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ACCADDE OGGI - Il 20 agosto 1813, muore a Vienna il compositore Johann Baptist Vanhal.

Marc Moskovitz


La presentazione del volume “Beethoven’s Cello: Five Revolutionary Sonatas and Their World” di Marc D. Moskovitz ed R. Larry Todd, è un’ottima occasione per incontrare un vecchio amico ed approfittare per fargli quale domanda.

Con Marc Moskovitz collaboro volentieri da tempo, perché con lui condivido la passione per la ricerca storica in ambito musicale.  Come lui, infatti, ritengo che una buona interpretazione debba sempre partire da una approfondita conoscenza del contesto storico all’interno del quale una composizione musicale ha visto la luce.

Oggi però ripercorriamo un’altra vicenda storica, la sua storia di violoncellista. E Marc risponde con la sobrietà e la modestia che lo caratterizzano: poche parole semplici e dirette.

A quanti anni hai iniziato lo studio del violoncello?
A 10 anni.

Perché proprio il violoncello e non un altro strumento?
Perchè mia madre ha sempre desiderato avere un violoncellista in famiglia (mio padre era un violinista professionista e il mio nonno materno era un pianista).

Quali sono stati gli insegnanti più significativi per la tua formazione musicale?
Certamente Robert Marsh, con il quale ho studiato due anni, consolidando la mia tecnica. Lui è stato il maestro che mi ha fatto capire come doveva essere utilizzata la mano sinistra. I mio insegnante successivo è stato Gary Hoffman che è stato per me un punto di riferimento molto importante: quando mi esercitavo, sapevo che volevo ottenere un suono proprio come il suo.

Quali sono i tuoi compositori preferiti?
Difficile dirlo, ma certamente Beethoven sta in cima alla mia lista.

E la tua composizione preferita? 
Come violoncellista, non può altro che essere il Concerto di Dvorak, ma ci sono molte altre composizioni che mi piacciono. In realtà dipende molto dal mio stato d’animo.

Qual è il concerto che ricordi con più piacere?
Alcuni dei miei concerti favoriti, negli ultimi tempi, sono quelli con il mio quartetto d’archi: ci divertiamo sempre molto insieme. Ho però anche un ottimo ricordo di alcuni miei concerti con la mia orchestra da camera. Ho anche avuto la fortuna di ascoltare dal vivo il Concerto di Dvorak interpretato da Rostropovich, e il Concerto di Beethoven interpretato da Szerying.

Preferisci suonare da solo o con altri?
Certamente con gli altri.

Quali sono i tuoi progetti musicali per il 2018?
Prima di tutto promuovere il mio nuovo libro e poi dedicarmi in particolare alla musica da camera. Nei miei prossimi concerti proporrò il Quintetto con il pianoforte in fa minore di Brahms, in marzo, e poi il suo Quartetto con il pianoforte in Sol minore, in aprile.

Buona primavera, allora, in compagnia di Brahms!