ACCADDE OGGI - Il 1° agosto 1973, muore a Treviso il compositore Gian Francesco Malipiero

Gentile Maestro Francisco Gonzales buongiorno e grazie per avere accettato di rispondere alle domande di questa intervista.
Ci parla degli inizi? Dove è nato? Nella sua famiglia vi erano musicisti od appassionati di musica?
Sono nato e cresciuto a Città del Messico. Mia madre era un’infermiera e mio padre un violinista: ha lavorato 35 anni nell’Orchestra del Teatro di Belle Arti. Era anche un liutaio, quindi sin da piccolo ho vissuto in un ambiente tra musica, musicisti e strumenti. Ho iniziato i miei studi di violoncello al Conservatorio Nazionale del Messico e ho iniziato a lavorare con mio padre restaurando strumenti, e sotto la sua direzione ho realizzato due viole e un violoncello. Volevo andare a Cremona e ho ricevuto una borsa di studio dal mio paese per studiare liuteria e continuare i miei studi di violoncello.
Dove si è preparato e dove ha studiato? Con quali maestri?
Perché è stato così importante la sua vicinanza al Maestro Lucchi? Cosa ha ereditato da questo suo insegnante ed amico?
Quando sono arrivato a Cremona, volendo continuare con lo studio del violoncello, ho capito che non potevo frequentare contemporaneamente la Scuola di Liuteria. Così mi sono iscritto al corso di Giovanni Lucchi per imparare a costruire archi. All’inizio ero un po’ frustrato perché volevo conoscere il suono degli strumenti, ma presto ho scoperto che il suono dipende dall’arco. E da allora sono stato felice di studiare e lavorare come archettaio. Oggi provo una passione totale per l’arco. Terminati gli studi, ho lavorato per un po’ di tempo per il mio maestro Giovanni Lucchi. Mi ha accolto a braccia aperte sia nella sua Scuola che nel suo laboratorio ed ha sempre dimostrato il suo sostegno alla mia curiosità ed al mio interesse. Abbiamo avuto un rapporto molto stretto, prima come insegnante-studente e poi come colleghi fino alla sua morte, avvenuta nel 2012. Devo a Lui molto di quello che so come archettaio, ovviamente. Anche dopo che mi sono stabilito a Madrid, ho continuato ad andare a Cremona, ogni anno, per vedere il mio insegnante e continuare ad imparare e scambiare conoscenze: questo fino alla sua morte. Ho restaurato una collezione di archi a Sion, in Svizzera, dove ho imparato molto sull’arco. Mi sono esibito anche alla Triennale di Cremona nel 1982.
Cosa offre il suo laboratorio? Quali competenze e servizi e dove si trova?
Lei è anche esperto di valutazioni. Quali competenze sono richieste nell’esercizio di questa professione?
Mi sono stabilito a Madrid costruendo e riparando archi nel 1983, prima a casa e poi realizzando un laboratorio, vicino al Teatro Real, nel centro di Madrid. Faccio creazioni e riparazioni, restauro e vendo archi antichi e costruisco archi per tutti e quattro gli strumenti a corda. Ho molte conoscenze sugli strumenti, ma non sono un esperto, la mia specialità è l’arco. Se occorre faccio anche i lavori sui sui violoncelli che molti clienti mi chiedono. Dato che inizialmente ho iniziato come liutaio e sono anche un violoncellista, so di cosa ha bisogno il musicista.
Ovviamente, è necessaria la manualità per questo lavoro, un buon occhio per scoprire archi e strumenti buoni, un occhio inquieto che analizza ciò che vede, e una conoscenza di come il legno viene curato e selezionato per ogni arco. Inoltre, per me è importante amare la musica, sono un musicista, sono un violoncellista.
A quali associazioni di categoria e non solo appartiene?
Faccio parte dell’Associazione Spagnola di Archettai e Archettai Professionisti (AELAP) sin dalla sua fondazione, della Corporazione dei Vari Mestieri della Comunità di Madrid, delll’Associazione INSTRUMENTA per la Collezione e la Conservazione di Strumenti Musicali in Spagna. Dal 2002 faccio parte anche dell’Ente Internationale de Maitres Luthiers et Archetiers d’Art (EILA), Ente che ogni due anni tiene un congresso che mi permette di imparare molto ed incontrare molti dei miei colleghi.
Quali titoli ed onorificenze le sono stati assegnati?
Ho ricevuto un Diploma di “Artigiano Tradizionale Madrileño” nel 2004, rilasciato dal Comune di Madrid e dalla Camera di Commercio; la “Carta de Empresa Artesana” di Madrid, il “Diploma Finalista del Premio Nazionale dell’Artigianato” nel 2007, assegnato dal Ministero dell’Industria, del Commercio e del Turismo; il Premio per “Artigiano Madrileño tradizionale” nel 2013 concesso dalla Comunità di Madrid nel 2014.
Ci parla del suo Decalogo di Eccellenza? In dieci punti lei descrive l’arte dell’archettaio in modo completo e altamente professionale.
Sul mio sito, nella presentazione, ci sono i dieci punti del mio Decalogo di Eccellenza che riassumo. Un buon lavoro artigianale è fatto a mano per la maggior parte, creato con le regole dell’arte. C’è un certo autore che ci mette in contatto con valori storici, sociali e artistici. Il talento dell’artigiano gli conferisce creatività e abilità, richiede la conoscenza dei materiali, delle tecniche, delle norme e delle regole del mestiere e della loro applicazione, per questo ha bisogno di un apprendistato. Inoltre, dobbiamo generare nuove idee, innovare e rispondere alle esigenze e ai gusti attuali dei musicisti, ma senza dimenticare la tradizione, perché rimane viva e ci porta nel futuro. Ogni arco è diverso e l’originalità è un punto di equilibrio tra il vecchio e il nuovo, applicando tecniche secolari per creare qualcosa di fresco e unico, che deve anche funzionare perfettamente. Il musicista lega il suo strumento e il suo arco con il creatore e con materiali provenienti da risorse naturali, rendendoli più belli e preziosi. L’artigiano nel suo laboratorio utilizza tutta la sua conoscenza della tradizione e del sapere, trasmessa di generazione in generazione, fornendo la continuità di un patrimonio professionale. L’artigiano richiede conoscenza, formazione e padronanza del mestiere e tutti gli strumenti per esercitare la sua professione e creare qualcosa di utile, che funzioni e che allo stesso tempo sia buono e bello.
Oltre che archettaio Lei è violoncellista: per questa arte dove si è preparato e quali insegnanti ha avuto?
Sì, sono anche violoncellista, ho suonato temporaneamente in varie orchestre, ma insegno da 34 anni. In Messico ho ascoltato le sonate per viola da gamba di Bach del professor Marçal Cervera e poco dopo è stato il mio insegnante a Friburgo, in Germania. Quando sono arrivata a Cremona, non c’era un maestro di violoncello per il mio livello e un maestro mi ha consigliato al Sig. Cervera che è morto solo un anno fa e con il quale io e la mia famiglia abbiamo anche avuto un’amicizia molto stretta da molti anni. Mi ha consigliato di continuare i miei studi di violoncello al Conservatorio Superior de Música de Madrid, dove mi sono diplomato. Ho frequentato numerosi corsi internazionali in Francia, ad Alcalá de Henares, a Santiago de Compostela… con diversi insegnanti.
Lei tiene molti corsi specialmente nelle scuole: ci ricorda i suoi interventi più prestigiosi o degni di nota? Per Lei è importante trasmettere agli studenti i principi della professionalità ma anche la passione per questa arte?
In realtà vorrei tenere lezioni sugli archetti in Università, Corsi Estivi, Conservatori e Scuole di Musica, sia in Spagna che in Messico. Si sa molto poco sugli archetti, che in realtà sono la voce dello strumento: senza arco il suono è piccolo e povero. Tutti i musicisti vorrebbero avere uno Stradivari, ma quello che si muove, quello che scorre, quello che dà i colori della musica è l’arco, è lo strumento perfetto, per questo si tiene con la mano destra. È più difficile studiare la tecnica dell’arco che quella dello strumento. Suonare lo strumento con un buon arco permette di ottenere il meglio dallo strumento, inoltre consente di risparmiare fatica e tempo, come ogni buon strumento che semplifica il lavoro. Pablo Casals ha già detto che “l’arco è l’estensione del braccio”.
Mi piace veramente tenere conferenze di tipo didattico perché si instaura un dialogo diretto con gli studenti, con i genitori e gli insegnanti che partecipano. Mi è piaciuto molto presentare le mie lezioni al Conservatorio Nazionale del Messico dove ho studiato, e alla Higher School of UNAM, nonché all’Higher Institute of Music di Puebla, frequentato da circa 500 bambini, quelli che stanno iniziando a studiare musica o che hanno terminato gli studi superiori all’Università di Aguascalientes, ai Conservatori di Musica di Madrid, a Toledo, Ávila, Mérida, Cuenca, Ciudad Real, Salamanca, Valladolid, Alcalá de Henares. Durante il Concorso di violino Sarasate a Pamplona, i bambini sono spesso estremamente curiosi, e quando vengono mostrati su una diapositiva l’albero da cui si riprende il Pernambuco in Brasile, o l’albero di ebano in Africa, o le zanne di mammut in Siberia e le criniere di equiseti in Mongolia, i loro occhi sono spalancati di ammirazione. Si rendono conto che siamo in un mondo globale e che, in un semplice arco, sono contenuti i materiali dei cinque continenti. Questo è affascinante per bambini e giovani. È anche infondere valori, rispetto e amore per la Natura che ci offre tutto ciò di cui abbiamo bisogno e di cui dobbiamo prenderci cura.
In molti musei sono presenti i suoi archetti e molti importanti musicisti utilizzano le sue opere: ci ricorda di entrambi alcune esempi?
Ci sono diversi conservatori che hanno i miei archi, ad esempio, nel Museo del Real Conservatorio Superiore di Madrid, ma anche altri conservatori hanno acquistato i miei archi, ora è molto difficile a causa della situazione economica. Anche l’Orchestra Nazionale di Spagna ha un quartetto dei miei archi e molti studenti e professionisti hanno i miei archi in Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Messico, Corea, Francia e recentemente a Berlino. Ma sono nato e rimango un artigiano quindi non costruisco archetti in serie.
Numerosi anche i premi: ci ricorda quelli, tra gli altri, che le hanno determinato una grande soddisfazione?
Bene, ho già commentato i premi e i riconoscimenti ricevuti. Sono stato particolarmente gratificato dal Diploma di “Artigiano Tradizionale Madrileño” nel 2004 concesso dal Comune di Madrid e dalla Camera di Commercio, perché mi hanno anche chiesto un discorso che dovevo tenere davanti a molti rappresentanti degli artigiani e delle autorità: ho difeso il lavoro artigianale e il lavoro artigiano come unico, personale e di qualità. Chiedevo più attenzione e protezione per il lavoro artigianale, che è anche patrimonio di un popolo e di un paese. Sono stato anche felicissimo del “Diploma Finalista del Premio Nazionale dell’Artigianato” nel 2007, assegnato dal Ministero dell’Industria, Commercio e Turismo. Non sono stato il vincitore, ma un finalista, perché è difficile competere con gioielli e opere artigianali così buone che sono ancora in Spagna.
Oltre alle sue già citate attività, Lei ha anche curato alcune pubblicazioni. Quali sono gli argomenti  che ha trattato?
Non ho ancora pubblicato libri, ma solo alcuni articoli su riviste specializzate come, ad esempio, quello dello scorso anno in Scherzo nº 353, luglio 2019 sui materiali dell’arco, ed anche in TLM All Music nell’aprile 2019 sull’importanza dell’arco per gli strumenti a corda. Inoltre molti anni fa hanno pubblicato interviste a me dedicate nel Diario de Soria, Diario de Cuenca, Twelve Notes.
Il 24 Settembre 2012 Lei è stato protagonista di un avvenimento molto importante: la presentazione del violoncello Stradivari restaurato e proprio a Lei è stato chiesto di essere il primo violoncellista a suonarlo, in quella occasione. Ci parla di questo evento così importante? Quale è l’emozione di suonare uno strumento che appartiene alla storia della liuteria e della musica?
La verità è che mi hanno chiesto di suonare l’ornato violoncello Stradivari del quartetto palatino da poco restaurato, tuttavia io all’inizio non volevo suonarlo per quella presentazione, davanti a molti giornalisti nazionali e internazionali invitati, ritenendo altri violoncellisti solisti più titolati di me. In realtà, hanno voluto darmi quel premio perché ho seguito l’intero processo di restauro, già dalla prima valutazione del danno allo strumento, al Palazzo Reale di Madrid, per quella che sembrava inizialmente un’autentica tragedia. Per fortuna ho potuto rassicurarli quando ho detto loro che il violoncello era perfetto e che il manico rotto, per fortuna, poteva essere riparato e non era nemmeno l’originale. È stato molto emozionante suonare quello strumento, ovviamente, soprattutto davanti alla stampa internazionale, ed infatti è stata una notizia apparsa su tutte le testate nazionali e internazionali, oltre che su diverse reti televisive. Vederlo con il manico diviso è stata un’esperienza molto forte, il violoncello era bellissimo. In seguito, già restaurato da Carlos Arcieri, uno dei migliori restauratori del mondo, ha cominciato a suonare meglio come non mai. È stata un’esperienza molto eccitante, perché era uno Stradivari speciale, l’unico ornato che il grande liutaio italiano ha costruito più di 300 anni fa e con quel suono meraviglioso e pieno. Quello strumento, così come l’intero quartetto più un altro violoncello Stradivari che si trova nel Palazzo Reale di Madrid, sono patrimonio della Spagna, ma anche dei musicisti e di tutto il mondo. Devono essere molto ben curati e conservati in modo che rimangano con noi per i prossimi secoli.
Come osservatore ed interprete privilegiato della musica nel suo paese, cosa può dirci della diffusione della musica classica in Spagna? Che peso ha questa disciplina nella cultura del paese, musicale e non solo?
Riguardo la diffusione della musica classica in Spagna, ebbene posso dire che ci sono ottimi programmi di musica classica alla radio, anche se sempre meno, ma purtroppo in televisione c’è davvero poca diffusione. Notizie essenziali solo quando la stagione lirica o uno spettacolo, al sabato mattina alle 8.30. Ogni giorno alla fine del telegiornale delle 15:00 sulla televisione spagnola danno notizie su un festival o informazioni su una produzione discografica, ma per la musica classica poco spazio. Non si capisce, la musica è patrimonio europeo e di ogni paese, si investe molto nella formazione di musicisti, c’è davvero molto talento, eppure non si diffonde. I bambini ed i giovani non sono istruiti: molti conoscono alcuni argomenti musicali solo attraverso la pubblicità e gli spots. Non voglio disprezzare cantanti e musicisti di alcun genere attuale, ma la musica classica è sottovalutata, giorno per giorno.
Quale è la diffusione e l’importanza dello strumento violoncello nel suo paese? Quale tradizione ha ereditato e quanto è presente nelle scuole, nei teatri e nella diffusione nei giovani?
In Spagna c’è un’ottima scuola di violoncello, di Casadó, Pablo Casals. Ci sono ottimi violoncellisti e di molto talento, ma poche opportunità. Ogni anno tanti giovani lasciano i Conservatori Superiori, per orientarsi verso master in Spagna o all’estero, e poi cercano un ingaggio in un’orchestra o come insegnante, e questo è reso ancora più difficile soprattutto in questi tempi di pandemia. Ora tutto sembra incerto e l’economia ne risente non poco. Ci sono pochi concerti, anche se la musica è fortunatamente presente in ogni momento della nostra vita.
Vorrei incoraggiare i musicisti ad acquistare anche strumenti e archi moderni. Oggi si costruisce anche meglio di prima perché ci sono ottimi strumenti e tanto talento. Ci sono molte persone che suonano con strumenti moderni di alta qualità e sono molto felici, ci sono giovani liutai che lavorano molto bene e hanno bisogno della fiducia dei musicisti per svilupparsi, evolversi e vivere, proprio come gli strumenti a corda, proprio come i musicisti. Mia figlia Cecilia González Gutiérrez, diplomata al Newark College, School of Violin Making and Repair (Regno Unito), con voti molto alti, continuerà la saga di terza generazione. Per ora vive a Berlino.
Gentile Maestro Gonzales ancora grazie. A lei ogni augurio per la sua carriera professionale e per ogni altro aspetto della sua vita.

 

Dal 27 al 29 settembre si terrà l’edizione 2019 della fiera Cremona Musica International Exhibitions and Festival, una rassegna che ha un DNA tutto cremonese, ma carattere assolutamente internazionale, e che riunisce nella città lombarda il ricco e variegato mondo di professionisti ed appassionati che ruota intorno all’arte della liuteria. Da chi si occupa della salvaguardia delle foreste da cui provengono i legni più adatti per la produzione di strumenti, a chi trasforma il legno in prezioso scrigno di suoni a chi libera i suoni, trasformandoli in note che diano forma alle mille emozioni che nascono nell’animo umano.

Da secoli, la musica nasce a Cremona, luogo dell’anima dove la liuteria italiana ha mosso i primi passi per poi conquistarsi, meritatamente, il compito di guidare e formare chi, a quest’arte antica, vuole consacrare la sua esistenza. Il bellissimo Museo del Violino racconta la storia dei grandi liutai che hanno per primi segnato la strada, e mette in mostra i capolavori nati dalle loro abili mani, ma per le accoglienti strade della città, ancora oggi, gli eredi dei grandi maestri lavorano il legno con l’amore, la cura e la perizia dei loro grandi maestri, immersi in una dimensione magica, dove il tempo sembra scorrere più lento e sereno che in ogni altra parte del mondo.

E la stessa atmosfera si respira, insieme all’odore buono del legno, anche nei padiglioni del quartiere fieristico di Ca’ de Somenzi, nella prima periferia della città di Cremona, dove si tiene la fiera Cremona Musica Exhibitions and Festival. Gli occhi dei visitatori accarezzano con desiderio i meravigliosi strumenti esposti, i liutai mostrano con orgoglio le loro “creature”, felici degli apprezzamenti che ricevono. Nell’aria si rincorrono le voci dei grandi maestri: un giovane violoncellista suona il primo tempo di una Suite di Bach, sognando il momento in cui potrà permettersi davvero di comprare il violoncello che sta provando. Un maestro dà consigli ad un suo allievo che vuole comprarsi un buon arco. Un giovane concertista valuta con cura l’acquisto di un violino da portare con sé nella sua prima tournee internazionale: lo osserva da ogni lato e poi lo prova, lasciando senza fiato per lo stupore chi ha la fortuna di ascoltarlo. Dai padiglioni accanto giungono suoni attutiti di altri strumenti.

E poi c’è tutto il mondo dei dettagli, in un meraviglioso affascinante caleidoscopio di colori e forme: pezzi di legno appena sbozzato che attendono solo il liutaio che li trasformi in uno strumento, cordiere, anime, piroli e ponticelli, crini di cavalli, pigmenti, corde, colle, sedie, pedane, puntali, mentoniere, amplificatori, custodie, spartiti, libri e riviste…

 

 

Un mondo perfetto dove chi costruisce strumenti ed accessori ha modo non solo di promuovere la sua attività, ma anche di capire più a fondo le esigenze dei musicisti. Musicisti che possono essere alla ricerca di un nuovo strumento, o che desiderano solo prendersi amorevolmente cura degli strumenti che già possiedono, proteggendoli o dotandoli dei migliori accessori disponibili sul mercato.

Un mondo dove, in occasione dell’edizione 2018, si sono incontrati 320 espositori, provenienti da 30 diversi paesi del mondo e 16.158 operatori e musicisti provenienti da 55 paesi, nella ricca cornice di 163 eventi, fra concerti, seminari, masterclass, presentazioni e mostre storiche.

Ma Cremona Musica Exhibitions and Festival non è solo il paradiso dei liutai e di chi suona uno strumento ad arco. Nel corso degli anni, la fiera ha aperto le porte ad un numero sempre maggiore di strumenti, in modo che possano intrecciare un proficuo dialogo musicale con il mondo della liuteria tradizionale cremonese. Piano Experience pone al centro dell’attenzione il pianoforte, attraverso la preziosa partnership con l’Associazione Italiana Accordatori e Riparatori di Pianoforte. L’Acoustic Guitar Village apre al mondo della chitarra acustica, classica e moderna, raccogliendo l’eredità dello storico Acoustic Guitar Meeting di Sarzana. Cremona Winds  apre agli strumenti a fiato: clarinetti, sassofoni, flauti ed ottoni. E per chiudere Accordion Show, lo spazio dedicato alla fisarmonica.

Cremona Musica Exhibitions and Festival è quindi anche un punto d’incontro per musicisti curiosi di scoprire strumenti diversi dal proprio visitando tutti i padiglioni della fiera e partecipando agli eventi che vengono offre la sua collaborazione, ma è anche il momento per premiare, con l’ambito Cremona Musica Award, personalità e istituzioni del mondo musicale che hanno raggiunto l’eccellenza nel proprio ambito. Nel 2018 sono stati premiati per le diverse categorie Maxim Vengerov (esecuzione – archi), Valery Gergiev  (direzione d’orchestra), Giya Kancheli  (composizione), Alessandro Baricco  (comunicazione), Kuhmo Chamber Music Festival (progetto), Hermann Hauser III  (liuteria chitarristica).

Un’attenzione particolare infine alla Media Lounge che riunisce, in occasione della Manifestazione, più di 30 giornalisti delle principali testate giornalistiche internazionali che si ritrovano a Cremona per scrivere delle ultime novità del settore.

Ulteriori informazioni, sono disponibili sul SITO di Cremona Musica Exhibitions and Festival
o possono essere richieste contattando

CremonaFiere S.p.A.
P.zza Zelioli Lanzini, 1 26100 Cremona
Tel.: +39 0372 598011
Email: info@cremonamusica.com

Nel mondo Cremona è nota per motivi diversi, ma sicuramente, più di ogni altra cosa, per essere la patria della liuteria. Proprio a Cremona i più importanti liutai della storia hanno dato vita, nelle loro botteghe, a strumenti che sono entrati nella leggenda: Antonio Stradivari, Nicola Amati, Giuseppe Guarneri del Gesù.
La città ha conservato questo patrimonio, nel corso dei secoli, trasformandolo in una tradizione irripetibile che vive solo qui, ed ogni anno Cremona Mondomusica si fa vetrina di questa ricchezza richiamando appassionati e professionisti da tutto il mondo.
Ecco le indicazioni ed i dati per la manifestazione di quest’anno: Cremona Musica International Exhibitions and Festival apre il 28 Settembre e chiude il 30 Settembre. Rappresenta il più importante appuntamento internazionale in Italia dedicato alla liuteria, agli strumenti musicali, agli accessori, alle edizioni musicali e non solo. In circa 30.000 mq di musica sono attesi circa 300 espositori da 30 paesi, verranno presentati concerti, seminari, masterclass e mostre per circa 180 eventi che coinvolgeranno circa 400 artisti. Sono attesi anche 17000 visitatori ed oltre provenienti da più di 50 paesi.
Cremona Mondomusica è nata come evento espositivo dedicato alla liuteria di alta qualità, ma nel tempo, ha arricchito il suo carnet di proposte. Dal 2011, infatti, è stato affiancato Piano Experience: salone dedicato al pianoforte ed alle tastiere. Dal 2016 la kermesse si è arricchita dell’Acoustic Guitar Village che, ovviamente, ha riscosso grande successo di pubblico ed ha aperto la fiera ad un più ampio spettro di appassionati. Nel 2015 nasce Cremona Winds, vetrina per gli strumenti a fiato, per i produttori e per i distributori. Dal 2018 entrano a far parte della famiglia degli strumenti rappresentati anche le fisarmoniche con Accordion Show.
Ma oltre a tutto ciò, ora, anche un vero e proprio festival internazionale.
Al fianco della consueta vetrina per gli espositori si sono aperte varie forme di spettacolo ed intrattenimento che danno corpo ad un vero e proprio festival: gli eventi sono caratterizzati dalla presenza di musicisti di levatura internazionale e, oltre a questi, anche dei vincitori dei principali concorsi.
Tra gli strumenti ad arco alcuni dei musicisti più noti si esibiranno in concerti e daranno luogo a masterclass in modo da avvicinare molti fan ed appassionati.
Grande attenzione anche per i concerti pianistici: nelle sale del Piano Experience daranno vita al Piano Festival. Sponsor di questi eventi i marchi dei pianoforti più importanti.
Tutti e tre i giorni della rassegna vedranno concerti nell’ambito di Acoustic Guitar Village: ricordiamo tre concorsi molto seguiti come New Sound of Acoustic Music, Italian Bluegrass Meeting ed infine la rassegna Corde e voci d’autore. Masterclass dedicate alla liuteria verranno tenute dai maestri Bryan Galloup e Charles Fox. Per quanto concerne la chitarra acustica gli insegnanti saranno Clive Carroll, Jhon Jorgenson e Micki Piperno.
Cremona Winds: gli eventi di questo settore saranno numerosi, ma, in modo particolare segnaliamo la presenza di gruppi bandistici nazionali ed internazionali.
Questo invece l’elenco dei musicisti che si esibiranno in concerti e terranno masterclass: Adriana Ferreira, primo flauto dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia; Jean Claude Jerard, primo flauto dell’Orchestra dei Concert Lamoureux; Francesco Loi, primo flauto del Teatro Carlo Felice di Genova; Raffaele Trevisan, flautista solista di fama internazionale.
Come in tutte le kermesse dedicate alla musica grande attenzione alla scuola ed all’insegnamento di questa disciplina: quindi La Giornata Nazionale dello SMIM (Scuole Medie ad Indirizzo Musicale). Questo sarà un appuntamento dedicato ai docenti ed agli studenti, ricco di seminari dedicati alla didattica.
Ormai l’innovazione tecnologica ha letteralmente invaso la musica e la sua realizzazione: ovviamente Cremona Mondomusica dedica grande attenzione a questo settore, presentando le innovazioni tecnologiche nel Digital Space a cura di Pier Calderan. Anche qui concerti e spettacoli divenuti multimediali, dove musica e tecnologia si integrano per realizzare l’arte del futuro.
Ogni anno, nell’ambito di Mondomusica, vengono assegnati i Cremona Musica Award. Questi i vincitori degli ambitissim premi per l’edizione 2018:  Valery Gergiev (Categoria esecuzione – direzione d’orchestra), Maxim Vengerov (Categoria esecuzione – archi), Giya Kancheli (Categoria composizione), Hermann Hauser III (Categoria liuteria), Alessandro Baricco (Categoria comunicazione) e il Kuhomo Chamber Festival (Categoria progetto).

Sono appena entrata all’Academia Cremonensis, dove si apprendono i segreti della costruzione degli archi, e noto sul tavolino delle cartoline. Ne prendo in mano una e chiedo a Marta Lucchi cosa siano.
Sono delle cartoline che sono state pensate per i bambini che vengono in visita. I bambini sono sempre molto curiosi di sapere come si chiamano le differenti parti dell’arco, e quali e quanti materiali si utilizzano per costruire un buon arco.

Ci sono solo bambini che vengono a visitare la scuola?
La nostra Fondazione Lucchi accoglie persone di ogni genere e provenienza: turisti curiosi di conoscere le tecniche di lavorazione di un “prodotto locale”, esperti della lavorazione artistica del legno, liutai, studenti del Conservatorio, musicisti già affermati che vengono dall’altra parte del mondo e famiglie con i bambini che abitano a pochi passi da qui. Organizziamo anche dei corsi bravissimi a livello amatoriale per chi non si accontenta di una semplice visita. Fra gli scopi della Fondazione Lucchi c’è proprio quello di rispondere a questo desiderio di conoscenza.

Conoscenza di come si lavorano e scelgono tanti materiali diversi, ma soprattutto del legno: il legno della bacchetta. Qual è il legno “giusto” per costruire un arco?
Il legno migliore è normalmente il pernambuco, mentre per gli archi barocchi si usa il legno serpente. La qualità del legno da usare per un archetto è direttamente proporzionale alla velocità di trasmissione del suono attraverso il legno. Quando è stato introdotto l’uso della fibra di carbonio, mio padre ha subito voluto provare ad usarlo. Anche nel caso della fibra di carbonio, in realtà c’è fibra e fibra. Il rischio della fibra di carbonio è l’eccessiva velocità di trasmissione del suono attraverso l’archetto, che determina una perdita degli armonici inferiori dei suoni prodotti dalle corde. L’archetto di carbonio è perfetto per generare suoni nitidi e brillanti, ma inadatto a creare suoni morbidi e pastosi. Esistono poi degli archi di carbonio con anima di pernambuco che cercano di mediare fra i due tipi di arco.

E poi occorrono dei buoni crini…
I crini devono essere lungi, resistenti, elastici e devono fare presa sulle corde, senza che sia necessario usare un’enorme quantità di pece. I crini bianchi candidi spesso sono sbiancati con prodotti che ne alterano la struttura. Chi li sceglie, li sceglie spesso solo per ragioni estetiche: gli piace il contrasto netto fra il colore bianco candido dei crini ed il colore scuro dell’arco. I crini naturali sono di un colore più scuro ed irregolare, ma fanno più presa sulle corde, perché hanno scaglie più forti. Chiedere ad un archettaio di incrinare un arco con crini sbiancati è un po’ come chiedere ad un gommista di montare pneumatici lisci. [continua ⇒]

 

 

La guardo perplessa. Marta prende in mano una pigna e me la mostra per farmi capire come le scaglie sfregano sull’archetto. Ho capito e sono pronta per la terza domanda.
Quindi sfregando sulle corde i crini perdono le scaglie, come le gomme diventano lisce sfregando sull’asfalto?
In Giappone i maestri dicono ai loro allievi che i crini vanno cambiati ogni tre mesi e i crini vengono cambiati in modo sistematico ogni tre mesi.  Ovviamente la durata dei crini dipende da quanto l’archetto viene usato e quindi stabilire un cambio a scadenza fissa è forse un po’ esagerato. In condizioni di uso normale, il cambio dei crini è necessario ad intervalli che variano dai sei mesi a un anno.

Come si fa a capire che è arrivato il momento giusto per cambiare i crini?
I crini sono da cambiare quando si spezzano con facilità mentre si suona o quando è necessaria una grande quantità di pece per riuscire a farli suonare. Una cosa da non fare assolutamente è pulire i crini con sostanze liquide. Soprattutto se l’operazione viene compiuta con l’arco in posizione verticale, si rischia di bagnare il legno sotto l’anello, che potrebbe gonfiarsi danneggiando gravemente l’arco.

E per pulire le parti di legno dell’arco? Le mani, soprattutto d’estate, lasciano sempre tracce di sudore sul legno…
Tutte le parti in legno andrebbero pulite ogni giorno, quando si smette di usare l’arco, con uno straccio morbido asciutto, proprio per evitare che si formi uno strato di sporco difficile da eliminare.

Quali elementi deve prendere in considerazione un musicista per valutare la bontà di un arco?
Mio padre consigliava ai musicisti di mettere l’arco in 5 posizioni di stress contemporaneamente e valutare la sua risposta in termini di aderenza: suonare con la punta dell’arco, suonare la quarta corda, non fare accordi, suonare vicino al ponticello e suonare piano. Questa è la situazione che consente meglio di distinguere un buon arco da un cattivo arco. Comunque, prima di tutto ciascuno deve sentirsi a suo agio con l’arco che decide di comprare. E questo dipende da fattori che ancora nessuno è riuscito a misurare “oggettivamente”. Il musicista deve provare l’arco senza fretta, per tutto il tempo che gli è necessario per fare la sua valutazione. E si tratta di un tempo che può essere molto variabile. C’è chi si sente subito a suo agio con l’arco nuovo e chi deve entrare in confidenza a poco a poco. Chi prova per ore, o chiede di provare l’arco per qualche giorno e chi decide in pochi minuti.

Marta si ferma… mi chiede di aspettare un momento e poi torna con un arco fra le mani.
A Rostropovich per esempio, quando passò di qui, bastarono poche note per decidere che questo era l’arco giusto per il concerto che doveva fare la sera stessa. Certo Rostropovich aveva una tale esperienza che era in grado di cogliere in pochi minuti la capacità di balzare di un arco. Mio padre ne costruì uno appositamente per lui e avvenne uno scambio con questo, che ora conserviamo gelosamente come suo ricordo.

Guardo affascinata l’arco, lo sfioro con le dita e collego le parole di Marta al titolo il film di Bruno Monsaingeon dedicato a Rostropovich da poco presentato in anteprima italiana: “L’arco indomabile”.
Nel mio cervello compare l’immagine di un cavallo selvaggio, che corre libero su una spiaggia. Bianco il cavallo, bianca la spiaggia, azzurro il mare. Un cavallo bianco… che siano proprio i crini di cavallo a regalare agli archi la capacità di “balzare” oltre ogni ostacolo, e a rendere “indomabili” i violoncellisti?

Giovanni Lucchi con Rostropovich