• it
  • en
ACCADDE OGGI - Il 22 ottobre 1973, muore a San Juan il violoncellista e compositore Pau Casals

Giovanni Gnocchi (5)


 

Il recital per cello solo all’Hong Kong City Hall nel maggio 2018, musica di Kurtág, Bach, Tobias Hume, Ortiz e Kodaly su un palco enorme ed effetti luce bellissimi. Molti Festival internazionali di pura gioia, Illumina in Brasile, Delft in Olanda, Järna in Svezia, Mantova Trame Sonore, soprattutto il primo anno, con l’entusiasmo degli “esordienti”, con Sacha Soumm, Tai Murray, Jennifer Stumm e Tomoko Akasaka, e la Seconda di Bach alla Rotonda di San Lorenzo. La gioia di suonare, il piacere di mostrare la bellezza dell’Italia ai miei amici e colleghi. La mia prima visita al KotorArt Festival in Montenegro con Roman Simovic, Alena Baeva, Milena Simovic, Ratimir Martinovic, Olga Sitkovetsky e Dragan Djordjevic, una serata folle e musica esplosiva! La Sonata di Kodaly all’Antiruggine di Brunello e, con lui, Lux Aeterna di Knaifel, che emozione, ma me la sono goduta tutta la serata (nonostante in Kanifel dovessimo cantare, AIUTO!!!) La Sonata di Strauss a Milano e molto altro con Alexander Lonquich, come l’ultimo concerto fatto, il Quatuor di Messiaen al Bibiena di Mantova, con suo figlio Tommaso e Suyean Kang, un’energia incredibile, che fa sì che ciascuno dia il meglio di sé e suoni come mai in prova. Nonostante la labirintite che avevo, non so come ho fatto 😀 L’Apothéose de Lully di Couperin con Enrico Bronzi a Parma, nel 2000, ho imparato così tanto in quelle prove, belle e ricche di stimoli, e dopo il concerto mi chiese di diventare il suo assistente… confesso che non ero pronto, e non potevo davvero pensarlo allora. Un aneddoto forse futile, ma ricordo, in primo luogo per la musica davvero meravigliosa, l’Oratorio “Elias” di Mendelssohn fatto nel 2003 alla Goldener Saal del Musikverein, con l’Arnold Schoenberg Chor ed Edwin Ortner, con questo importate “solo” del primo violoncello (“Es ist genug”): il direttore alla fine fa alzare tutte le prime parti tranne me (“oddio, devo averlo proprio deluso…”, pensavo), e poi il pubblico è letteralmente esploso quando mi ha fatto alzare per ultimo alla fine, sono scoppiato a ridere! Il Concerto in do di Haydn lo scorso ottobre a Cremona con l’OTO e Lonquich al Museo del Violino, fare musica con gente che ami e stimi, con gli amici e parenti nel pubblico, come passare una serata tra amici, bellissimo. Il concerto come concertatore coll’orchestra Giovanile Italiana, una settimana dopo: il mio primo esperimento come concertatore e un divertimento assoluto con il repertorio più bello! E ancora più bello perché seduto nella fila dei violoncelli, goduto dall’interno. Il giorno del mio Diploma a Rovigo!!! Sarei andato avanti tutto il giorno a suonare! Poi, il Premio del Pubblico alla Wigmore Hall con Mariangela Vacatello, al Parkhouse Award, e l’ultimo dei 3 concerti di Haydn in re con Dudamel e la Camerata Salzburg, suonato con tranquillità e “gioia di far musica” (così hanno scritto in una recensione, ci siamo proprio divertiti!) e il Quintetto con clarinetto di Brahms con Lukas Hagen, Ib Hausman e altri fantastici colleghi al suo “Hagen Open” Festival, e moltissimi altri concerti con loro. …quanto tempo abbiamo per andare avanti…? 🙂 Rischia di essere parziale, perché ci sono davvero tanti momenti che ricordo con grande piacere! Allo stesso modo, non posso dire che ci sia qualcosa in particolare che suono con maggior piacere, dipende dal momento, anche se confesso che ho un debole per Mozart… che non ha scritto nulla DAVVERO per violoncello! 😀

Quali sono le tue sale da concerto preferite? Secondo te, le caratteristiche di una sala, il comportamento del pubblico, la qualità dello strumento (e dell’arco ovviamente) e la sua perfetta messa a punto possono influire molto sulla qualità dell’esecuzione di un interprete? Tu che violoncello suoni?
Sicuramente la Goldener Saal del Musikverein ha il suono più bello che io abbia mai sentito sul palco, è così caldo, rotondo, perfetto. Sicuramente il fatto che il pubblico sia molto attento influisce molto su di noi, e ci può fare suonare più rilassati e a nostro agio, e quindi con un suono anche più bello. Per gli strumenti, ho sempre pensato, da un lato, che sul grosso del lavoro lo deve fare chi suona, per questo abbiamo bisogno di un po’ di tempo per conoscere lo strumento, non si può cambiare all’ultimo minuto (non invidio i pianisti!). Io da 3 anni suono una bellissima copia di uno strumento di Pietro Giacomo Rogeri, costruita nel 2017 da Filippo Fasser, più lo suono e più mi piace! In passato ho avuto uno strumento di scuola napoletana, forse Gagliano, e poi un presunto Scarampella, che Clemens Hagen mi prestò molto generosamente per alcuni anni.

[continua⇒]