creativa sempre viva ed interessante, anche se si trattasse di poche note. Al Mozarteum abbiamo messo come brani d’obbligo per l’ammissione per il Bachelor una scelta tra il Largo della Sonata di Chopin, o il secondo movimento dell’Arpeggione o il Langsam dai Fünf Stücke im Volkston di Schumann. Poche note, e semplici, ma che mostrano davvero tanto di chi le suona!

Quali sono stati i momenti della tua carriera che ricordi con più piacere? Quali sono i pezzi che suoni più volentieri e i colleghi con cui ti trovi più a tuo agio?
Sinceramente sono davvero tantissimi i momenti che ricordo con piacere… Quindi, un po’ alla rinfusa. Il primo concerto con la Mahler Chamber Orchestra e Abbado, a Bologna. Ero impressionato da quanto leggero, ma estremamente definito e ricco di sfumature e articolazioni si potesse suonare! I Sestetti di Brahms con Kavakos in Sala Verdi a Milano, e poi a Brescia e Bergamo, energia pura, un’idea fortissima, e un’unità assoluta tra tutti i componenti del gruppo (con Diemut Poppen, Hariolf Schichtlig, Alexander Hohental e Patrick Demenga). ll mio primo concerto al Festival Piatti di Bergamo: Niobe di Piatti, Quinta di Bach e Sonata di Kodály. Tanta aspettativa per la mia prima “Niobe”, ma che gioia alla fine, e che acustica! Quando ho vinto come primo violoncello alla Camerata Salzburg, subito dopo la semifinale, con la segretaria che mi disse che per loro non era necessaria la finale perché era già molto chiaro, e io che ci ho messo 15 minuti a capire cosa volesse dire.  Il mio primo concerto di Trio nel 2002, al Teatro “Giordano” di Foggia, un bellissimo Trio op. 8 di Brahms ed il treno notte che mi aspettava a mezzanotte per andare a Salisburgo al concorso di SoloCello alla Camerata Salzburg (e poi il viaggio di notte passato seduto con le luci accese per un casino sul treno…) Quando, nel 2000, la Direzione dell’ORT-Orchestra della Toscana (dove 2 mesi prima avevo vinto l’audizione di Primo Violoncello) mi telefonò per propormi di suonare Violoncelles-Vibrez! di Sollima con Yo-Yo Ma ad Hong Kong, e io che chiesi “Ok. È uno scherzo! Chi parla??”. E poi il concerto ad Hong Kong, dopo aver suonato sono rimasto muto per mezz’ora! La Sinfonia Fantastica di Berlioz e l’Uccello di Fuoco al Musikverein con Abbado e la Lucerne Festival Orchestra, ovvero “LA MUSICA” che trascendeva gli strumenti, in un’acustica da sogno. Il Trio di Ravel e il primo Trio di Beethoven in finale al concorso Haydn di Vienna, con il David Trio, con le idee che prendevano corpo ancor più di quanto avessi potuto immaginare. Il CD con il David Trio alla Fazioli Concert Hall, soprattutto il primo Trio di Brahms, per la bellezza del suono che i miei colleghi, assieme a me, la sala, ed il tecnico Matteo Costa, siamo riusciti a creare. Alcuni recital con Alessandro Stella, a Cremona e Salisburgo e il Dialogo di Scelsi in CD, il piacere della scoperta e un grandissimo e naturalissimo entusiasmo. E il ritmo! La registrazione di Bach (che ancora devo ascoltare!) Alcune cose mi piacciono, addirittura. La Sinfonia Concertante di Prokofiev, nel secondo concerto, lo scorso novembre. Il giorno prima, nel primo concerto, avevo voluto stare attento ed economizzare le energie, col risultato che ero molto più teso perché dovevo in qualche modo fare un lavoro in più. Il secondo giorno ho detto: vabbè, io do tutto al 300%, mal che vada mi casca l’arco a metà primo movimento e son costretto a fermarmi. Risultato, è andata MOLTO meglio, bellissimo concerto, e non ero per niente stanco! Il Concerto di Schumann, lo scorso gennaio, con l’Orchestra Sinfonica Rossini e Daniele Agiman: mi ha convinto a farlo, perché non l’avrei mai proposto io, mi fa troppa paura ancora… E alla fine mi sono divertito tantissimo.

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