ACCADDE OGGI - Il 16 ottobre 1859, nasce a Łazy il pianista e compositore Henryk Pachulski

Sono tanti i violoncellisti che utilizzano in modo intelligente internet e i social network, ma tra questi David Johnstone spicca  per la sua grande vogia di condividere e diffondere materiali e informazioni utili per i violoncellisti. Un desiderio che MyCello condivide con lui. Pertanto, decido di contattarlo e chiedergli se vuole rispondere ad alcune domande. Accetta la proposta con entusiasmo.

Quando, nella tua vita, hai visto e sentito per la prima volta un violoncello e perché hai deciso di sceglierlo come tuo strumento?
Bene, prima di tutto, grazie mille per avermi contattato. Cercherò di essere molto trasparente e onesto nelle mie risposte!
La verità alla tua prima domanda è che non riesco davvero a ricordare quando ho sentito un violoncello per la prima volta; a quanto pare, ho chiesto di suonare il violino all’età di 6 anni, ma in quel momento non era possibile prendere lezioni di musica nella scuola del mio villaggio. Poi, poco dopo, ci siamo trasferiti nel capoluogo regionale (Reading, Berkshire, Inghilterra) e lì sì c’erano molti strumenti a disposizione; ho scelto il violoncello e mi è piaciuto molto fin dall’inizio.
I miei genitori non suonavano a casa quando ero un bambino, ma mio padre era stato un batterista jazz quasi semi-professionista in gioventù e anche mia madre aveva preso lezioni di pianoforte per molti anni ed era in grado di suonare alcuni dei pezzi di Chopin “più facili”; a sua volta, suo padre era il primo trombettista della banda cittadina. Quindi, suppongo che alcuni geni musicali siano passati di generazione in generazione fino a me.

Quale dei docenti che hai incontrato durante gli anni di studio ha maggiormente influenzato la tua formazione e da quali punti di vista?
Sono cresciuto nell’era pre-internet, quindi non avevamo il vantaggio di vedere video meravigliosi su YouTube: era tutto faccia a faccia. Verso i 13 anni ho iniziato a soffrire un po’. Ho sentito che qualcosa non andava nel mio modo di suonare, non mi sembrava stesse progredendo come avrei voluto – non sapevo, in quel momento, che in effetti il ​​mio insegnante era… molto “povero”! Tuttavia, il direttore dell’orchestra sinfonica giovanile locale, dove avevo iniziato a suonare da poco, mi sistemò mandandomi a studiare con professore di violoncello dell’università locale – un violoncellista tedesco allora semi-pensionato di nome Martin Bochmann. Questa fu per me come una risposta dal cielo! Era piuttosto severo, ma molto analitico (aneddoticamente era quasi l’ultimo allievo di Hugo Becker, e suonava come primo violoncello d’orchestra in Germania/Austria negli anni ’40): proprio il tipo di approccio che andava bene per me. Ad esempio, quando ho iniziato con lui, odiava il mio vibrato “croony” a movimento circolare e fissava due blocchi di legno (legati da una corda dura) sopra e sotto il mio braccio sinistro per limitare i movimenti non necessari – faceva un po’ male, ma io mi era piaciuto farlo, perché vedevo che funzionava! La prova è che in soli due anni sono passato dal livello UK Grade 6 ad essere accettato nella National Youth Orchestra della Gran Bretagna. Conclusa la formazione di base, sono andato alla Royal Academy of Music – per i primi tre dei quattro anni avrei potuto fare molto di più, forse, ma ero un po’ intimidito a Londra; non tanto con la musica, quanto nell’imparare a cavarmela da solo (e non sono sicuro di averlo fatto!). Musicalmente non mi sentivo abbastanza spinto, anche se il mio insegnante Derek Simpson era un uomo meravigliosamente gentile con cui ho affrontato un’incredibile quantità di repertorio che mi è servito in seguito, quindi non è stata affatto una cattiva scelta.
Verso la fine del mio periodo alla RAM ho visto che i violoncellisti che ammiravo di più erano quelli con lo stile di Lynn Harrell, e così l’ho contattato personalmente. Accantonai presto l’idea di andare con lui alla Juilliard, ma comunque ogni tanto mi riceveva a Londra e mi invitava alle sue masterclass. Una grande influenza per me.
Infine, occasionalmente, cercavo un interprete specifico per lavori specifici; per esempio, ho lavorato su Rubbra e sui lavori di Enescu con William Pleeth, o sul Concerto di Finzi con Christopher Bunting.

Hai studiato in Inghilterra, ma ora lavori in Spagna. Quali sono, secondo te, le principali differenze tra il mondo della musica in questi due paesi? Quale dei due offre le migliori opportunità per gli studenti? Quale offre la migliore opportunità di lavoro?

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Mi contatta una giovane violoncellista afgana. Mi racconta i suoi sogni. Il suo messaggio mette in evidenza tutto l’entusiasmo dei suoi 16 anni. Le propongo un’intervista. Lei risponde “Wow, è fantastico e meraviglioso!” Così iniziano le mie domande.

Quando hai iniziato a suonare il violoncello, e perché il violoncello e non un altro strumento musicale?
Ho iniziato a suonare il violoncello quando ero in quinta all’Afghanistan National Institute of Music (ANIM). La prima volta che ho sentito il violoncello ero in quarta. Prima di allora, non avevo mai sentito o visto un violoncello in vita mia. Non appena ho sentito il suono del violoncello qualcosa di veramente speciale e dolce è successo al mio cuore. Il violoncello ha un suono davvero profondo e un suono davvero potente, ecco perché il violoncello ha avuto una parte enorme nella mia vita e nel mio cuore.

Ci sono molti violoncellisti nel tuo paese?
Non abbiamo molti violoncellisti in Afghanistan, il che mi rende un po’ triste. Abbiamo solo 4 o 5 violoncellisti in tutto l’Afghanistan.

È facile trovare un buon violoncello nel tuo paese?
Non troviamo violoncelli o altri strumenti come viola, tromba, obe, clarinetto, ecc… ecco perché la scuola fornisce strumenti per tutti gli studenti.

Ci sono scuole di musica nel tuo paese?
C’è solo una scuola di musica in tutto il mio paese e si chiama “Afghanistan National Institute of Music” (ANIM).

Chi è stato il tuo primo (o il più importante) insegnante di violoncello?
Quando ho iniziato a suonare il violoncello ho avuto un insegnante solo per circa 6 mesi e poi è tornata nel suo paese. Dopo cinque o sei mesi è arrivata un’altra insegnante di violoncello ed è quella che mi ha aiutato a capire davvero il violoncello e mi ha anche aiutato a rimanere forte nei miei momenti difficili, perché suonare musica non è facile in Afghanistan, soprattutto quando sei una ragazza.

Quando e dove hai suonato in pubblico per la prima volta?
Il mio primo concerto per il pubblico è stato in Germania ed è stata anche la prima volta che ho suonato fuori dall’Afghanistan come membro della prima orchestra tutta al femminile dell’Afghanistan (Zohra).

Qual è il momento della tua vita da violoncellista che ricordi con più piacere?
Ogni momento in cui suono il violoncello è un piacere per me. Il momento più bello è stato quando mi sono esibita con Divino Sospiro Orchestra in Portogallo.

Qual è il tuo compositore preferito e qual è la tua composizione preferita?
Il mio compositore preferito è Edward Elgar. La sua musica ha qualcosa di veramente speciale e adoro tutte le sue composizioni.

Preferisci suonare da sola, con altri violoncellisti o con musicisti che suonano altri strumenti?
Non ho mai suonato da sola con un gruppo di violoncellisti, ma ho suonato con diverse grandi orchestre. In futuro, voglio provare com’è suonare con 20 violoncellisti. E mi piace molto anche suonare da solista con l’orchestra ed è per questo che ho composto un pezzo per violoncello e orchestra. Si chiama DAWN e parla delle lotte delle donne in Afghanistan.

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Primo violoncello della Scala, appassionato di auto, cucina e natura. Facciamo due chiacchiere con lui…
Figlio di un violoncellista. La sua scelta di suonare questo strumento sembra molto naturale, ma… le è mai capitato di desiderare di suonare un altro strumento?
Del violoncello, come di ogni altro strumento ad arco, mi pesa il fatto che sia solo parzialmente polifonico. Dunque, mi sarebbe piaciuto suonare il pianoforte, che suono in maniera elementare, per poter almeno capire le armonie di cosa sto studiando o scrivendo.

Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di vivere sotto lo stesso tetto del proprio maestro?
Dal punto di vista strettamente musicale è un vantaggio, perché c’è un controllo continuo da parte del Maestro. Per la legge del contrappasso, adesso che sono padre, tendo a giocare molto con mio figlio.

Quali altri violoncellisti sono stati importanti nella sua formazione e da quali punti di vista?
Ho sempre avuto due insegnanti: mio padre a casa e in conservatorio Maria Leali. Senza la sua carica di positività e di fiducia difficilmente sarei riuscito a proseguire. Per questo, mi rendo conto che molti dei ragazzi hanno spesso bisogno di essere anche sostenuti psicologicamente, oltre ad essere indirizzati tecnicamente verso un metodo di studio approfondito ed efficace, ad esempio lo studio dei vari tipi di balzato, vibrato, fraseggio ecc. Tornando a me, ho poi studiato per 4 anni con Rocco Filippini alla Stauffer e, con lui, mi sono trovato benissimo: grande cultura, grande raffinatezza nelle soluzioni di arcate e diteggiature che proponeva. Con Mario Brunello ho frequentato i corsi alla Romanini di Brescia per 3 anni. La sua cavata e comunicativa nel creare empatia di sentimenti col pubblico sono assolutamente inarrivabili. Alla Musik Akademie di Basilea ho studiato con Thomas Demenga. È stato un insegnante meraviglioso. Una specie di hippie di grande raffinatezza e caratura artistica. Lascia liberi gli allievi di esprimersi, ma dà anche dei consigli molto tecnici/musicali se glielo si chiede.  Non posso certo dimenticare le lezioni a Venezia, alla fondazione Cini con Eugenio Bagnoli, grande pianista del passato. Mi parlava di come migliorare la mia comunicativa ed espressività. E infine le lezioni di musica da camera col quartetto Amadeus di cui ho seguito per anni i corsi estivi e invernali a Londra.

Quale violoncello suona e quali altri violoncelli ha suonato durante il suo percorso artistico?
Attualmente suono un violoncello costruito a inizi del ‘900, la cui caratteristica è di avere proiezione sonora e facilità di emissione del suono. Prima suonavo un Carlo Antonio Testore del 1730. Dolcezza e qualità, ma siamo in un’epoca dove non ci sono sale in Italia con un’acustica che permetta a queste pur nobili caratteristiche di emergere, se non coadiuvate da tanti dB. Se abitassi in Germania, in Giappone, in Svizzera sarebbe diverso per quello uno strumento fantastico, ma qui, con l’acustica secca del nostro teatro, occorre qualcosa che spinga veramente.

Sicuramente un carnet di concorsi importanti. Ma, dal suo punto di vista, quali sono stati i più significativi? Quale ha vissuto con più emozione, e quale le ha dato la maggiore soddisfazione?
I concorsi di musica da Camera e in orchestra che ho fatto, e qualche volta vinto, sono frutto di anni e anni di sacrifici veramente grandi. Ricordo che le strategie normali di cercare di fare sempre tutto meglio, nella classica triade del suono intonazione ritmo, ad un certo punto non sono più bastate, e ho trovato delle mie strategie alternative per cercare di differenziarmi dalla concorrenza. Alcuni sono dei piccoli segreti, di altri posso parlare in generale. Comunque serve molta creatività anche nella fase di studio.

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Caterina Isaia è una delle più interessanti fra le giovani violoncelliste italiane. In questo momento sta studiando a Londra, e accoglie volentieri una proposta di intervista che le viene da Bergamo, la città dove ha trascorso alcuni anni della sua vita.
Perché la musica e perché il violoncello? Pensi che la tua famiglia abbia in qualche modo influenzato la tua scelta?
Ho vissuto i primi anni della mia vita in Sicilia e a 6 anni cantavo nel Coro di voci bianche del Teatro Lirico Vittorio Emanuele di Messina e nella Stagione Estiva del Teatro Greco di Taormina. Sono cresciuta nei Teatri perché la mamma era direttrice del coro e insegnante di pianoforte. Ascoltando le prove dell’orchestra sinfonica, sono stata colpita dalla voce del violoncello. Avrei voluto cominciare subito a suonarlo ma, a causa degli spostamenti della mia famiglia, ho potuto iniziare i miei studi a Bergamo, qualche anno dopo.

A che età hai iniziato lo studio del violoncello? Dove hai studiato e quali sono stati i tuoi primi maestri?
Ho iniziato all’età di nove anni, prendendo lezioni per nove mesi al Conservatorio di Bergamo con Flavio Bombardieri per poi, con il sostegno della mia famiglia, seguire le lezioni della violoncellista sino-americana Marianne Chen, a Parma. Dal 2015, sono stata allieva di Monika Leskovar. E ad Ottobre del 2016 ho partecipato all’International Cello Competition “Antonio Janigro” in Croazia. In quell’occasione un giurato del concorso, il violoncellista Giovanni Gnocchi, mi propose di provare ad entrare alla Yehudi Menuhin School di Londra, per proseguire lì i miei studi. Dopo due round di audizioni (prima video e poi live a Londra), sono stata ammessa con una borsa di studio che copre il 90% della retta annuale che ammonta a quarantaduemila sterline! Dall’Italia il restante 10%  grazie all’Accademia Filarmonica di Verona e ad UBI Banca, a cui sono molto grata. All’eta’ di quattordici anni, mi sono trasferita a Londra, nel College della Menuhin School, per studiare sotto la guida del violoncellista e didatta americano Bartholomew LaFollette.

Prima di trasferirti a Londra, hai frequentato un anno di Liceo Musicale. Quali, fra le materie che ti sono state proposte nel corso degli studi, ritieni che siano le più importanti per la formazione di un musicista e quali invece hai percepito come più lontane dai tuoi interessi?
Ho frequentato il primo anno di scuola superiore al Liceo Musicale Secco Suardo di Bergamo, prima del trasferimento in Inghilterra. Avendo frequentato pochissimo il Conservatorio o una istituzione con materie musicali, ho subito realizzato quanto fosse importante avere una visione della musica anche attraverso lo studio di Teoria musicale, Armonia e Storia della musica; ho compreso profondamente anche l’importanza formativa della Letteratura, della Storia dell’Arte e della Matematica per la crescita di un musicista. Penso che tutte le materie siano importanti, perché ognuna di esse ti offre un approccio ed una prospettiva diversa. Personalmente, ho un interesse particolare per le materie umanistiche e per le lingue straniere.

E ora dove stai studiando? Come è strutturato il tuo percorso di studio?
Sto concludendo il mio terzo anno alla Yehudi Menuhin School, dove studierò  fino alla prossima estate. Alla Menuhin School, le giornate sono strutturate in modo che si possano studiare materie scolastiche, come Inglese, Tedesco, Matematica, Biologia ecc.. insieme a materie teorico-musicali come Storia della musica, Armonia, Composizione ed Ear Training. Durante la giornata abbiamo a disposizione circa quattro/cinque ore per studiare il nostro strumento principale e la sera un’ora per fare i compiti. La giornata inizia alle 7:45 del mattino con la prima ora di studio per tutti, e si conclude alle 8 di sera. Riceviamo due lezioni di strumento alla settimana dall’ insegnante principale e una lezione dall’assistente. Il percorso scolastico segue le linee guida del governo britannico, quindi abbiamo degli esami estivi a sedici anni (chiamati GCSE) e poi a diciotto (A Levels). In piu’, abbiamo dei gruppi di musica da camera, come quartetti d’archi o trii per violino, violoncello e pianoforte. La musica da camera contribuisce moltissimo alla crescita di ognuno di noi, sia come musicisti che come persone.

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Quando intervisto qualche violoncellista, in genere mi dice che ha iniziato a suonare quando era molto piccolo, che papà e mamma erano musicisti e in casa si viveva a pane e musica, ma non sempre capita così, e non tutti i bambini che vengono affascinati da un violoncello hanno la possibilità di iniziare subito a suonare. Il sogno però resta, custodito in un angolo nascosto del cuore, e capita che, prima o poi, si trasformi in realtà. Così è successo a Michèle Ferron, una simpatica violoncellista canadese che non ha mai smesso di sognare…
Quando e dove hai visto e sentito un violoncello per la prima volta nella tua vita?
Ero veramente piccola, forse 8 anni, quando la mamma della mia migliore amica mi ha portato per la prima volta a un concerto. È stato qualcosa di meraviglioso. Io non vengo da una famiglia dove si ascoltava della musica e in casa non avevamo dischi o strumenti musicali. Questa donna mi ha aperto una finestra su un mondo straordinario che non avrei potuto immaginare senza di lei. Ci aveva preso un abbonamento per i concerti del sabato mattina dell’orchestra sinfonica. Erano eventi organizzati specialmente per i bambini. Lei ha dato il colore della gioia alla mia vita. Mi ha fatto scoprire l’Arte, la Bellezza e la Natura. È stata la persona più importante nella mia vita.

Quando hai deciso di imparare a suonare il violoncello? E perché proprio il violoncello? C’è in particolare un violoncellista o un pezzo per violoncello che hanno fatto nascere in te questo desiderio?
Ho iniziato a suonare nel 2005, un anno più tranquillo dei precedenti nella mia vita professionale e personale. Ho deciso di iscrivermi ad un corso di violoncello. Lo stavo sognando da anni, ma non era stato possibile prima. Purtroppo, ho appena avuto il tempo di cominciare a seguire le lezioni che mi sono ammalata, e ho dovuto smettere, soprattutto per problemi economici. E negli anni successivi sono stata troppo occupata per pensarci. Poi, nel 2017, a Venezia durante un concerto della cantante Flo, mi sono “innamorata” del suo violoncellista, Marco di Palo. Stavo per tornare a casa, sarei partita l’indomani. Appena scesa dall’aereo ho cercato un professore di violoncello e, nella stessa settimana, ho cominciato le lezioni con Alejandro Calzadilla.

Quando hai iniziato a studiare, quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto superare? Hai fatto più fatica ad imparare ad usare la mano destra o la mano sinistra?
Ero così ingenua! Sono cresciuta con l’idea che il risultato dipenda solo dello sforzo che si è disposti a fare per raggiungerlo. Ed ero pronta a lavorare sodo. Purtroppo, non funziona esattamente così per le arti … Direi che sono velocemente caduta della mia nuvola rosa. Tutto è stato (ed è ancora!) difficile. Quando mi concentro sulla mano sinistra, l’arco se ne va dappertutto e, quando mi concentro sull’arco, l’intonazione farebbe morire tutti quelli che hanno un orecchio appena sensibile. Per me è difficile mettere tutto insieme. E non parlo dell’interpretazione … Un’altra difficoltà viene della mia età. Ho cominciato a suonare a 64 anni. Avevo già un po’ di dolori qua e là e fare muovere tutti queste vecchie articolazioni non è facile ed è spesso doloroso. Ma il mio professore è un angelo di pazienza e sa adattare le lezioni alla mia situazione.

Sei riuscita subito a trovare l’insegnante che andasse bene per te, o hai dovuto cambiare diversi insegnanti?
Non ho mai cambiato insegnante e non lo voglio fare. Mi conosce bene e, sapendo che non sarò mai capace di suonare molte composizioni complesse, come studi, sonate, etc … mi aiuta con grande attenzione a migliorare piano piano il mio suono. Ci concentriamo su questo.

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Giovanni Gnocchi non ha bisogno di presentazione. Nel periodo di quarantena, la sua vita frenetica si è per un attimo fermata, e Giovanni ha voglia e tempo di rispondere alle mie domande.
Pensi che il fatto di essere nato a Cremona, patria della liuteria, abbia in qualche modo influenzato la tua scelta di suonare il violoncello? Ricordi quando hai visto e sentito per la prima volta un violoncello? Certamente ha influenzato la mia scelta per gli strumenti ad arco! Grazie ad un amico tedesco: Reiner Hertel, biologo tedesco, compagno di Collegio Ghislieri di Pavia di mio padre, e poi professore all’Università di Freiburg, portò il suo figlio violinista, Wolfgang, a Cremona a cercare uno strumento da comprare, e l’ascolto del suono del violino, un bellissimo strumento di Bissolotti, mi aveva affascinato e completamente rapito! Il calore del suono, la magia che si provocava allo strofinare dei crini sulle corde, la profondità della vibrazione e la capacità di entrare subito in sintonia con il profondo della nostra emotività e davvero “parlarci”, come non avevo mai sentito, mi segnarono per sempre! Poi le mie vicende all’interno della scuola musicale di Cremona sono state un po’ complicate, non certo rosee o felici sin dall’inizio. Era allora una realtà appena nata e agli inizi, e quindi anche molto provinciale e per certi versi amatoriale. Credo di essere stato messo nella classe di violoncello un po’ per riempire una classe mezza vuota quando quelle di violino erano piene, e stranamente non mollai come invece tutti i miei compagni, ma forse già allora veniva fuori la mia perseveranza, fedeltà ad un compito, o semplicemente se preferite, testa dura… Poi ebbi anche la fortuna di incontrare un paio di persone che mi aiutarono sicuramente a non sentirmi un “alieno”, e forse davvero cambiarono la vita allora, ovvero il liutaio Marcello Villa, che è anche un ottimo violinista, con cui, da quando io avevo 12 anni e lui 24, ho passato diversi pomeriggi in bottega a parlare di musica, ad ascoltare registrazioni e che mi ha fatto conoscere moltissimo, sulla storia della musica, sul repertorio, e con cui condividevo certamente la grandissima passione per l’ascolto, la ricerca e la scoperta, ed il violinista Andrea Rognoni, di qualche anno più grande di me, che ora è solista e spalla dei secondi nell’Europa Galante di Fabio Biondi, e che già da giovane era serissimamente determinato a fare il musicista di mestiere (cosa che sta facendo egregiamente, suonando appunto oltre che con Biondi, con Zefiro, Ottavio Dantone e l’Accademia Bizantina, il Collegium di Gent con Herreweghe, e nel suo fantastico AleaEnsemble!), anche se una scelta del genere, nella Cremona tra anni ’80 e ’90, sembrava un’assurdità e un enorme azzardo, quasi da pazzi, purtroppo. Quindi, soprattutto anche grazie a loro, all’inizio, sono riuscito a sopravvivere e a tenere duro! Poi certamente ha contribuito in maniera sostanziale l’opportunità di poter ascoltare a Cremona le lezioni di Rocco Filippini, e anche quelle di Accardo, Giuranna e Petracchi, che hanno avuto palesemente il merito di saper attrarre nella nostra città i migliori giovani strumentisti allora in circolazione, grazie ai quali ho scoperto, ascoltandone le lezioni, altro repertorio, e ho imparato alcuni principi musicali e strumentali: ricordo benissimo le lezioni e concerti con i giovani Marco Decimo, Relja Lukic, Simonide Braconi, Francesco Fiore, Alfredo Persichilli, Federico Guglielmo, Massimo Quarta, Sonig Tchakerian, Marco Rizzi, Sergey Krylov! Credo di aver passato interi pomeriggi seduto in quelle aule a fare immersione nella condivisione della musica e nella scoperta di un mondo che sentivo già mio. A posteriori Simonide (Braconi) mi ha confessato che si dicevano tra di loro: “Ma chi caspita è quel ragazzino che sta qui tutto il giorno??”. Del suono di violoncello ascoltato da bimbo ho invece alcune memorie non perfettamente definite, ma ricordo un Triplo di Beethoven con Accardo, Filippini e Maria Tipo e la Chamber Orchestra of Europe, che Accardo invitava spesso al Festival di Cremona, e poi un concerto di Paul Tortelier a Cremona, in cui presentava e suonava il suo Mon Cirque! I miei genitori sono sempre stati molto appassionati di musica (mi han detto che sono nato sulle note dello Stabat Mater di Pergolesi!) e ho avuto la fortuna di poter andare ai concerti sin da bambino, in particolare mia mamma adora l’opera (Mozart e Carmen i suoi favoriti!) mentre mio padre ha sempre avuto una gran cultura anche del repertorio strumentale tedesco. Ad esempio mi portò, attorno ai 12 anni, a sentire il Quartetto Takacs che suonava Webern e il Quartetto op. 132 di Beethoven, e ricordo che ero rimasto un po’ quasi alterato nel sentire che questi strumentisti “litigassero” o avessero dei veri “diverbi musicali” sul palco, ma la cosa poi mi aveva molto incuriosito, tanto che nei primi giorni della mia seconda media non c’era una mattina che non mi riascoltassi un po’ dell’Op. 132 prima di andare a scuola!

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Come è avvenuta la scelta di studiare il violoncello? In famiglia vi erano musicisti? Come è stata la sua infanzia “musicale”?
Provengo da una famiglia di storici dell’arte, appassionati musicofili. Fin dalla più tenera età sono stato portato all’Opera: prima alla Fenice (sono cresciuto a Venezia) e poi al Comunale di Firenze. Inutile dire che, per qualche anno, ho più dormito, cullato dalle note che mi circondavano, che seguito. Si narra, in famiglia, che il punto di volta fu verso gli otto (?), con uno splendido Fidelio beethoveniano, che mi tenne avvinto dall’inizio alla fine! Confesso che, quando mi iscrissi al Conservatorio di Firenze, il mio desiderio era quello di suonare il contrabbasso, o il corno. Negli anni ’80, non era comune per un bambino di 10 anni poter iniziare direttamente con uno di questi strumenti, e mi fu consigliato di fare due anni di violoncello, per poi passare alla classe di contrabbasso quando fossi cresciuto un po’. Inutile dire che non è mai successo! Sono rimasto più e più affascinato dalla voce di questo strumento, fino a non abbandonarlo. La mia è stata un’infanzia dove la musica ha rivestito un ruolo sicuramente fondamentale, ma accanto all’arte figurativa (la famiglia viaggiava regolarmente per visitare mostre di tutti i tipi), alla lettura (la biblioteca di casa era fornita ed è diventata ben presto terreno di scoperta), al cinema e (inutile negarlo!) ad interessi più “prosaici” quali il calcio e… i fumetti!! Credo che la somma di tutti questi stimoli, di cui ringrazio i miei genitori, sia stata fondamentale per il tipo di musicista che sono oggi: innamorato dei suoni, ma assetato e curioso anche verso altre forme di arte e creatività.

Ci racconta brevemente dei suoi studi? Il Conservatorio, i maestri che l’hanno formata e, credo, incoraggiata. Con quali violoncellisti ha poi studiato per perfezionarsi? Dei principali ci può raccontare alcuni particolari, anche per capire l’importanza nella sua crescita professionale?
Il primo maestro, fondamentale, è stato sicuramente quello degli anni di Conservatorio a Firenze: Andrea Nannoni. Mi ha aiutato a sviluppare le mie curiosità musicali senza preclusioni, trasmettendomi le preziose lezioni di tecnica dell’arco apprese alla scuola di André Navarra.  Parallelamente, e negli anni successivi, mi sono perfezionato con celebri violoncellisti quali Amedeo Baldovino – uomo di straordinaria vitalità, testimone di una grande tradizione che discendeva da MainardiMario Brunello – che mi ha sostenuto e ha sempre apprezzato la mia ricerca musicale e David Geringas – grazie al quale ho lavorato molto sul rilassamento del corpo, il rigore esecutivo e la focalizzazione dei gesti. Non posso non citare alcuni incontri, più sporadici, in masterclasses che sono state però decisive per il mio cammino – in primis due lunghi corsi estivi con Jozif Levinson presso il Conservatorio di San Pietroburgo negli ultimi anni di Unione Sovietica.

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Navigando sul web, mi imbatto in un video molto suggestivo: un violoncellista suona tra le rovine dell’antica Efeso. Incuriosita, decido di contattarlo per saperne di più su di lui. Così inizia la mia conversazione con Melih Selen, violoncellista turco.
Quando hai visto e sentito un violoncello?
Avevo 13 anni quando ho visto e ascoltato il violoncello in un concerto per la prima volta.

E quando hai deciso di voler suonare quello strumento?
Quando avevo 12 anni, suonavo la chitarra classica. Poi, a 18 anni, ho superato l’esame di ammissione della Facoltà di musica e i professori hanno detto che il mio talento e la struttura fisiologica si adattavano molto bene al violoncello. Quindi mi hanno consigliato di provare a cambiare strumento. Quando ho preso in mano per la prima volta un violoncello, sono rimasti davvero sorpresi nel notare che lo suonavo con grande facilità, come se lo suonassi già da molto tempo. Quindi, in quel momento, i miei insegnanti hanno verificato che veramente avevo un talento naturale per il violoncello. Si dice che sono nato per suonare il violoncello. Così ho iniziato a suonare il violoncello e ho smesso di suonare la chitarra. Ho adattato al violoncello molti esercizi e studi che già mi erano stati utili per imparare a suonare la chitarra. Ecco perché, seguendo questa strada, ho fatto progressi rapidissimi.

Quale dei tuoi insegnanti ritieni sia stato il più importante per la tua formazione musicale e umana?
Innanzitutto, il mio insegnante di musica alla scuola elementare Sultan Göknil Kara: è stata la prima persona a scoprire il mio talento. Successivamente, altri tre insegnanti: uno di loro erano un direttore d’orchestra dell’Azerbaigian, il Professore Associato Dr. Yusuf Habibov, l’altro era un vecchio violoncellista della Radio Yuri Semerov di Mosca e l’ultimo era un artista popolare e violoncellista, il Prof. Dr. Eldar İskenderov. Queste, che sono state le persone più importanti che mi hanno sempre di fronte a nuove sfide e hanno influito sia sulla mia formazione musicale che sulla mia carriera.

Qual è stato il momento della tua carriera professionale che ricordi con più piacere?
Tutte le volte che suono in un concerto mi sento felice, e ogni volta sempre più felice della volta precedente. Ai primi posti come momenti meravigliosi metterei un concerto nel 2018, quando ho suonato per violoncello come solista con l’Ucraina Poltova Symphony Orchestra, e anche un concerto del 2019, in cui ho suonato il violoncello come solista, ma al tempo stesso ho anche diretto l’esecuzione di una mia composizione con l’Ucraina Ahşaruma Chamber. Inoltre, uno degli altri momenti che ricordo con più piacere è la realizzazione dei video legati ai miei progetti musicali, girati in antiche città in Turchia e in paesi stranieri come Ephesus Suite Music, Nysa Suite Music Documentary, Tralleis Seikilos Music Documentary, Music Envoy Ukraine.

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Gentilissimo Maestro Waterhouse, grazie per l’interesse dimostrato per il nostro sito Web, ma soprattutto per aver accettato di rispondere alle nostre domande.
Può darci brevemente alcune informazioni sul suo background, sulla sia vita di musicista, in relazione ai suoi studi e alla sua formazione? C’erano già musicisti o compositori nella tua famiglia?
Sono nato in una famiglia di musicisti nel nord di Londra. Mio padre era un fagottista e mia madre una pianista, che si era formata a Monaco e divenne insegnante di violino. Da bambini, le mie sorelle e io iniziammo presto a suonare strumenti a corda e pianoforte. Nel periodo in cui ero uno scolaretto incline alla musica in una scuola privata di Londra, ho potuto godere di un’ampia educazione musicale. Mentre il violoncello è sempre stato il mio strumento principale, ho anche cantato in un coro, ho imparato a suonare il pianoforte e l’organo, e ho studiato composizione e direzione. All’università, ho studiato composizione e musicologia; alla Hochschulen tedesca ho studiato violoncello, irezione d’orchestra e, per un breve periodo, ho studiato anche il piano. L’ampio campo di studio è stato in parte influenzato da mio padre, che era un eminente fagottista, ma anche un musicista di ampi interessi, che abbracciavano il piano, la viola e la musicologia (più specificamente l’organologia – la storia degli strumenti musicali). Ho sempre perseguito una variegata vita musicale, trovando le diverse discipline complementari tra loro – in particolare violoncello, pianoforte e composizione. Mentre il violoncello e la composizione sono rimasti una costante, ho anche lavorato come direttore e pianista. Negli ultimi anni la composizione è diventata una priorità maggiore.

Perché ha scelto il violoncello come strumento?
Ad essere sincero, quando ero un bambino di sei anni non ho scelto io il violoncello, ma l’ha scelto mia madre, visto che avevo le mani forti e un’apparente affinità per lo strumento.

Chi sono stati i suoi insegnanti più significativi? Ha lavorato con altri musicisti che hanno, ovviamente, influenzato la sua crescita artistica?
I miei insegnanti di violoncello più memorabili sono stati Maria Kliegel, Young-Chang Cho e Siegfried Palm, docenti dotati di una preziosa combinazione di prodezza violoncellista e alto grado di musicalità. Un’altra forte influenza fu Celibidache, che mi incoraggiò come compositore quando suonai sotto la sua direzione con la Schleswig Holstein Festival Orchestra. Durante le conversazioni, alcuni dei miei amici letterari di Londra mi hanno offerto idee stimolanti, così come colleghi musicisti, familiari, editori …

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Ana Topalovic, violoncellista, compositrice, insegnante. Da alcuni anni, coloro che desiderano averla come insegnante possono farlo senza uscire di casa. Una bella esperienza, nata quasi per caso. Conosciamo insieme Ana.
Quando hai iniziato a suonare e perché hai scelto il violoncello?
Ho iniziato a suonare quando avevo circa 3 anni, usando giocattoli, xilofoni per bambini, o qualsiasi altro strumento su cui potessi mettere le mani. Quando avevo 6 anni, i miei genitori non poterono fare altro che farmi entrare in una scuola di musica, dove iniziai a suonare il pianoforte. Ricordo ancora vividamente il giorno in cui ho fatto conoscenza con il violoncello. È stato amore a prima vista e … udito.

Quali insegnanti sono stati i più decisivi nella tua formazione e da quali punti di vista?
In realtà, ho dovuto cambiare un paio di insegnanti durante la mia formazione, ma sono stata davvero fortunata, perché ho avuto esattamente l’insegnante giusto al momento giusto per il mio sviluppo. E ho imparato molto da ognuno di loro. Ma quello che si distingue, per me, è stato il mio ultimo professore, Martin Hornstein. Mi ha modellato non solo come violoncellista, ma anche come artista.

Durante la tua carriera, quali sono state le esperienze che ti hanno dato la soddisfazione più importante?
Sono state così tante! Il primo concerto da solista, la prima volta al Musikverein di Vienna o alla Carnegie Hall, ogni volta che suono per i bambini, quando ricevo un brano scritto appositamente per me, quando vedo una scintilla improvvisa negli occhi del mio pubblico, quando mi esibisco con colleghi fantastici, quando il “signor Cello” è di buon umore, quando la mia sinestesia (capacita di “vedere” la musica) si è intensificata dopo aver dato alla luce mia figlia, quando vengo pagata come dovrei, quando incontro persone e culture diverse attraverso il mio lavoro … così tante!!

Nella tua attività professionale, hai più soddisfazione nel suonare, nell’insegnare o nel comporre?
Queste sono tre attività totalmente diverse, ma sono tutte creative e riguardano la musica, ed è per questo che mi piacciono tutte.

Come e quando è nato il tuo interesse per la composizione?
È venuto naturalmente. Già da bambina mi piaceva qualche piccola improvvisazione al piano o al violoncello. Quando sono maturata come artista, il mio modo di comporre ha assunto una forma più professionale. Ho una specie di cinema e radio (la mia sinestesia) nell’occhio e nell’orecchio interno, e tutto deve solo uscire, è un processo molto naturale per me.

Quando componi, preferisci fissare i tuoi pensieri musicali con carta e matita o usi un software musicale?
Adoro i gadget tecnologici!! Uso il mio tablet per quasi tutto. Mi esibisco anche con gli spartiti digitali.

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