ACCADDE OGGI - Il 29 novembre 1797, nasce a Bergamo il compositore Gaetano Donizetti

Terzo CD della triade dedicata da Silvia Chiesa ai concerti per violoncello e orchestra del ‘900 italiano, insieme a quelli dedicati a Nino Rota, Castelnuovo Tedesco e Malipiero, a sottolineare il grande interesse della violoncellista milanese per una serie di composizioni che finora non hanno mai goduto della considerazione che meritano, ma che vanno certamente collocate fra le opere di maggior valore della letteratura musicale (e non solo in ambito nazionale) sia da parte dei musicisti, che da parte del pubblico e dei critici.

Silvia Chiesa è una violoncellista italiana, nata a Milano. Dal 2005, inizia il sodalizio, in duo, con il pianista Maurizio Baglini, insieme al quale si è esibita nei principali teatri del mondo, tra cui la Salle Gaveau di Parigi, l’Oriental Art Center di Shangai, la Sala Cecília Meireles di Rio de Janeiro, la Victoria Hall di Ginevra, e molte altre. La discografia del duo comprende l’integrale di Saint-Saëns, per un CD allegato alla rivista “Amadeus”, il CD Cello Sonatas , dedicato a Brahms e Shubert e l’integrale delle opere per violoncello e pianoforte di Rachmaninov, per Decca. Nella serie di CD Live at Amiata Piano Festival interpreta il Quintetto per archi op. 163 di Schubert con il Quartetto della Scala e i Concerti di Haydn con la Camerata Ducale. Ha inoltre registrato in prima mondiale “…tra la carne e il Cielo” di Azio Corghi, di cui è dedicataria, con l’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Tito Ceccherini, con Maurizio Baglini, Valentina Coladonato e Omero Antonutti (sempre per Decca).
Ricordiamo inoltre le performance del trio formato da Silvia Chiesa con la violinista Francesca Dego e la pianista Mariangela Vacatello (Amiata Piano Festival, Fazioli Concert Hall). È dedicataria del Concerto per violoncello e orchestra di Matteo D’Amico e ha eseguito in “prima” italiana lavori di Gil Shohat, Nicola Campogrande, Aldo Clementi, Michele Dall’Ongaro, Peter Maxwell Davies, Gianluca Cascioli, Ivan Fedele e Giovanni Sollima.
Come solista, ha collaborato con direttori d’orchestra quali Luciano Acocella, Paolo Arrivabeni, Gürer Aykal, Giampaolo Bisanti, Massimiliano Caldi, Tito Ceccherini, Daniele Gatti, Cristian Orosanu, Corrado Rovaris, Howard Shelley, Umberto Benedetti Michelangeli, Francesco Angelico, Marco Angius, Corrado Rovaris, Daniele Rustioni e Brian Wright. Nel 2014 ha tenuto concerti come solista o in duo a Torino, Cremona, Ginevra, Gerusalemme, Lima e New York.
È artista residente della rassegna internazionale di musica da camera “Amiata Piano Festival” e docente all’Istituto superiore di studi musicali “Monteverdi” di Cremona.
Suona un violoncello Giovanni Grancino del 1697.

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI è un’orchestra sinfonica italiana legata all’emittente di Stato RAI, nata nel 1993 dalla fusione delle precedenti quattro orchestre sinfoniche della RAI, che avevano sede a Torino, Roma, Napoli e Milano.

Corrado Rovaris è Direttore Musicale di Opera Philadelphia dal 2004, e collabora regolarmente con le maggiori istituzioni musicali italiane ed estere.

Alfredo Casella, nato a Torino nel 1883, Ildebrando Pizzetti, nato a Parma nel 1880, Ottorino Respighi, nato a Bologna nel 1879. Tre rappresentanti della cosiddetta “Generazione dell’80”. Nati in un’Italia che aveva da poco raggiunto l’unità e che cercava una sua nuova identità nazionale non solo a livello politico, ma anche culturale. Gli intellettuali dell’epoca avvertivano più viva che mai l’urgenza di un dialogo fitto e costruttivo fra le arti, e all’interno dei movimenti artistici dell’epoca non era raro vedere un pittore sedersi al pianoforte o un musicista dar forma ai suoi pensieri con il colore. Forti di una tradizione operistica di enorme prestigio, i compositori italiani erano abituati alla convergenza delle arti nell’espressione artistica, ma avvertivano anche con forza il bisogno di elaborare un linguaggio cameristico e sinfonico moderno ed autonomo. Un linguaggio che tenesse conto delle grandi sperimentazioni che avevano profondamente mutato lo stile compositivo all’estero, senza dimenticare la ricca tradizione italiana e soprattutto non si traducesse nella pedissequa imitazione degli stili diversi che si andavano allora delineando, soprattutto in Francia, Germania e Russia. Casella, figlio di musicisti, studiò composizione a Parigi, con Gabriel Fauré, e suonò spesso a quattro mani con Debussy. Come pianista diede concerti in tutta Europa e conobbe i principali compositori ed interpreti dell’epoca. Diede alle stampe una biografia di Stravinskij, curò le prime edizioni italiane di Beethoven e Bach. Al suo ritorno in Italia, ormai musicista maturo ed affermato, non si dedicò solo all’insegnamento, ma anche ad una paziente opera di promozione dei giovani compositori europei e, allo stesso tempo, del patrimonio musicale italiano del passato. Nel suo stile, Casella crea un linguaggio molto personale che ben sintetizza questo duplice interesse creando, all’interno di forme musicali tradizionali, successioni melodiche spesso cariche di tensione, evocative più nel disegno che nel colore, ed esercitata in una politonalità controllata. Ben ancorato alla tradizione, ma anche al contesto artistico in cui vive, appare anche Ildebrando Pizzetti, che dimostrò sempre grande interesse per la tradizione musicale italiana, con una particolare attenzione alla polifonia rinascimentale di Palestrina e il canto Gregoriano, ma si affacciò al mondo della composizione musicando una tragedia di D’Annunzio, e fu pronto a creare la colonna dei primi  grandi film italiani di quegli anni: Scipione L’Africano (1937), I Promessi Sposi (1941), Il mulino del Po (1949). Il suo linguaggio compositivo appare spesso come un felice recupero di composizioni antiche, orchestrate in stile moderno. Frequente l’uso del contrappunto, realizzato attraverso l’intreccio di eleganti linee vocali, con una costante faticosa ricerca di equilibrio fra emozioni terrene ed aspirazione ad una visione religiosa della vita e dell’arte. Ottorino Respighi, completati gli studi in Italia ebbe modo di approfondire la conoscenza della musica tedesca e Russa del tempo intrecciando relazioni professionali con Nikolaj Rimskij-Korsakov Ferruccio Busoni, Max Bruch. Il suo Adagio per violoncello e orchestra, una composizione giovanile dedicata all’amico Antonio Certani, costituito dall’elegante rielaborazione di un tema ispirato ad un canto popolare romagnolo, costituisce un significativo esempio del suo apporto alla creazione di un linguaggio musicale italiano “moderno”. La composizione, allontanandosi definitivamente della ricerca di vuoto virtuosismo strumentale di fine ‘800, mette in evidenza le potenzialità timbrico espressive del violoncello, rendendolo protagonista di intensi dialoghi musicali con gli altri membri dell’orchestra: i legni, il corno inglese e l’arpa.

Silvia Chiesa, con questa bella incisione, consente a tutti di accostarsi al repertorio che tanto ama. E nell’ascolto non sfugge la partecipazione intellettuale ed emotiva dell’esperta interprete, che affronta con passione gli spartiti con grande maturità tecnica ed interpretativa, ma anche con grande duttilità nel dare voce, anche nelle più piccole sfumature, alle differenti modalità compositive dei tre autori proposti. Bene il sodalizio con il Direttore Rovaris e l’Orchestra della Rai, accomunati in un progetto che porta alla riscoperta di una geografia musicale che è Dna del nostro panorama intellettuale.

CD che onora ancora l’impegno di Sony Classical nel proporre con coraggio e fede musicale questo repertorio. Belle le immagini di copertina, accurate e precise le indicazioni all’interno, in italiano, inglese, francese e tedesco.

 

SILVIA CHIESA, The Italian Modernism
ALFREDO CASELLA, Concerto per violoncello e orchestra, Op.58 (1935)
OTTORINO RESPIGHI, Adagio con variazioni per violoncello e orchestra (1921)
ILDEBRANDO PIZZETTI, Concerto per violoncello in do minore (1934)

Silvia Chiesa (cello)
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Corrado Rovaris

Data di uscita: novembre 2014
Etichetta: Sony Classical
ASIN: B00ODG483W

Il CD è in vendita su Amazon e CeDe

Il CD di Silvia Chiesa dedicato ai concerti per violoncello Nr. 1 & 2 di Nino Rota merita di essere presentato ai nostri lettori perché rappresenta un documento sonoro prezioso di capolavori poco conosciuti di un maestro certamente più noto per la sua produzione legata al cinema. È interessante inoltre notare che questo CD ha inaugurato, nel 2011, un ambizioso percorso discografico che la celebre violoncellista ha dedicato al repertorio per violoncello e orchestra del Novecento Italiano, contribuendo in modo decisivo al rilancio di questo ricco patrimonio musicale. A esso sono infatti seguite altre due importanti registrazioni, con musiche di Alfredo Casella, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti, e poi di Riccardo Malipiero (prima registrazione mondiale), Gian Francesco Malipiero e Mario Castelnuovo-Tedesco (prima registrazione italiana) sempre con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e sempre per l’etichetta Sony Classical. Sul podio dell’OSN per la registrazione di questo album dedicato a Nino Rota il direttore d’orchestra Corrado Rovaris.
La violoncellista Silvia Chiesa è tra le interpreti italiane più in vista sulla scena internazionale, con una fitta agenda di concerti e di registrazioni discografiche. Nel corso di un’intensa carriera ha maturato una cifra stilistica molto personale che, alla raffinata passionalità delle interpretazioni, unisce una spiccata originalità nelle scelte di repertorio.
Dedicataria di composizioni solistiche con orchestra di Azio Corghi e Matteo D’Amico, è stata scelta da compositori come Gil Shohat, Nicola Campogrande, Aldo Clementi, Michele Dall’Ongaro, Peter Maxwell Davies, Giovanni Sollima,  Gianluca Cascioli e Ivan Fedele per prime esecuzioni di loro opere.
Come solista si è esibita con compagini quali l’Orchestra Nazionale della Rai, l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra della Toscana, la Royal Philharmonic Orchestra, i Solisti di San Pietroburgo, l’Orchestra di Rouen, la Staatsorchester Kassel e la Sinfonica di Cracovia. Ha collaborato con direttori quali Luciano Acocella, Francesco Angelico, Marco Angius, Paolo Arrivabeni, Gürer Aykal, Umberto Benedetti Michelangeli, Giampaolo Bisanti, Roland Böer, Massimiliano Caldi, Tito Ceccherini, Daniele Gatti, Cristian Orosanu, Corrado Rovaris, Daniele Rustioni, Howard Shelley e Brian Wright. Ha inciso inoltre concerti live per emittenti radiotelevisive quali Rai Radio3, Rai Sat, France Musique e France3.
Con il pianista Maurizio Baglini ha all’attivo più di duecentocinquanta concerti in tutto il mondo, con un vasto repertorio per duo, e ha registrato per Decca le Sonate di Schubert, Brahms e Rachmaninov. Nella serie di CD Live at Amiata Piano Festival interpreta il Quintetto per archi op. 163 di Schubert con il Quartetto della Scala e i Concerti di Haydn con la Camerata Ducale. Ha inoltre registrato in prima mondiale “…tra la carne e il Cielo” di Azio Corghi, di cui è dedicataria, con l’Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Tito Ceccherini, con Maurizio Baglini, Valentina Coladonato e Omero Antonutti (sempre per Decca).
Silvia Chiesa è artista residente dell’Amiata Piano Festival e docente al Conservatorio “Monteverdi” di Cremona.
Suona un violoncello Giovanni Grancino del 1697.

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI è un’orchestra sinfonica italiana legata all’emittente di Stato RAI, nata nel 1993 dalla fusione delle precedenti quattro orchestre sinfoniche della RAI, che avevano sede a Torino, Roma, Napoli e Milano.

Corrado Rovaris è Direttore Musicale di Opera Philadelphia dal 2004, e collabora regolarmente con le maggiori istituzioni musicali italiane ed estere.

Nino Rota è stato un compositore italiano nato a Milano il 3.12 1911 e morto a Roma il 10.4.1979. Nato in una famiglia di musicisti, si avvicinò alla musica fin dalla più giovane età, stimolato dalla madre pianista, entrando in Conservatorio di Milano all’età di 11 anni. Qui fu allievo di G. Orefice (composizione), di G. Bas, di Pizzetti e poi di Casella, a Roma, dove si diplomò al Conservatorio di Santa Cecilia. Quindi fu allievo di Scaliero, J.B. Beck e Reiner (direzione d’orchestra). Iniziò quindi ad insegnare, prima al Liceo Musicale di Taranto, e poi a quello di Bari, di cui fu anche Direttore. Allievo di Pizzetti e Casella, influenzato dalla musica di Malipiero, fu attento studioso delle opere del 900. Conobbe e frequentò Stravinskij, ma la sua musica seguì una direzione assolutamente unica e personale. Senza alcuna relazione con l’estetica del secolo, quasi in modo paradossale nella sua “non attualità”, indirizzò la sua facilità inventiva verso uno stile compositivo quasi ottocentesco, votato alla melodia ed alla fedeltà tonale con forme simmetriche, armoniche ed immediatamente godibili. Caratteristiche queste che lo caratterizzarono anche nella composizione di musica da film, sacra e da camera.

In questo CD, i due concerti per violoncello e orchestra di Nino Rota, offrono un saggio molto significativo del suo linguaggio compositivo: un linguaggio che non disdegna affatto il virtuosismo, ma lo indirizza verso una poetica di memoria neoclassica, anche se votata ad una reale modernità. Il violoncello solista affronta uno spartito impegnativo dal punto di vista tecnico, dove tuttavia la tecnica non è fine a se stessa, ma ha la funzione di dare sostanza ad antitesi emotive, per ricondurle a paradigmi di docilità estetica e coerenza tonale.

Ottima l’interpretazione: alla solista Silvia Chiesa ed al direttore Romaris non mancano di certo il coraggio nella scelta del programma e la maturità interpretativa necessaria per affrontarlo. Ascolto veramente godibile, e al tempo stesso intenso nella sua sorprendente peculiarità.

Bello anche il CD: come sempre Sony Classical propone copertine di rilievo (bella la foto della Chiesa in copertina) e preziose indicazioni per un ascolto più consapevole.

 

NINO ROTA, Cello Concertos nos. 1 & 2
Concerto Nr. 1: Allegro – Larghetto – Allegro
Concerto Nr. 2: Allegro moderato – Tema con variazioni. Andantino cantabile con grazia – Finale. Allegro vivo

Silvia Chiesa (cello)
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Corrado Rovaris

Data di uscita: 23 giugno 2011
Etichetta: Sony Classical
ASIN: B00595Q5I2

Il CD è in vendita su Amazon e Discogs

 

Buongiorno Silvia Chiesa, grazie per il suo interessamento al sito mycello.it e grazie per l’intervista che ci concede.
Come nasce la scelta per uno strumento come il violoncello? In famiglia qualcuno lo suonava? I suoi genitori erano musicisti?
I miei genitori amavano molto la musica classica. Mio padre era autodidatta ed ha imparato a suonare diversi strumenti.
Io e miei due fratelli abbiamo da subito “respirato” musica e, grazie alla pazienza del papà, abbiamo imparato già a casa a leggere la musica e a cantare assieme. Le domeniche ci si riuniva e si facevano dei veri cori a quattro voci. Io che ero la più piccola, avevo la difficile sorte della linea del soprano!
Dopo queste prime esperienze, fummo tutti iscritti al conservatorio, ma senza che qualcuno di noi avesse espresso una preferenza per un particolare strumento: a me capitò il violoncello. Avevo 6 anni.

Quale è il suo curriculum studi: dove si è diplomata e con chi? Si è poi perfezionata con altri violoncellisti?
Ho studiato al Conservatorio di Milano per nove anni con l’allora primo violoncello della Scala, M. Antonio Pocaterra. Ma prima del diploma mi trasferii nella classe del M. Rocco Filippini che mi portò al diploma nel 1985. Dopo feci diversi corsi, ma vorrei menzionare in modo particolare l’incontro con il M. Antonio Janigro. Per me fu una vera svolta: cambiai modo di pensare strumentalmente parlando e aprii molto le mie prospettive musicali. Iniziai a capire cosa significasse veramente essere un musicista professionista e da quel momento incominciai a fissare dei punti fermi nel mio percorso musicale.

Può ricordare brevemente la sua carriera di musicista: le tappe iniziali e poi quelle fondamentali?
Le tappe iniziali furono i primi concorsi come primo violoncello in orchestra: a quei tempi vedere un primo violoncello giovane e donna non era così usuale.
Poi le prime formazioni cameristiche e, per me fondamentale, la chiamata da parte del Trio Italiano (con Sonig Tkacherian e Giovan Battista Rigon) che aveva bisogno di un nuovo violoncellista. Furono anni molto belli, anche se all’inizio dovetti faticare tantissimo: loro infatti avevano un repertorio immenso e io dovetti impararlo tutto nel primo anno di collaborazione, un vero massacro!
Da lì in poi tante esperienze cameristiche con musicisti di fama internazionale e le prime solistiche a livello nazionale.
Poi l’incontro con il pianista Maurizio Baglini ha segnato un altro momento di carriera importante: siamo un duo stabile da dieci anni e abbiamo al nostro attivo quasi 250 concerti nei cinque continenti!
Con lui abbiamo costruito tante cose importanti e l’Amiata Piano Festival, in Toscana, che è il nostro “figlio” musicale.

Quali CD ha inciso fino a questo momento? E con quali case discografiche?
Ho cominciato con ARTS e il Trio Italiano con l’integrale Schubert, poi per Amadeus Schumann e Bach Brandeburghesi. Poi il primo CD di duo con la Concerto: Chopin e Debussy Sonate ma anche una bellissima novità di Azio Corghi a noi dedicata. E ancora Amadeus che in duo ci riserva un tutto Saint Saens.
Poi inizia la mia sfida discografica sul repertorio per violoncello solista con orchestra sostenuta dalla casa discografica Sony. Il primo cd contiene i due concerti di Rota, il secondo Casella Pizzetti (prima mondiale) e Respighi, il terzo G.F. Malipiero Riccardo Malipiero (prima mondiale) e Castelnuovo Tedesco (prima italiana).
Ma non smetto con la cameristica e i progetti speciali per la casa discografica Decca: Tutto Rachmaninov in duo; tutto Corghi in ambito solistico/ cameristico; il Concerto di Haydn in do maggiore; il Quintetto di Schubert. [continua ⇒]

Silvia Chiesa, violoncellista italiana, nata a Milano, sta dedicando, con grande coraggio, gran parte del suo impegno artistico alla scoperta di un patrimonio musicale di straordinario valore: quello delle composizioni violoncellistiche del ‘900 italiano. A questo repertorio, in gran parte ancora da scoprire, ha dedicato un nuovo CD, presentato alla stampa a Milano, nella sala dell’Arte Povera del Museo del ‘900 oltre che al Gabinetto di Viesseux di Firenze ed a Villa Taormina, a Roma. Il CD si aggiunge ai due precedenti della violoncellista milanese: il primo dedicato alle composizioni di Nino Rota ed il second ad Alfredo Casella, Ottorino Respighi ed Ildebrando Pizzetti.
Nella recente registrazione, per la prima volta, sono contemporaneamente presenti i tre Concerti per violoncello ed orchestra di tre grandi compositori del ‘900 italiano: Mario Castelnuovo Tedesco (prima registrazione italiana) Gian Francesco Malipiero e Riccardo Malipiero (prima registrazione mondiale).
Intorno alla violoncellista l’Orchestra Sinfonica della Rai, a dirigere e coordinare la voce solista del violoncello con il coro degli altri strumenti, Massimiliano Caldi.
Il CD offre all’ascoltatore l’affresco di un secolo che si apre fra luci ed ombre. La fluttuazione dei suoni, con ritmi e movimenti alternati, a volte duri, complessi, dolorosi ed a volte con ampie aperture di serenità neoclassica, ricostruisce un mondo che sembra rimpiangere momenti di pace e contemplazione ormai perduti. Un mondo difficile, che concilia a fatica in sé il desiderio di serenità con l’avvento della modernità, della tecnologia, di un progresso, non solo intellettuale, che apre nuove speranze, ma anche nuovi inesplorati conflitti, soprattutto interiori.
Mario Castelnuovo Tedesco (1895- 1968) scrisse il suo Concerto per violoncello e orchestra per Gregorij Pjatigorskij, che lo eseguì per la prima volta, sotto la direzione di A. Toscanini, a New York, il 31 gennaio 1935. Si tratta di un concerto che richiede all’interprete grande purezza di suono, ottima padronanza tecnica, ma soprattutto capacità di trasmettere emozioni di ogni genere, in modo caldo ed intenso.
La composizione del Concerto di Gian Francesco Malipiero (1882-1973) fu terminata ad Asolo (Treviso) il 28 aprile 1937. Protagonista della prima mondiale del Concerto fu il grande violoncellista Enrico Mainardi, a Belgrado, il 31 gennaio 1939. Come scrive il maggior biografo di Malipiero, John C. G. Waterhouse, si tratta di una «pagina compatta che esalta il dialogo tra solista e orchestra, manifestazione emblematica d’una felicità espressiva di conio neoclassico».
Riccardo Malipiero (1914-2003), figlio del fratello di Gian Francesco Malipiero, dedicò il suo Concerto al padre, grande violoncellista, compositore e didatta. Il Concerto, nettamente improntato ad una scrittura “seriale”, venne eseguito per la prima volta, alla Scala, il 30 ottobre 1957, dal violoncellista catalano Gaspar Cassadò.
Un CD, quindi, ricco di suggestioni in bilico fra passato e futuro, fra nostalgie impressionistiche e neoclassiche e aperture sulle nuove avanguardie della cultura del tempo.
Coraggiosa la scelta di Sony Classical che, raccogliendo i frutti dalla ricerca musicologica di Silvia Chiesa, ha accettato di produrre questo CD, come logico completamento di quello dedicato a Rota e quello dedicato a Casella, Respighi e Pizzetti per offrire al pubblico la possibilità di approfondire la conoscenza di un repertorio ancora poco proposto, ma di straordinario interesse musicologico ed artistico.
Belle le foto del libretto. Buoni anche le note (in italiano ed inglese) che ci parlano degli interpreti, degli autori e della registrazione.

Castelnuovo Tedesco, G.F. Malipiero, R. Malipiero Cello : CD