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ACCADDE OGGI - Il 12 dicembre 1928, muore a Dresda il violoncellista, pianista e compositore August Nölck

Marta Lucchi


A pochi passi dal Museo del Violino di Cremona, nell’emporio Lucchi di via Monteverdi 18, incontro Marta, la figlia del grande archettaio Giovanni. Ha tra le mani l’autobiografia che suo padre scrisse poco prima di morire Nell’arco di una vita. Insieme guardiamo le foto del libro e i ricordi affiorano, densi di affetto e ammirazione per un padre che certamente ha lasciato un segno profondo nella vita di Marta.
Mio padre era curioso. Osservava tutto ciò che lo circondava. Individuava i problemi, cercava tenacemente le soluzioni. Smontava, rimontava, faceva ipotesi, le verificava, sbagliava ed imparava dai suoi errori. Nella nostra vasca da bagno di casa, testava l’effetto che le differenti sostanze facevano sull’elasticità e la resistenza dei crini. E una volta provò pure a mettere un archetto nel forno a microonde… Non si fermava mai. Condivideva con gli altri le sue scoperte e chiedeva, chiedeva sempre, a tutti, perché era convinto che da tutti si potesse imparare qualcosa di nuovo.

Ma aveva fatto degli studi scientifici?
No. Aveva fatto il Conservatorio. Si era diplomato in contrabbasso e poi aveva iniziato a suonare. La sua prima professione è stata quella del musicista. In Svezia e poi a Bologna, in Teatro. Suonare gli piaceva, ma la passione per la meccanica, che da bambino lo portava a smontare tutto, lo accompagnava nella buca dell’orchestra. Suonò fino a quando un giorno, quasi per caso, dopo aver usato per anni un archetto, per la prima volta si domandò: ma come si cambiano i crini di un archetto? Si informò. Provò a cambiare i crini del suo archetto e capì come si doveva fare. Si rese anche conto che farlo gli piaceva e che era in grado di farlo bene. A poco a poco, in un’epoca in cui la professione di archettaio in Italia era poco diffusa, si trovò a cambiare crini a tutti gli archi della sua orchestra. Poi si domandò come si costruisce un arco e… continuò tutta la vita a farsi domande e inseguire le risposte.

Spesso la domanda giusta, al momento giusto della vita, apre la porta ad una serie di domande che portano lontano… E così, di domanda in domanda, divenne archettaio e poi insegnante nella primo corso di archetteria d’Italia. Ma come arrivò a pensare al Lucchi Meter
Da molto tempo cercava di capire quali erano le caratteristiche che rendevano un semplice pezzo di legno adatto o inadatto a diventare un archetto. Cercava un sistema oggettivo per “misurare” la qualità del legno. Aveva fatto molte prove ad esempio caricando dei pesi sulle tavolette di legno per valutarne la resistenza, ma poi aveva capito che non dipendeva dalla resistenza al peso il fatto che un pezzo di legno fosse adatto a diventare un archetto. Poi, una sera, guardando un documentario alla televisione, ebbe l’intuizione giusta. Il documentario illustrava le tecniche utilizzate per misurare la profondità dei fondali marini. Mio padre capì che, con un sistema analogo, si poteva misurare la velocità di trasmissione del suono nel legno. Non fu facile, dall’intuizione, passare alla costruzione di un’apparecchiatura adatta allo scopo: dovette consultare molti esperti e fare molti tentativi prima di ottenere ciò che voleva, ma alla fine, nel 1983, ci riuscì e la sua scoperta rivoluzionò il mondo della costruzione degli archetti.

Su un tavolo, in una borsa di cuoio, fa bella mostra di sé il prototipo del Lucchi Meter. Marta lo accarezza con lo sguardo.
Il Lucchi Meter consente oggi a chiunque di valutare se un legno è adatto o meno per la costruzione di un archetto e i valori Lucchi ormai sono accettati ovunque per determinare il prezzo del legno per archetti. Ma la cosa più importante è che gli archettai non perdono più ore ed ore di lavoro limando un legno che alla fine darà vita ad un cattivo arco. Se il legno è buono, e lo si sa prima di iniziare a lavorarlo, sarà solo l’abilità dell’archettaio a determinare il buon risultato.

Alla porta si affaccia un cliente che desidera comprare dei crini. Saluto Marta ed esco pensando che devo tornare a farmi spiegare come si sceglie un buon archetto e come lo si mantiene in forma. A presto, Marta.