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ACCADDE OGGI - Il 29 novembre 1797, nasce a Bergamo il compositore Gaetano Donizetti

Michael Flaksman


Nato ad Akron, negli Stati Uniti, il paese dove ha studiato e mosso i primi passi della sua intensa attività concertistica, morto a Colonia, in Germania, il paese dove per anni ha svolto la sua attività di insegnante, formando generazioni di violoncellisti, si legge nelle sue biografie. Ma Michael Flaksman amava anche l’Italia e in particolare Ascoli Piceno, dove gli piaceva soggiornare e dove ha fatto nascere e crescere il Festival Internazionale “Settembre in musica”. Fra i suoi insegnanti Pablo Casals, Nadia Boulanger, Antonio Janigro. Fra i suoi allievi molti grandi violoncellisti che oggi, lo ricordano con affetto filiale.

Vittorio Piombo, oggi violoncellista al Teatro Comunale di Bologna, ci parla di lui come come “maestro di violoncello e di vita”. Quando incontrai Michael Flaksman per la prima volta rimasi attratto da subito dall’espressione dei suoi occhi sempre attenti e curiosi, e dalla sua capigliatura riccia e bizzarra. Mi prese per mano dal punto di vista violoncellistico e mi portò con sè per seguirlo in vari corsi per poi farmi entrare nella sua classe appena formata presso la Hochschule für Musik di Mannheim. Quando arrivai lì, non mi abbandonò più, fino al diploma. Il ricordo che mi accompagnerà per tutta la vita è di una persona di rara ricchezza musicale e soprattutto di un’umanità straordinaria. Ero giovane e spaesato e Michael riuscì a trasmettermi il rispetto e la serietà verso il violoncello e verso la professione che avrei intrapreso con onestà e precisione. Come tutti i giovani, incappai in vari momenti di sconforto ma lui, nella maniera più naturale possibile, riuscì sempre ad appoggiarmi e valorizzare quel talento che mi avrebbe consentito poi di intraprendere il mio percorso di vita, con il mio violoncello. Grazie Maestro le voglio bene. Con stima e affetto.

Elisabetta Branca, oggi violoncellista dell’Orchestra Haydn, confessa la fatica di mettere nero su bianco ciò che ha significato per lei essere allieva del “caro Maestro Flaksman”. Sono passati tanti anni, circa 30, dal nostro primo incontro – dice – e più di dieci dall’ultimo, ma spesso mi capita di pensare a lui. Trovo che la cosa che maggiormente lo caratterizzava fosse la sua grande umanità e quella particolare attitudine nell’intravedere in ogni individuo il suo massimo potenziale e riuscire a farlo sbocciare. Ricordo le lezioni, le “tirate d’orecchie”, l’infinita pazienza di un maestro cesellatore che al momento giusto era pronto a lasciare libere le briglie per far brillare ogni allievo. Ricordo i complimenti e gli attestati di stima che mi meravigliavano sempre. Ricordo la sua generosità nel dare a noi non solo i suoi preziosi insegnamenti, ma anche il suo tempo per parlare, per ascoltare, per capire. E poi l’umiltà, l’apertura, l’elasticità, la dolcezza, l’entusiasmo. Se adesso chiudo gli occhi lo vedo con il suo violoncello che mi viene incontro sorridendo, mi saluta con il suo buffo e inconfondibile accento e mi abbraccia come una persona di famiglia.

Tre dei suoi allievi sono rimasti legati fra loro nella vita artistica: Claudia Ravetto, Massimo Barrera e Fabrice De Donatis, oggi tre degli “8 violoncelli di Torino”. Claudia ricorda Michael con affetto e riconoscenza. Grazie alla sua sensibilità e fiducia ho potuto affrontare difficoltà e fare esperienze determinanti per il mio percorso; la sua grande espressività ha cambiato il mio approccio allo strumento e ancora adesso, suonando, ne sento l’influenza. Massimo ricorda un forte abbraccio di tanti anni fa, al termine delle sue lezioni più difficili. Ciò che ho imparato da lui va ben oltre il violoncello e la musica.
La sua eredità sopravviverà attraverso tutto ciò che ha trasmesso ad un numero quasi incalcolabile di musicisti che hanno avuto la fortuna di incontrarlo e si portano dentro i suoi insegnamenti di arte e di vita.
E infine Fabrice ci conferma che Michael, per i suoi allievi, non era solo un insegnante di violoncello: Durante una lezione di molti anni fa, in Germania, stavo suonando il primo movimento del 2° concerto di Shostakovich. Quando avevo quasi terminato l’intero primo temp,o Michael mi fermò e mi disse: “Questo concerto è già abbastanza drammatico, perché enfatizzi ancora di più questo aspetto?”. Lui era andato ben oltre la musica, aveva capito come mi sentivo quel giorno e finimmo la lezione parlando davanti ad un tè… Sapeva guardare dentro le persone e coglierne gli stati d’animo, cosa che faceva di lui una persona rara e preziosa oltre che ad un grande Maestro e violoncellista.

Anche Tomasz Daroch, del Polish Cello Quartet, è profondamente colpito dalla notizia della morte del suo maestro. La notizia della morte di Michael Flaksman’s mi ha colpito im modo impressionante, lui era una persona così importante per me! Ancora non riesco a credere che se ne sia andato… Michael Flaksman, il più grande fra gli artisti e docenti che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita. Una persona . Era una persona così saggia e modesta e allo stesso tempo un meraviglioso amico. Non dimenticherò mai le chiacchierate, le lezioni, i pasti, le feste, le prove, i conocorsi, i concerti che abbiamo vissuto insieme. Tutti quei momenti sono indimenticabili per me. E’ stato un onore essere suo studente. Riposa in pace, Caro Maestro. 

Ma il violoncellista più vicino a Michael Flaksman, che ha condiviso con lui 35 anni di percorso è certamente Giovanni Ricciardi.

Ho conosciuto Michael Flaksman quando avevo 16 anni, in un masterclass a Torino, uno di quei corsi della durata di un giorno. Il viaggio, l’emozione, le aspettative. Di quella giornata ho ancora tutto oggi nella mia mente e nel mio cuore: fu l’inizio di un grande viaggio insieme, durato 35 anni. Un viaggio che non si ferma nemmeno oggi, perché quello che ci ha dato Michael in vita è di inestimabile valore e meraviglioso, una stella che brilla fra le tre esistenze di passato, presente e futuro. Sono rimasto subito colpito dal suo modo di parlare sempre delicato e attento, dalla sua umanità e dai suoi sorrisi, considerava con molta umiltà ogni aspetto. Formatosi nella classe del grande Antonio Janigro, Michael ha ereditato non solo la sua didattica eccellente, ma anche la capacità di far sentire all’ allievo quell’umanità reale che sostiene la vita e la speranza, e che fa credere di poter riuscire anche di fronte ad un ostacolo enorme. Flaksman fu scelto da Janigro per portare avanti la sua didattica. Ricordo la prima volta che ho visto la sua libreria a casa in Germania: era piena zeppa di studi che il maestro gli aveva lasciato, quegli studi che abbiamo “macinato” fin da ragazzi e che custodisco con attenzione sia nella mia libreria che nel cuore. Dopo il Conservatorio, ho fatto il triennale di perfezionamento con lui a Padova, nella bellissima Villa Contarini e poi l’ho seguito alla Hochschule di Mannheim. Michael è stato molto più di un maestro, mi ha sostenuto nei momenti difficili della vita credendo in me. Ripensando al lungo viaggio fatto insieme, non possono non venirmi in mente le bellissime parole di Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”. Ho suonato molte volte il suo Stradivari (1698) in concerto: era come vivere un sogno diventato realtà! E mi ha ospitato a casa sua quando frequentavo la Hochschule, sapendo che le spese di viaggio per uno studente erano rilevanti. Grazie a lui ho imparato a svegliarmi presto al mattino, lui iniziava con le scale all’ alba e io, che ero ancora a letto, cercavo di essere “migliore” di fronte ad un maestro che per primo si sfidava e cercava di progredire. Questa fu la prima lezione di vita, una delle tante che Michael ha condiviso con me. Ha creato e sostenuto economicamente il Festival di Ascoli Piceno nelle Marche dove, grazie a lui, ho potuto suonare e conoscere grandi musicisti come Felix Ayo, con il quale poi ho inciso un disco con l’op. 87 di Brahms, Yuri Gandelsman, il meraviglioso flautista Angelo Persichilli e moltissimi altri, e proprio in quell’ occasione mi donò uno dei suoi violoncelli. È stato grazie a lui se da uomo sono tornato in quella Hochschule, dove avevo studiato, per insegnare. Michael mi ha invitato a tenere diverse masterclass per la sua classe e l’emozione di fare un concerto dei docenti nella sala dove da ragazzi facevamo i saggi è stato un altro suo regalo, per il quale non ci sono parole abbastanza grandi per definirlo. Ci siamo ritrovati uniti nel desiderio di diffondere la tecnica, l’insegnamento, il bagaglio culturale e umano di Antonio Janigr,o e abbiamo tenuto diverse masterclass insieme. La formula dell’insegnamento a due è stata una scoperta con risultati notevoli, anche in termini di didattica. Michael è stato Presidente onorario di “Italian Cello Consort” e Presidente dell’Accademia d’ Archi Italiana “Antonio Janigro”. Grazie anche alla sua ispirazione e al suo incoraggiamento, abbiamo realizzato moltissimi eventi, come i 101 violoncelli per Genova o il centenario della nascita di Antonio Janigro a Bologna e Zagabria, dove insieme abbiamo tenuto una masterclass per l’Università croata. Il desiderio di aiutare ogni allievo a migliorare era il primo obbiettivo di Michael, scrutava ogni millimetro della tua posizione ed era molto esigente su quello che chiedeva di fare.  Ricordo che ho passato mesi a fare tonnellate di corde doppie, terze, seste, ottave, cambi di posizione e quando riuscivo a fare qualcosa come voleva lui, il suo sorriso mi iniettava una forza vitale e una gioia tale che ero pronto a tornare a studiare, felice. Il suo concetto di suono, sempre raffinato, rispecchiava in pieno i suoi valori di umanità e considerazione per gli altri, ricordo che mi scesero le lacrime ascoltandolo in classe eseguire il movimento lento dell’op. 99 di Brahms. Proprio quell’ umanità che si sprigionava dal suo suono era quello che distingueva Michael dalla maggior parte di eminenti violoncellisti di fama internazionale che ho conosciuto: il suo suono era unico, sempre ricco, e arrivava dritto al cuore. Non c’era bisogno di parlare più di tanto, bastava ascoltare la sua musica che diventava un grande cavallo bianco con le ali. Questa bellezza l’ho sempre riconosciuta in tutte le visioni poetiche che mi ha trasmesso in ogni tema del repertorio violoncellistico. Michael aveva una qualità e varietà di pensiero artistico – musicale grazie tale da risvegliava la bellezza e il desiderio di riuscire in ogni allievo. Questo suo disegnare poesia in ogni nota, anche con immagini, suggestioni, ricordi e racconti, è stato per me il più bel dono che un ragazzo possa ricevere nel suo percorso di apprendimento. Ogni difficoltà tecnica si può superare partendo dalla musica, dalla poesia della musica. Ascoltare e immaginare quella stella che brilla nel cielo come la più luminosa di tutte, quella stella che ha illuminato il percorso di moltissimi violoncellisti e musicisti e che continuerà ad essere un riferimento senza eguali nei ricordi e in quello che verrà. L’ ho sempre pensato in ogni nota, continuerò a cercarlo nel suono. 

Un meraviglioso insegnante di violoncello, dunque, ma soprattutto un maestro di vita, un attenta ed affettuosa presenza al fianco di tanti artisti che oggi sono pronti a raccogliere la sua eredità, e a proseguire il suo meraviglioso viaggio nel mondo della musica.

 

Un ringraziamento particolare per le foto di questo articolo a Ilaria Paderi