ACCADDE OGGI - Il 5 agosto 1958, muore a Londra il pianista e compositore Joseph Holbrooke

Sono appena entrata all’Academia Cremonensis, dove si apprendono i segreti della costruzione degli archi, e noto sul tavolino delle cartoline. Ne prendo in mano una e chiedo a Marta Lucchi cosa siano.
Sono delle cartoline che sono state pensate per i bambini che vengono in visita. I bambini sono sempre molto curiosi di sapere come si chiamano le differenti parti dell’arco, e quali e quanti materiali si utilizzano per costruire un buon arco.

Ci sono solo bambini che vengono a visitare la scuola?
La nostra Fondazione Lucchi accoglie persone di ogni genere e provenienza: turisti curiosi di conoscere le tecniche di lavorazione di un “prodotto locale”, esperti della lavorazione artistica del legno, liutai, studenti del Conservatorio, musicisti già affermati che vengono dall’altra parte del mondo e famiglie con i bambini che abitano a pochi passi da qui. Organizziamo anche dei corsi bravissimi a livello amatoriale per chi non si accontenta di una semplice visita. Fra gli scopi della Fondazione Lucchi c’è proprio quello di rispondere a questo desiderio di conoscenza.

Conoscenza di come si lavorano e scelgono tanti materiali diversi, ma soprattutto del legno: il legno della bacchetta. Qual è il legno “giusto” per costruire un arco?
Il legno migliore è normalmente il pernambuco, mentre per gli archi barocchi si usa il legno serpente. La qualità del legno da usare per un archetto è direttamente proporzionale alla velocità di trasmissione del suono attraverso il legno. Quando è stato introdotto l’uso della fibra di carbonio, mio padre ha subito voluto provare ad usarlo. Anche nel caso della fibra di carbonio, in realtà c’è fibra e fibra. Il rischio della fibra di carbonio è l’eccessiva velocità di trasmissione del suono attraverso l’archetto, che determina una perdita degli armonici inferiori dei suoni prodotti dalle corde. L’archetto di carbonio è perfetto per generare suoni nitidi e brillanti, ma inadatto a creare suoni morbidi e pastosi. Esistono poi degli archi di carbonio con anima di pernambuco che cercano di mediare fra i due tipi di arco.

E poi occorrono dei buoni crini…
I crini devono essere lungi, resistenti, elastici e devono fare presa sulle corde, senza che sia necessario usare un’enorme quantità di pece. I crini bianchi candidi spesso sono sbiancati con prodotti che ne alterano la struttura. Chi li sceglie, li sceglie spesso solo per ragioni estetiche: gli piace il contrasto netto fra il colore bianco candido dei crini ed il colore scuro dell’arco. I crini naturali sono di un colore più scuro ed irregolare, ma fanno più presa sulle corde, perché hanno scaglie più forti. Chiedere ad un archettaio di incrinare un arco con crini sbiancati è un po’ come chiedere ad un gommista di montare pneumatici lisci. [continua ⇒]

 

 

La guardo perplessa. Marta prende in mano una pigna e me la mostra per farmi capire come le scaglie sfregano sull’archetto. Ho capito e sono pronta per la terza domanda.
Quindi sfregando sulle corde i crini perdono le scaglie, come le gomme diventano lisce sfregando sull’asfalto?
In Giappone i maestri dicono ai loro allievi che i crini vanno cambiati ogni tre mesi e i crini vengono cambiati in modo sistematico ogni tre mesi.  Ovviamente la durata dei crini dipende da quanto l’archetto viene usato e quindi stabilire un cambio a scadenza fissa è forse un po’ esagerato. In condizioni di uso normale, il cambio dei crini è necessario ad intervalli che variano dai sei mesi a un anno.

Come si fa a capire che è arrivato il momento giusto per cambiare i crini?
I crini sono da cambiare quando si spezzano con facilità mentre si suona o quando è necessaria una grande quantità di pece per riuscire a farli suonare. Una cosa da non fare assolutamente è pulire i crini con sostanze liquide. Soprattutto se l’operazione viene compiuta con l’arco in posizione verticale, si rischia di bagnare il legno sotto l’anello, che potrebbe gonfiarsi danneggiando gravemente l’arco.

E per pulire le parti di legno dell’arco? Le mani, soprattutto d’estate, lasciano sempre tracce di sudore sul legno…
Tutte le parti in legno andrebbero pulite ogni giorno, quando si smette di usare l’arco, con uno straccio morbido asciutto, proprio per evitare che si formi uno strato di sporco difficile da eliminare.

Quali elementi deve prendere in considerazione un musicista per valutare la bontà di un arco?
Mio padre consigliava ai musicisti di mettere l’arco in 5 posizioni di stress contemporaneamente e valutare la sua risposta in termini di aderenza: suonare con la punta dell’arco, suonare la quarta corda, non fare accordi, suonare vicino al ponticello e suonare piano. Questa è la situazione che consente meglio di distinguere un buon arco da un cattivo arco. Comunque, prima di tutto ciascuno deve sentirsi a suo agio con l’arco che decide di comprare. E questo dipende da fattori che ancora nessuno è riuscito a misurare “oggettivamente”. Il musicista deve provare l’arco senza fretta, per tutto il tempo che gli è necessario per fare la sua valutazione. E si tratta di un tempo che può essere molto variabile. C’è chi si sente subito a suo agio con l’arco nuovo e chi deve entrare in confidenza a poco a poco. Chi prova per ore, o chiede di provare l’arco per qualche giorno e chi decide in pochi minuti.

Marta si ferma… mi chiede di aspettare un momento e poi torna con un arco fra le mani.
A Rostropovich per esempio, quando passò di qui, bastarono poche note per decidere che questo era l’arco giusto per il concerto che doveva fare la sera stessa. Certo Rostropovich aveva una tale esperienza che era in grado di cogliere in pochi minuti la capacità di balzare di un arco. Mio padre ne costruì uno appositamente per lui e avvenne uno scambio con questo, che ora conserviamo gelosamente come suo ricordo.

Guardo affascinata l’arco, lo sfioro con le dita e collego le parole di Marta al titolo il film di Bruno Monsaingeon dedicato a Rostropovich da poco presentato in anteprima italiana: “L’arco indomabile”.
Nel mio cervello compare l’immagine di un cavallo selvaggio, che corre libero su una spiaggia. Bianco il cavallo, bianca la spiaggia, azzurro il mare. Un cavallo bianco… che siano proprio i crini di cavallo a regalare agli archi la capacità di “balzare” oltre ogni ostacolo, e a rendere “indomabili” i violoncellisti?

Giovanni Lucchi con Rostropovich