ACCADDE OGGI - Il 5 agosto 1958, muore a Londra il pianista e compositore Joseph Holbrooke

Quando intervisto qualche violoncellista, in genere mi dice che ha iniziato a suonare quando era molto piccolo, che papà e mamma erano musicisti e in casa si viveva a pane e musica, ma non sempre capita così, e non tutti i bambini che vengono affascinati da un violoncello hanno la possibilità di iniziare subito a suonare. Il sogno però resta, custodito in un angolo nascosto del cuore, e capita che, prima o poi, si trasformi in realtà. Così è successo a Michèle Ferron, una simpatica violoncellista canadese che non ha mai smesso di sognare…
Quando e dove hai visto e sentito un violoncello per la prima volta nella tua vita?
Ero veramente piccola, forse 8 anni, quando la mamma della mia migliore amica mi ha portato per la prima volta a un concerto. È stato qualcosa di meraviglioso. Io non vengo da una famiglia dove si ascoltava della musica e in casa non avevamo dischi o strumenti musicali. Questa donna mi ha aperto una finestra su un mondo straordinario che non avrei potuto immaginare senza di lei. Ci aveva preso un abbonamento per i concerti del sabato mattina dell’orchestra sinfonica. Erano eventi organizzati specialmente per i bambini. Lei ha dato il colore della gioia alla mia vita. Mi ha fatto scoprire l’Arte, la Bellezza e la Natura. È stata la persona più importante nella mia vita.

Quando hai deciso di imparare a suonare il violoncello? E perché proprio il violoncello? C’è in particolare un violoncellista o un pezzo per violoncello che hanno fatto nascere in te questo desiderio?
Ho iniziato a suonare nel 2005, un anno più tranquillo dei precedenti nella mia vita professionale e personale. Ho deciso di iscrivermi ad un corso di violoncello. Lo stavo sognando da anni, ma non era stato possibile prima. Purtroppo, ho appena avuto il tempo di cominciare a seguire le lezioni che mi sono ammalata, e ho dovuto smettere, soprattutto per problemi economici. E negli anni successivi sono stata troppo occupata per pensarci. Poi, nel 2017, a Venezia durante un concerto della cantante Flo, mi sono “innamorata” del suo violoncellista, Marco di Palo. Stavo per tornare a casa, sarei partita l’indomani. Appena scesa dall’aereo ho cercato un professore di violoncello e, nella stessa settimana, ho cominciato le lezioni con Alejandro Calzadilla.

Quando hai iniziato a studiare, quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto superare? Hai fatto più fatica ad imparare ad usare la mano destra o la mano sinistra?
Ero così ingenua! Sono cresciuta con l’idea che il risultato dipenda solo dello sforzo che si è disposti a fare per raggiungerlo. Ed ero pronta a lavorare sodo. Purtroppo, non funziona esattamente così per le arti … Direi che sono velocemente caduta della mia nuvola rosa. Tutto è stato (ed è ancora!) difficile. Quando mi concentro sulla mano sinistra, l’arco se ne va dappertutto e, quando mi concentro sull’arco, l’intonazione farebbe morire tutti quelli che hanno un orecchio appena sensibile. Per me è difficile mettere tutto insieme. E non parlo dell’interpretazione … Un’altra difficoltà viene della mia età. Ho cominciato a suonare a 64 anni. Avevo già un po’ di dolori qua e là e fare muovere tutti queste vecchie articolazioni non è facile ed è spesso doloroso. Ma il mio professore è un angelo di pazienza e sa adattare le lezioni alla mia situazione.

Sei riuscita subito a trovare l’insegnante che andasse bene per te, o hai dovuto cambiare diversi insegnanti?
Non ho mai cambiato insegnante e non lo voglio fare. Mi conosce bene e, sapendo che non sarò mai capace di suonare molte composizioni complesse, come studi, sonate, etc … mi aiuta con grande attenzione a migliorare piano piano il mio suono. Ci concentriamo su questo.

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La Thunder Bay Symphony Orchestra ha in programma una audizione per selezionare SECTION CELLO

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La Hamilton Philharmonic Orchestra ha in programma una audizione per selezionare – SECTION CELLO

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La Hamilton Philharmonic Orchestra ha in programma una audizione per selezionare PRINCIPAL CELLO
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Scadenza delle iscrizioni: 21 ottobre 2019

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Non c’è dubbio. Alan Belkin non è solo un eccellente compositore: è anche una persona molto gentile. L’ho contattato solo pochi giorni fa e ho già ricevuto le sue risposte alle mie domande …
Quando e come è nato il suo amore per la musica?
Mia madre ascoltava delle registrazioni di musica classica quando ero bambino. Ricordo che all’età di 8 anni mi sono innamorato di Beethoven, Brahms e così via. E da allora non ho mai smesso di amarli.

Quali sono state e sue più importanti scoperte durante il periodo di formazione? Chi sono stati i maestri che l’hanno accompagnata lungo il percorso?
Ho avuto alcuni buoni insegnanti, da cui ho imparato molto. Ho iniziato a studiare il pianoforte con Phil Cohen; da lui ho imparato ad essere un perfezionista, sempre, per mirare al meglio. Poi ho studiato armonia e contrappunto con Marvin Duchow, che era un musicista e musicologo molto sensibile e appassionato. Alla fine, ho studiato composizione con David Diamond alla Juilliard. Da lui, ho davvero imparato le basi del lavoro di composizione e orchestrazione.
Ho anche imparato, e ancora imparo moltissimo, dai grandi compositori del passato. È meraviglioso avere questi modelli, che sono compositori migliori di me, dal momento che posso sempre imparare qualcosa da loro. Spero di non smettere mai di imparare.

Quando e perchè ha deciso di dedicarsi alla composizione?
Quasi subito dopo aver incontrato la musica classica, a circa 8 o 9 anni, ho capito che dovevo comporre. Semplicemente non ho mai pensato a nient’altro..

Qual è stata la sua prima composizione? Qual è la composizione che ama di più? E qual è quella che è stata più apprezzata dal pubblico?
IN realtà non ricordo qual è stata la mia prima composizione, ma ricordo di aver composto due concerti per pianoforte quando avevo 12 anni, uno era come il concerto per pianoforte di Schumann e l’altro era come quello di Grieg. Inutile dire che nessuno li vedrà mai! Il mio pezzo preferito è il primo movimento della mia Quarta Sinfonia; penso che le idee musicali siano le migliori che abbia mai avuto. Ho dovuto rivedere questo movimento molte volte fino a quando ho sentito che era giusto. Penso che il mio pezzo che la gente ha apprezzato di più sia stato il mio Adagio Symphonique for Strings.

Quali sono stati gli obiettivi che si è posto e quali sono stati gli ostacoli da superare durante la sua vita di compositore?
Il mio obiettivo era sempre quello di imparare a comporre al più alto livello possibile e di trovare la mia voce. Non erano cose facili, perché non c’era nessuno a Montreal che insegnasse questo quando ero studente, e non ero molto attratto da molta della musica contemporanea che era di moda all’epoca. Solo quando sono arrivato alla Juilliard – quando avevo circa 30 anni – ho trovato il livello di insegnamento che volevo.

Pensa che un compositore, attraverso le sue composizioni, debba esprimere le sue emozioni o cercare di dare forma alle emozioni del mondo che lo circonda, o dovrebbe fare … qualcos’altro?
È difficile rispondere a questa domanda. Un vero compositore ha bisogno di comporre, e mentre senza dubbio riflette ciò che sta accadendo nel mondo in quel momento, non sono sicuro che questo sia qualcosa che si decide consapevolmente. Soprattutto non nel mio caso, dal momento che non sono mai stato attratto dalla musica a programma. Quindi la mia composizione riflette il mio mondo interiore.

Gli uomini del Medioevo dicevano spesso: “Siamo nani sulle spalle dei giganti”. Secondo lei, questa affermazione vale anche per i compositori di oggi? Quali potrebbero essere i giganti del passato che li tengono sulle spalle?
Ho sempre voluto far parte della grande tradizione classica: Bach, Beethoven, Brahms, Ravel, Shostakovich e così via. E poiché continuo a imparare da questi e altri grandi maestri, sono d’accordo sul fatto che qualsiasi compositore serio abbia molto da imparare da loro.

Tecnica e fantasia. Possono vivere l’una senza l’altra? La tecnica può essere studiata, ma… si può insegnare la fantasia?
Tutta la fantasia del mondo non è utile a un compositore senza una buona tecnica, proprio come un violoncellista può essere il musicista più meraviglioso, ma se non riesce a suonare in modo pulito, con una buona intonazione, un controllo sottile dell’arco e così via, il risultato non è mai interessante. La fantasia non è sempre sotto il nostro controllo cosciente, ma ci sono cose che possiamo fare per incoraggiarlo. Brahms faceva degli esercizi di contrappunto quando sentiva di non avere alcuna ispirazione. Penso che una volta avviato il motore musicale interno, la fantasia arriva molto più facilmente.

Qual è il tuo rapporto con la tecnologia e con tutte le possibilità che offre ai musicisti? Quando componi preferisci il Piano o il PC?
Dal momento che ho iniziato la mia carriera come pianista, spesso compongo al pianoforte. Io uso il software di notazione (Dorico) per avere un’idea di tessiture più complicate, e passo molto tempo a fare simulazioni dei miei brani orchestrali, dal momento che non è facile organizzarsi per possano essere suonati da orchestre veramente buone, e dal momento che sono per natura un sinfonista: ho scritto otto sinfonie.
Inoltre, spesso insegno a persone in altri paesi tramite Skype, e ho anche molti video di YouTube delle mie composizioni e delle mie lezioni. Internet ha fatto un’enorme differenza nella mia vita musicale.

I lettori del nostro sito sono principalmente violoncellisti. Che posto ha il violoncello nella sua tavolozza musicale? Con quali altri strumenti musicali, secondo lei, il violoncello può intrecciare il dialogo più significativo?
Il violoncello è sempre stato uno dei miei due strumenti preferiti (l’altro è il corno francese). Lo adoro per la sua meravigliosa capacità di cantare, rendendo ogni singola nota espressiva. Quando ero adolescente ho iniziato a suonare al piano musica da camera di Brahms, Franck e altri, e i pezzi con gli archi erano sempre i miei preferiti. Ho scritto una Sonata per pianoforte e violoncello, e mi piacerebbe scriverne un’altra, se dovesse presentarsi. Ho scritto anche un concerto per violoncello.

Quali sono i suoi sogni per il tuo futuro, per il futuro dei suoi studenti e per il mondo musicale che la circonda?
Ora ho 68 anni e spero che la mia musica orchestrale  possa essere eseguita di più – bene!
Per i miei studenti, voglio che conoscano a fondo l’arte della composizione, in modo che abbiano gli strumenti per realizzare i loro sogni. E per il mondo musicale, spero che il rispetto per l’arte e la musica davvero espressiva aumenti. Ci sono molte fazioni nella musica contemporanea, e non tutti si preoccupano dell’ascoltatore! Ma per me la musica si rivolge in definitiva al cuore dell’ascoltatore; questo è ciò che penso sia essenziale. La musica ci permette di fare un viaggio immaginario in luoghi dove non possiamo andare con le nostre forze e, per me, questa è la massima libertà.

Grazie mille e tanti auguri: che tutti i suoi sogni possano diventare realtà!

 

L’Orchestre symphonique de Québec ha in programma una audizione per selezionare VIOLONCELLE SOLO ASSISTANT

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