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“Canto V”: Scena dall’ Inferno di Dante Alighieri per quattro violoncelli


Il 2021 sarà in Italia e nel mondo l’anno delle celebrazioni dantesche: ricorrono infatti i settecento anni dalla morte del sommo poeta, In occasione di questi festeggiamenti sono previste iniziative in tutta la penisola ed ovviamente in modo particolare nella città di Firenze (presso gli Uffizi, il Museo Galilei, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Nazionale della Toscana, l’Università degli Studi di Firenze, la Società Dantesca, l’Archivio di Stato, l’Istituto degli Studi del Rinascimento, il Museo Casa di Dante, il Museo Casa Buonarroti.) come in quella di Ravenna ( che ha dato vita al progetto Ravenna per Dante cui aderiscono la Società Dante Alighieri, l’Istituzione Biblioteca Classense, l’Istituzione Museo d’Arte della città, la Fondazione Cassa di Risparmio, l’Accademia della Crusca, il Centro Dantesco dei Frati Minori, l’Università di Bologna, la Fondazione RavennAntica, l’Associazione Dante in Rete, l’Associazione Nati per Leggere). Inoltre in molte altre città nel mondo ci si prepara a festeggiare questa ricorrenza. Anche www.mycello.it vuole ricordare questo anniversario proponendo un articolo dedicato alla recente composizione “Canto V” del Maestro Francesco Tanzi, il quale, con il Quartetto Zuena e proprio con questo brano, ha recentemente vinto l’edizione 2021 del Premio Loiacono. “Canto V” si ispira proprio al Canto V dell’Inferno di Dante e rappresenta una sentita trasposizione in musica del poema. Proponiamo la presentazione di questo percorso musicale-letterario scritta dallo stesso autore.
Canto V di Francesco Tanzi nasce con l’obiettivo primo di realizzare una celebrazione del sommo poeta italiano a 700 anni dalla sua scomparsa. L’opera di Dante Alighieri costituisce tutt’oggi l’istantanea più lucida di un tempo remoto in cui si sono poste le basi della cultura, dell’identità e della stessa lingua del nostro Paese, nonché uno dei più alti esempi di eleganza stilistica, satira tagliente e architettura narrativa. Ed è proprio questo aspetto narrativo e scenografico che Tanzi cerca di tradurre in notazione musicale, realizzando un brano che tiene insieme l’omaggio ai compositori che hanno fatto dei personaggi danteschi i protagonisti delle loro opere e l’ambizione di una performance dal carattere rappresentativo e divulgativo.
La prima scelta compositiva in tale direzione è quella di associare a ciascuno dei quattro violoncelli dell’ensemble un personaggio del Canto V della Divina Commedia. Così il violoncello quarto interpreta musicalmente il personaggio di Minòs, il violoncello terzo Virgilio, il secondo Dante e il primo Francesca. Non esiste, pertanto, una struttura gerarchica tra i quattro stru-menti, ma ciascuno diventa protagonista a seconda dell’episodio rappresentato. Un secondo elemento è individuabile nella struttura della composizione: Canto V è un brano durchkomponiert nel quale a una forma “strofica” viene preferita una più lineare che permetta di adattare al meglio lo scorrere della musica alla fluidità delle terzine dantesche. Un’identità generale del brano viene ad essere comunque garantita dalla riproposizione di elementi tematici caratterizzanti i singoli personaggi. L’ultimo elemento da considerare è quello della stretta aderenza al testo della Commedia. Il brano, infatti, non solo segue con attenzione l’avvicendarsi delle scene presenti nel Canto, ma aderisce completamente agli endecasillabi danteschi, arrivando persino a far sillabare ai violoncelli le singole rime. Detto altrimenti, i versi non costituiscono il pre-testo, ma il mero testo della musica, quasi come un libretto.
Le prime 5 misure del brano corrispondono alla prima terzina del Canto. Il «Così discesi nel cerchio primaio» viene narrato dal violoncello secondo che con un andamento cromatico a terzine – caratteristica del violoncello-Dante per tutta la durata del brano – discende verso un accordo di Do# minore. Compare dunque il ringhio di Minòs e il suo cingersi «con la coda tante volte/quantunque gradi vuol che [l’anima mal nata] giù sia messa» è rappresentato dal violoncello quarto con gruppi in numero variabile di quarte sforzate e accentate. Nelle misure 9-17 compaiono le anime che «vanno a vicenda» in un canone che coinvolge i primi tre strumenti. Minòs (vlc. IV) nota Dante e Virgilio (bb. 17-24) e irrompe in uno scenografico recitativo dal carattere sinistro e inquisitorio. La risposta del violoncello terzo nelle successive nove misure è al contrario nobile e solenne e il suo «Perché pur gride?» è reso in musica con un cantabile in Mi♭ maggiore.
Segue l’episodio della «bufera infernal» (bb. 41-106) preannunciato dalle «dolenti note» e dal «mugghia[re]» dell’antro nel quale si affacciano i protagonisti. Nella sezione viene riproposto il tema delle anime mal nate incontrato in apertura, che viene variato e modificato in ragione del fatto che le stesse anime vengono travolte e combattute «da contrari venti». Nelle misure 109-111 Dante (vlc. II) interroga il suo maestro chiedendo: «chi sono quelle/genti che l’aura nera sì gastiga?». La risposta di Virgilio (vlc. III) è un omaggio esplicito al repertorio operistico inter-nazionale che ha attinto in qualche modo dalla Commedia. A ciascuno dei personaggi indicato dal poeta latino, infatti, corrisponde un frammento tratto da un’opera che lo vede protagonista. Compare così un inciso dalla Ouverture della Semiramide di Rossini, un cantabile da Dido and Aeneas di Purcell e un frammento per Cleopatra dal Giulio Cesare in Egitto di Händel. Per Elena si è attinto dalla omonima opera di Cavalli, per Achille dal melodramma di Paër e per Paride dal Paride ed Elena di Gluck. Doverosa è anche la citazione dell’accordo di Tristano dal Tristan und Isolde di Wagner.
Le misure 141-167 inscenano il dialogo tra Dante e Virgilio sull’identità di «quei due che ‘nsieme vanno». Viene riproposto il tema del violoncello terzo incontrato in precedenza, traspor-tato però in Re maggiore al fine di preparare l’esordio di Francesca (vlc. I) a battuta 168. Questo personaggio irrompe con un «affettüoso grido», realizzato musicalmente con un’armonia di set-tima maggiore in un gesto ampio e insieme dolce. Segue la declamazione del violoncello I che culmina nel cantabile di b. 198: un’aria appassionata sul celebre climax dantesco dei tre «Amor». Il brano si conclude con il cadere «come corpo morto cade» del violoncello secondo, il quale riposa sul Fa grave sulla quarta corda dopo una serie di terzine cromatiche discendenti.
Una considerazione finale legata all’esecuzione del brano. Il Canto V di Tanzi non si riduce, infatti, alla semplice realizzazione strumentale delle note in partitura, ma è concepito per costi-tuirsi come parte di una performance di più ampio respiro, che includa tanto la recitazione dei versi danteschi, quanto la proiezione di immagini legate all’episodio narrato (si pensi alle inci-sioni di Blake o ai lavori di Dalì). In tale maniera il fruitore può “immergersi” nella scena infer-nale grazie a una descrizione sinestetica degli avvenimenti e dei personaggi. Seguendo queste indicazioni, il Canto V può divenire un contributo alla memoria del poeta fiorentino e della sua opera, oltre che uno strumento divulgativo ed educativo proponibile tanto nelle sale da concerto quanto in contesti educativi e scolastici.