ACCADDE OGGI - Il 28 settembre 1952, muore a Boston il compositore Paul Hastings Allen.

 

Dal 29 agosto al 5 settembre 2021, l’Associazione Musicale “Francesco Venezze”  presenta l’ottava edizione del Festival Rovigo Cello City, un festival che, di anno in anno, ha coinvolto un pubblico sempre più ampio, con proposte artistiche sempre originali e sempre di altissimo livello.

Il Festival Rovigo Cello City affonda le sue radici nella prestigiosa scuola violoncellistica del maestro Luca Simoncini, grandissimo interprete e carismatico insegnante del Conservatorio Francesco Venezze di Rovigo, ma che è cresciuta grazie alla passione di una comunità locale che non solo sembra apprezzare particolarmente la voce calda ed espressiva del violoncello, ma che è anche pronta a mettersi in gioco e giustamente orgogliosa di saper organizzare un evento di livello internazionale.

Ideato da Luigi Puxeddu, un allievo di Simoncini, e da lui gestito con passione e grande tenacia, il Festival Rovigo Cello City negli anni ha avuto l’opportunità di presentare al pubblico grandi interpreti di fama internazionale (come Sollima, Dindo, Coin, Brunello, Dillon…). Dopo una breve parentesi sotto la guida di un altro allievo di Simoncini, Vittorio Piombo, è ora affidato a Giovanni Gnocchi,  cremonese di nascita, ma rodigino di formazione e ora apprezzatissimo docente del Mozarteum  di Salisburgo.

Il tema di Rovigo Cello City di quest’anno, dice Giovanni Gnocchi, sarà “Nuovi Orizzonti”: da un’esperienza nuova quale é per me la direzione artistica, è nato un Festival che vuole protendersi verso il futuro e costruire ponti, aprire sguardi e iniziare nuove avventure.

E certamente al Rovigo Cello City 2021 saranno presenti tutti gli elementi necessari per quella che il direttore artistico definisce “una fertile contaminazione culturale, un incrocio tra generazioni, nazionalità, background ed esperienze, con molta attenzione alle più grandi diversità, formative, etniche e di genere

Accanto ai grandi classici e al grande repertorio, saranno infatti proposti compositori del XX secolo (Britten, Dutilleux, Berio) e i più geniali compositori viventi (György Kurtág, Sofia Gubaidulina, Lera Auerbach, Kaija Saariaho).  Ma ci sarà spazio anche per la celebrazione di Astor Piazzolla nel centenario dalla nascita. E dopo aver allargato lo sguardo sul mondo lontano, il festival di Rovigo non dimenticherà le sue radici: quella vivace scuola di violoncello del Conservatorio Venezze, orgogliosa di mettere in luce allievi ancora stanno studiando, ma che già costituiscono un’eccellenza nazionale. E proprio ai giovani in formazione sono destinate le Masterclass che si svolgeranno dal 27 agosto al 5 settembre.

Un Festival poliedrico, quindi, ed estremamente ricco che offre un’imperdibile occasione di arricchimento, incontro e scambio. Un fitto calendario di concerti ed eventi da non perdere, per riscoprire insieme la gioia della musica dal vivo.

A questo LINK è possibile scaricare il libretto illustrativo di Rovigo Cello City dove, oltre ai dettagli relativi ai singoli eventi, si possono trovare le regole per l’accesso agli eventi (Prenotazione e Green Pass obbligatori) e i contatti utili per ogni ulteriore informazione.

Questo è invece il link al SITO  ufficiale dell’edizione 2021 di Rovigo Cello City.

 

Giovanni Gnocchi non ha bisogno di presentazione. Nel periodo di quarantena, la sua vita frenetica si è per un attimo fermata, e Giovanni ha voglia e tempo di rispondere alle mie domande.
Pensi che il fatto di essere nato a Cremona, patria della liuteria, abbia in qualche modo influenzato la tua scelta di suonare il violoncello? Ricordi quando hai visto e sentito per la prima volta un violoncello? Certamente ha influenzato la mia scelta per gli strumenti ad arco! Grazie ad un amico tedesco: Reiner Hertel, biologo tedesco, compagno di Collegio Ghislieri di Pavia di mio padre, e poi professore all’Università di Freiburg, portò il suo figlio violinista, Wolfgang, a Cremona a cercare uno strumento da comprare, e l’ascolto del suono del violino, un bellissimo strumento di Bissolotti, mi aveva affascinato e completamente rapito! Il calore del suono, la magia che si provocava allo strofinare dei crini sulle corde, la profondità della vibrazione e la capacità di entrare subito in sintonia con il profondo della nostra emotività e davvero “parlarci”, come non avevo mai sentito, mi segnarono per sempre! Poi le mie vicende all’interno della scuola musicale di Cremona sono state un po’ complicate, non certo rosee o felici sin dall’inizio. Era allora una realtà appena nata e agli inizi, e quindi anche molto provinciale e per certi versi amatoriale. Credo di essere stato messo nella classe di violoncello un po’ per riempire una classe mezza vuota quando quelle di violino erano piene, e stranamente non mollai come invece tutti i miei compagni, ma forse già allora veniva fuori la mia perseveranza, fedeltà ad un compito, o semplicemente se preferite, testa dura… Poi ebbi anche la fortuna di incontrare un paio di persone che mi aiutarono sicuramente a non sentirmi un “alieno”, e forse davvero cambiarono la vita allora, ovvero il liutaio Marcello Villa, che è anche un ottimo violinista, con cui, da quando io avevo 12 anni e lui 24, ho passato diversi pomeriggi in bottega a parlare di musica, ad ascoltare registrazioni e che mi ha fatto conoscere moltissimo, sulla storia della musica, sul repertorio, e con cui condividevo certamente la grandissima passione per l’ascolto, la ricerca e la scoperta, ed il violinista Andrea Rognoni, di qualche anno più grande di me, che ora è solista e spalla dei secondi nell’Europa Galante di Fabio Biondi, e che già da giovane era serissimamente determinato a fare il musicista di mestiere (cosa che sta facendo egregiamente, suonando appunto oltre che con Biondi, con Zefiro, Ottavio Dantone e l’Accademia Bizantina, il Collegium di Gent con Herreweghe, e nel suo fantastico AleaEnsemble!), anche se una scelta del genere, nella Cremona tra anni ’80 e ’90, sembrava un’assurdità e un enorme azzardo, quasi da pazzi, purtroppo. Quindi, soprattutto anche grazie a loro, all’inizio, sono riuscito a sopravvivere e a tenere duro! Poi certamente ha contribuito in maniera sostanziale l’opportunità di poter ascoltare a Cremona le lezioni di Rocco Filippini, e anche quelle di Accardo, Giuranna e Petracchi, che hanno avuto palesemente il merito di saper attrarre nella nostra città i migliori giovani strumentisti allora in circolazione, grazie ai quali ho scoperto, ascoltandone le lezioni, altro repertorio, e ho imparato alcuni principi musicali e strumentali: ricordo benissimo le lezioni e concerti con i giovani Marco Decimo, Relja Lukic, Simonide Braconi, Francesco Fiore, Alfredo Persichilli, Federico Guglielmo, Massimo Quarta, Sonig Tchakerian, Marco Rizzi, Sergey Krylov! Credo di aver passato interi pomeriggi seduto in quelle aule a fare immersione nella condivisione della musica e nella scoperta di un mondo che sentivo già mio. A posteriori Simonide (Braconi) mi ha confessato che si dicevano tra di loro: “Ma chi caspita è quel ragazzino che sta qui tutto il giorno??”. Del suono di violoncello ascoltato da bimbo ho invece alcune memorie non perfettamente definite, ma ricordo un Triplo di Beethoven con Accardo, Filippini e Maria Tipo e la Chamber Orchestra of Europe, che Accardo invitava spesso al Festival di Cremona, e poi un concerto di Paul Tortelier a Cremona, in cui presentava e suonava il suo Mon Cirque! I miei genitori sono sempre stati molto appassionati di musica (mi han detto che sono nato sulle note dello Stabat Mater di Pergolesi!) e ho avuto la fortuna di poter andare ai concerti sin da bambino, in particolare mia mamma adora l’opera (Mozart e Carmen i suoi favoriti!) mentre mio padre ha sempre avuto una gran cultura anche del repertorio strumentale tedesco. Ad esempio mi portò, attorno ai 12 anni, a sentire il Quartetto Takacs che suonava Webern e il Quartetto op. 132 di Beethoven, e ricordo che ero rimasto un po’ quasi alterato nel sentire che questi strumentisti “litigassero” o avessero dei veri “diverbi musicali” sul palco, ma la cosa poi mi aveva molto incuriosito, tanto che nei primi giorni della mia seconda media non c’era una mattina che non mi riascoltassi un po’ dell’Op. 132 prima di andare a scuola!

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