• it
  • en
ACCADDE OGGI - Il 29 ottobre 1982, muore a Londra l'organista e compositore William Lloyd Webber

Sandro Laffranchini


Primo violoncello della Scala, appassionato di auto, cucina e natura. Facciamo due chiacchiere con lui…
Figlio di un violoncellista. La sua scelta di suonare questo strumento sembra molto naturale, ma… le è mai capitato di desiderare di suonare un altro strumento?
Del violoncello, come di ogni altro strumento ad arco, mi pesa il fatto che sia solo parzialmente polifonico. Dunque, mi sarebbe piaciuto suonare il pianoforte, che suono in maniera elementare, per poter almeno capire le armonie di cosa sto studiando o scrivendo.

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di vivere sotto lo stesso tetto del proprio maestro?
Dal punto di vista strettamente musicale è un vantaggio, perché c’è un controllo continuo da parte del Maestro. Per la legge del contrappasso, adesso che sono padre, tendo a giocare molto con mio figlio.

Quali altri violoncellisti sono stati importanti nella sua formazione e da quali punti di vista?
Ho sempre avuto due insegnanti: mio padre a casa e in conservatorio Maria Leali. Senza la sua carica di positività e di fiducia difficilmente sarei riuscito a proseguire. Per questo, mi rendo conto che molti dei ragazzi hanno spesso bisogno di essere anche sostenuti psicologicamente, oltre ad essere indirizzati tecnicamente verso un metodo di studio approfondito ed efficace, ad esempio lo studio dei vari tipi di balzato, vibrato, fraseggio ecc. Tornando a me, ho poi studiato per 4 anni con Rocco Filippini alla Stauffer e, con lui, mi sono trovato benissimo: grande cultura, grande raffinatezza nelle soluzioni di arcate e diteggiature che proponeva. Con Mario Brunello ho frequentato i corsi alla Romanini di Brescia per 3 anni. La sua cavata e comunicativa nel creare empatia di sentimenti col pubblico sono assolutamente inarrivabili. Alla Musik Akademie di Basilea ho studiato con Thomas Demenga. È stato un insegnante meraviglioso. Una specie di hippie di grande raffinatezza e caratura artistica. Lascia liberi gli allievi di esprimersi, ma dà anche dei consigli molto tecnici/musicali se glielo si chiede.  Non posso certo dimenticare le lezioni a Venezia, alla fondazione Cini con Eugenio Bagnoli, grande pianista del passato. Mi parlava di come migliorare la mia comunicativa ed espressività. E infine le lezioni di musica da camera col quartetto Amadeus di cui ho seguito per anni i corsi estivi e invernali a Londra.

Quale violoncello suona e quali altri violoncelli ha suonato durante il suo percorso artistico?
Attualmente suono un violoncello costruito a inizi del ‘900, la cui caratteristica è di avere proiezione sonora e facilità di emissione del suono. Prima suonavo un Carlo Antonio Testore del 1730. Dolcezza e qualità, ma siamo in un’epoca dove non ci sono sale in Italia con un’acustica che permetta a queste pur nobili caratteristiche di emergere, se non coadiuvate da tanti dB. Se abitassi in Germania, in Giappone, in Svizzera sarebbe diverso per quello uno strumento fantastico, ma qui, con l’acustica secca del nostro teatro, occorre qualcosa che spinga veramente.

Sicuramente un carnet di concorsi importanti. Ma, dal suo punto di vista, quali sono stati i più significativi? Quale ha vissuto con più emozione, e quale le ha dato la maggiore soddisfazione?
I concorsi di musica da Camera e in orchestra che ho fatto, e qualche volta vinto, sono frutto di anni e anni di sacrifici veramente grandi. Ricordo che le strategie normali di cercare di fare sempre tutto meglio, nella classica triade del suono intonazione ritmo, ad un certo punto non sono più bastate, e ho trovato delle mie strategie alternative per cercare di differenziarmi dalla concorrenza. Alcuni sono dei piccoli segreti, di altri posso parlare in generale. Comunque serve molta creatività anche nella fase di studio.

[continua]