• en
  • it
ACCADDE OGGI - Il 23 ottobre 1923, muore a Parigi il compositore Félix Fourdrain

Marta Lucchi (2)


La guardo perplessa. Marta prende in mano una pigna e me la mostra per farmi capire come le scaglie sfregano sull’archetto. Ho capito e sono pronta per la terza domanda.
Quindi sfregando sulle corde i crini perdono le scaglie, come le gomme diventano lisce sfregando sull’asfalto?
In Giappone i maestri dicono ai loro allievi che i crini vanno cambiati ogni tre mesi e i crini vengono cambiati in modo sistematico ogni tre mesi.  Ovviamente la durata dei crini dipende da quanto l’archetto viene usato e quindi stabilire un cambio a scadenza fissa è forse un po’ esagerato. In condizioni di uso normale, il cambio dei crini è necessario ad intervalli che variano dai sei mesi a un anno.

Come si fa a capire che è arrivato il momento giusto per cambiare i crini?
I crini sono da cambiare quando si spezzano con facilità mentre si suona o quando è necessaria una grande quantità di pece per riuscire a farli suonare. Una cosa da non fare assolutamente è pulire i crini con sostanze liquide. Soprattutto se l’operazione viene compiuta con l’arco in posizione verticale, si rischia di bagnare il legno sotto l’anello, che potrebbe gonfiarsi danneggiando gravemente l’arco.

E per pulire le parti di legno dell’arco? Le mani, soprattutto d’estate, lasciano sempre tracce di sudore sul legno…
Tutte le parti in legno andrebbero pulite ogni giorno, quando si smette di usare l’arco, con uno straccio morbido asciutto, proprio per evitare che si formi uno strato di sporco difficile da eliminare.

Quali elementi deve prendere in considerazione un musicista per valutare la bontà di un arco?
Mio padre consigliava ai musicisti di mettere l’arco in 5 posizioni di stress contemporaneamente e valutare la sua risposta in termini di aderenza: suonare con la punta dell’arco, suonare la quarta corda, non fare accordi, suonare vicino al ponticello e suonare piano. Questa è la situazione che consente meglio di distinguere un buon arco da un cattivo arco. Comunque, prima di tutto ciascuno deve sentirsi a suo agio con l’arco che decide di comprare. E questo dipende da fattori che ancora nessuno è riuscito a misurare “oggettivamente”. Il musicista deve provare l’arco senza fretta, per tutto il tempo che gli è necessario per fare la sua valutazione. E si tratta di un tempo che può essere molto variabile. C’è chi si sente subito a suo agio con l’arco nuovo e chi deve entrare in confidenza a poco a poco. Chi prova per ore, o chiede di provare l’arco per qualche giorno e chi decide in pochi minuti.

Marta si ferma… mi chiede di aspettare un momento e poi torna con un arco fra le mani.
A Rostropovich per esempio, quando passò di qui, bastarono poche note per decidere che questo era l’arco giusto per il concerto che doveva fare la sera stessa. Certo Rostropovich aveva una tale esperienza che era in grado di cogliere in pochi minuti la capacità di balzare di un arco. Mio padre ne costruì uno appositamente per lui e avvenne uno scambio con questo, che ora conserviamo gelosamente come suo ricordo.

Guardo affascinata l’arco, lo sfioro con le dita e collego le parole di Marta al titolo il film di Bruno Monsaingeon dedicato a Rostropovich da poco presentato in anteprima italiana: “L’arco indomabile”.
Nel mio cervello compare l’immagine di un cavallo selvaggio, che corre libero su una spiaggia. Bianco il cavallo, bianca la spiaggia, azzurro il mare. Un cavallo bianco… che siano proprio i crini di cavallo a regalare agli archi la capacità di “balzare” oltre ogni ostacolo, e a rendere “indomabili” i violoncellisti?

Giovanni Lucchi con Rostropovich