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ACCADDE OGGI - Il 23 ottobre 1923, muore a Parigi il compositore Félix Fourdrain

Marta Lucchi


Sono appena entrata all’Academia Cremonensis, dove si apprendono i segreti della costruzione degli archi, e noto sul tavolino delle cartoline. Ne prendo in mano una e chiedo a Marta Lucchi cosa siano.
Sono delle cartoline che sono state pensate per i bambini che vengono in visita. I bambini sono sempre molto curiosi di sapere come si chiamano le differenti parti dell’arco, e quali e quanti materiali si utilizzano per costruire un buon arco.

Ci sono solo bambini che vengono a visitare la scuola?
La nostra Fondazione Lucchi accoglie persone di ogni genere e provenienza: turisti curiosi di conoscere le tecniche di lavorazione di un “prodotto locale”, esperti della lavorazione artistica del legno, liutai, studenti del Conservatorio, musicisti già affermati che vengono dall’altra parte del mondo e famiglie con i bambini che abitano a pochi passi da qui. Organizziamo anche dei corsi bravissimi a livello amatoriale per chi non si accontenta di una semplice visita. Fra gli scopi della Fondazione Lucchi c’è proprio quello di rispondere a questo desiderio di conoscenza.

Conoscenza di come si lavorano e scelgono tanti materiali diversi, ma soprattutto del legno: il legno della bacchetta. Qual è il legno “giusto” per costruire un arco?
Il legno migliore è normalmente il pernambuco, mentre per gli archi barocchi si usa il legno serpente. La qualità del legno da usare per un archetto è direttamente proporzionale alla velocità di trasmissione del suono attraverso il legno. Quando è stato introdotto l’uso della fibra di carbonio, mio padre ha subito voluto provare ad usarlo. Anche nel caso della fibra di carbonio, in realtà c’è fibra e fibra. Il rischio della fibra di carbonio è l’eccessiva velocità di trasmissione del suono attraverso l’archetto, che determina una perdita degli armonici inferiori dei suoni prodotti dalle corde. L’archetto di carbonio è perfetto per generare suoni nitidi e brillanti, ma inadatto a creare suoni morbidi e pastosi. Esistono poi degli archi di carbonio con anima di pernambuco che cercano di mediare fra i due tipi di arco.

E poi occorrono dei buoni crini…
I crini devono essere lungi, resistenti, elastici e devono fare presa sulle corde, senza che sia necessario usare un’enorme quantità di pece. I crini bianchi candidi spesso sono sbiancati con prodotti che ne alterano la struttura. Chi li sceglie, li sceglie spesso solo per ragioni estetiche: gli piace il contrasto netto fra il colore bianco candido dei crini ed il colore scuro dell’arco. I crini naturali sono di un colore più scuro ed irregolare, ma fanno più presa sulle corde, perché hanno scaglie più forti. Chiedere ad un archettaio di incrinare un arco con crini sbiancati è un po’ come chiedere ad un gommista di montare pneumatici lisci. [continua ⇒]