ACCADDE OGGI - Il 23 luglio 1933, muore a Vence il violoncellista e compositore Louis Abbiate

Quando intervisto qualche violoncellista, in genere mi dice che ha iniziato a suonare quando era molto piccolo, che papà e mamma erano musicisti e in casa si viveva a pane e musica, ma non sempre capita così, e non tutti i bambini che vengono affascinati da un violoncello hanno la possibilità di iniziare subito a suonare. Il sogno però resta, custodito in un angolo nascosto del cuore, e capita che, prima o poi, si trasformi in realtà. Così è successo a Michèle Ferron, una simpatica violoncellista canadese che non ha mai smesso di sognare…
Quando e dove hai visto e sentito un violoncello per la prima volta nella tua vita?
Ero veramente piccola, forse 8 anni, quando la mamma della mia migliore amica mi ha portato per la prima volta a un concerto. È stato qualcosa di meraviglioso. Io non vengo da una famiglia dove si ascoltava della musica e in casa non avevamo dischi o strumenti musicali. Questa donna mi ha aperto una finestra su un mondo straordinario che non avrei potuto immaginare senza di lei. Ci aveva preso un abbonamento per i concerti del sabato mattina dell’orchestra sinfonica. Erano eventi organizzati specialmente per i bambini. Lei ha dato il colore della gioia alla mia vita. Mi ha fatto scoprire l’Arte, la Bellezza e la Natura. È stata la persona più importante nella mia vita.

Quando hai deciso di imparare a suonare il violoncello? E perché proprio il violoncello? C’è in particolare un violoncellista o un pezzo per violoncello che hanno fatto nascere in te questo desiderio?
Ho iniziato a suonare nel 2005, un anno più tranquillo dei precedenti nella mia vita professionale e personale. Ho deciso di iscrivermi ad un corso di violoncello. Lo stavo sognando da anni, ma non era stato possibile prima. Purtroppo, ho appena avuto il tempo di cominciare a seguire le lezioni che mi sono ammalata, e ho dovuto smettere, soprattutto per problemi economici. E negli anni successivi sono stata troppo occupata per pensarci. Poi, nel 2017, a Venezia durante un concerto della cantante Flo, mi sono “innamorata” del suo violoncellista, Marco di Palo. Stavo per tornare a casa, sarei partita l’indomani. Appena scesa dall’aereo ho cercato un professore di violoncello e, nella stessa settimana, ho cominciato le lezioni con Alejandro Calzadilla.

Quando hai iniziato a studiare, quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto superare? Hai fatto più fatica ad imparare ad usare la mano destra o la mano sinistra?
Ero così ingenua! Sono cresciuta con l’idea che il risultato dipenda solo dello sforzo che si è disposti a fare per raggiungerlo. Ed ero pronta a lavorare sodo. Purtroppo, non funziona esattamente così per le arti… Direi che sono velocemente caduta della mia nuvola rosa. Tutto è stato (ed è ancora!) difficile. Quando mi concentro sulla mano sinistra, l’arco se ne va dappertutto e, quando mi concentro sull’arco, l’intonazione farebbe morire tutti quelli che hanno un orecchio appena sensibile. Per me è difficile mettere tutto insieme. E non parlo dell’interpretazione… Un’altra difficoltà viene della mia età. Ho cominciato a suonare a 64 anni. Avevo già un po’ di dolori qua e là e fare muovere tutti queste vecchie articolazioni non è facile ed è spesso doloroso. Ma il mio professore è un angelo di pazienza e sa adattare le lezioni alla mia situazione.

Sei riuscita subito a trovare l’insegnante che andasse bene per te, o hai dovuto cambiare diversi insegnanti?
Non ho mai cambiato insegnante e non lo voglio fare. Mi conosce bene e, sapendo che non sarò mai capace di suonare molte composizioni complesse, come studi, sonate, etc… mi aiuta con grande attenzione a migliorare piano piano il mio suono. Ci concentriamo su questo.

Quali caratteristiche deve avere, secondo te, un insegnante che insegna ad un adulto?
Pazienza e flessibilità. Perché se il corpo non impara velocemente quanto a sei o dieci anni, la testa va avanti e vorrebbe già sapere tutto. Non posso passare ore e ore ad imparare studi difficili, scale e arpeggi, perché il mio corpo non ce lo fa. Il mio insegnante ha dovuto adattare le lezioni per non farle troppo difficili ma, nello stesso tempo, io ho dovuto accettare di studiare un po’ di tecnica. Non so come fa ad essere sempre così gentile e ripetere sempre le stesse cose. Non so se si comporti nello stesso modo con tutti i suoi allievi (forse io ho la testa troppo dura), ma con me deve ripetere sempre le stesse cose e poi ancora… e ancora.

All’inizio, per capire come dovevi posizionare le mani sullo strumento e come le dovevi muovere, hai guardato come faceva il tuo insegnante, hai ascoltato le sue spiegazioni teoriche o semplicemente hai provato finché non hai ottenuto il risultato che desideravi?
Ho fatto tutto questo e ho guardato anche molti video sul web. Io non sono molto alta e ho dita cortissime, particolarmente i mignoli. Ho dovuto cambiare il violoncello 4/4 con un 7/8. Adesso, suono da quasi tre anni, ma ho ancora problemi con la direzione dell’arco. Mi sono trovata uno grande specchio e provo a guardarmi mentre suono per controllare dove va a passeggiare questo arco a cui sembra piaccia fare del pattinaggio (non artistico) sulle corde. E il mio professore mi deve fare ancora le correzioni a ogni lezione. Io lo osservo, poi provo a fare lo stesso. Poi dimentico ancora…

Hai mai seguito una lezione online? Secondo te quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di lezione?
Da quando siamo in quarantena per il Covid, faccio le lezioni online. Meglio di niente… sarei disperata se non potessi più avere le lezioni in presenza: non vedo l’ora di ritornare nello studio del mio professore. Quando ho cominciato le lezioni, mi ricordo che lui mi girava spesso intorno, controllando la mia posizione. Mi sembrava così strano. Certamente non sarebbe stato possibile online. Un’altra cosa è che online non è facile lavorare sulla qualità del suono e così spesso non capisco bene come dovrei fare per migliorarmi. Forse dovrei comprare delle cuffie, non so. Penso che le lezioni online vadano bene per gli studenti avanzati, ma per i principianti non sono l’ideale.

Hai mai provato a suonare con qualcun altro? Se sì, quali sono state le difficoltà da superare e quali le emozioni che hai provato?
Ho suonato una volta a Venezia con alcuni amici principianti come me: un violoncellista, un violista, una violinista e una flautista. È stato qualcosa di molto intenso. La prima difficoltà è stata distinguere nell’insieme il suono del mio strumento: non sapevo più se stessi suonando le note giuste o no. Poi, c’è il ritmo… da sola posso rallentare o accelerare come voglio, ma con gli altri… mi sentivo completamente persa. Di più era uno spartito che stavamo tutti leggendo a prima vista. Ma, alla fine, ho capito che suonare con altri strumenti rende la musica più ricca, più profonda. E mi è piaciuto tanto vivere questi momenti. Da me, purtroppo, non conosco nessun musicista per rifare l’esperienza.

Quali pezzi hai adesso sul leggio e quali vorresti riuscire a suonare in futuro?
Adesso sto imparando la Sonata Prima di Giovanni Battista Platti. Sto anche provando il primo capriccio di Dall’Abaco, l’Ave Maria di Schubert, per imparare il vibrato, e uno studio di Schroeder. E poi le scale. La musica che preferisco è quella del barocco italiano. Vorrei suonare tutto questo, soprattutto Lanzetti, Vandini, Pericoli, Giminiani, etc… La cosa migliore per me sarebbe rinascere nel corpo di un violoncellista nella mia prossima vita, perché in questa temo che non avrò tempo di diventare abbastanza brava per suonare questi brani.

Internet dà oggi ai musicisti grandissime possibilità di allargare i propri orizzonti scoprendo anche repertori poco noti. Quali sono le composizioni che ritieni più belle fra quelle che hai scoperto più recentemente?
Devo dire che il sito MyCello mi ha fatto scoprire il repertorio del violoncello. Non ne sapevo quasi niente prima di cominciare a suonare. Ogni giorno ci trovo qualcosa di nuovo e bellissimo. Poco fa ho scoperto così Leonardo Leo e Berteau. Ho anche scoperto Angelo Maria Fioré e Diego Ortiz in un corso Early Italian Cello con Elinor Frey. L’anno scorso ho conosciuto Miaskosky, Rontgen, Pejacevic e tanti altri.

Visto che ti piace in particolare la musica barocca, se qualcuno che non ha mai ascoltato questo genere di musica ti chiedesse il consiglio su un autore da ascoltare, quale gli consiglieresti? E quali composizioni in particolare?
Non sarei capace di consigliare solamente uno. Ma sono sempre eccessiva! Mi sentirei una traditrice a suggerire solamente Vivaldi o Porpora o Willem de Fesh, etc… Questa musica mi parla dolcemente al cuore. Ne ho bisogno ogni giorno.

C’è un violoncellista in particolare che hai ascoltato dal vivo e che apprezzi particolarmente? E qualche violoncellista che ti piacerebbe avere la possibilità di ascoltare dal vivo?
Il primo violoncellista che ho ascoltato in concerto è il grande YoYo Ma, tanti anni fa. Era giovane allora e così vivo sul palcoscenico. Suonava guardando gli altri musicisti dietro di lui con grandissimi sorrisi e io mi chiedevo come facesse a suonare e fare quasi conversazione con gli altri nello stesso momento. Una sera indimenticabile! Allora ho sentito una grande voglia per imparare a suonare il violoncello, ma non era possibile, con la vita professionale intensa che stavo vivendo. Adesso i concerti che mi piacciono di più sono quelli in piccole sale, come quella dello Squero a Venezia o nelle Sale Apollinee della Fenice. Mi sento più vicina, sia agli artisti sia alla musica.

So che tutti gli anni vieni in vacanza in Italia, a Venezia, e che non perdi le occasioni che si presentano per ascoltare concerti. C’è qualche concerto veneziano che ti ha lasciato un ricordo particolare?
L’anno scorso ho sentito il gruppo l’Arte dell’Arco. Una bella complicità tra i musicisti e la mia musica preferita. Cosa potrei chiedere di più?

So che quando vieni in vacanza in Italia non rinunci a studiare il violoncello e che hai trovato un modo “creativo” per non far correre rischi al tuo strumento durante il viaggio. Puoi spiegare ai nostri lettori come è il tuo “violoncello portatile” e come te lo sei procurato?
Da 2012 vado in Italia ogni anno per le vacanze. Quando ho cominciato a suonare ho sentito un forte conflitto tra le mie due passioni: Venezia e il violoncello. Il mio professore mi ha allora parlato della possibilità di avere un violoncello da viaggio. Ho cercato sul web e così ho scoperto il mio Prakticello. È un oggetto interessante, ideato da Ernest Nussbaum, un signore americano che fabbricava gli strumenti a casa sua. Dal mio liutaio ho fatto migliorare il ponte. Il vantaggio è che si può “smontare e rimontare” ed è quindi facilissimo da trasportare. Per dire la verità, non ha un suono granché, ma è perfetto per me, perché non disturbo i miei vicini di casa nell’appartamento che affitto. Alla mia età, non ho tanti anni davanti a me per studiare e non posso smettere alcune settimane di suonare, perché dimenticherei tutto. Allora, viaggio con il “Vittorino” (questo è il nome che ho dato al mio Prakticello). Ma, quando torno a casa, che gioia ritrovare il mio violoncello vero!

Sulla base della tua esperienza, se qualcuno ti dicesse che ha intenzione di iniziare a suonare il violoncello, che consigli gli daresti?
Prima di tutto, soprattutto se la persona non è più giovane, è importante che abbia tanta determinazione, perché non sarà facile e ci vorrà molto tempo. Senza queste due condizioni non vale la pena di pensare al violoncello. Ma è il più bel regalo che qualcuno si possa fare. La musica è una presenza incredibile. Non so se fa parte di me o se faccio parte io di lei, ma siamo insieme per sempre.

Grazie Michèle Ferron per aver accettato di condividere con noi il tuo sogno! Speriamo che tu possa tornare presto nella Venezia che tanto ami, ad ascoltare musica e a studiare senza disturbare i vicini, con il tuo “Vittorino”.

11 maggio 2020

Non c’è dubbio. Alan Belkin non è solo un eccellente compositore: è anche una persona molto gentile. L’ho contattato solo pochi giorni fa e ho già ricevuto le sue risposte alle mie domande …
Quando e come è nato il suo amore per la musica?
Mia madre ascoltava delle registrazioni di musica classica quando ero bambino. Ricordo che all’età di 8 anni mi sono innamorato di Beethoven, Brahms e così via. E da allora non ho mai smesso di amarli.

Quali sono state e sue più importanti scoperte durante il periodo di formazione? Chi sono stati i maestri che l’hanno accompagnata lungo il percorso?
Ho avuto alcuni buoni insegnanti, da cui ho imparato molto. Ho iniziato a studiare il pianoforte con Phil Cohen; da lui ho imparato ad essere un perfezionista, sempre, per mirare al meglio. Poi ho studiato armonia e contrappunto con Marvin Duchow, che era un musicista e musicologo molto sensibile e appassionato. Alla fine, ho studiato composizione con David Diamond alla Juilliard. Da lui, ho davvero imparato le basi del lavoro di composizione e orchestrazione.
Ho anche imparato, e ancora imparo moltissimo, dai grandi compositori del passato. È meraviglioso avere questi modelli, che sono compositori migliori di me, dal momento che posso sempre imparare qualcosa da loro. Spero di non smettere mai di imparare.

Quando e perchè ha deciso di dedicarsi alla composizione?
Quasi subito dopo aver incontrato la musica classica, a circa 8 o 9 anni, ho capito che dovevo comporre. Semplicemente non ho mai pensato a nient’altro..

Qual è stata la sua prima composizione? Qual è la composizione che ama di più? E qual è quella che è stata più apprezzata dal pubblico?
IN realtà non ricordo qual è stata la mia prima composizione, ma ricordo di aver composto due concerti per pianoforte quando avevo 12 anni, uno era come il concerto per pianoforte di Schumann e l’altro era come quello di Grieg. Inutile dire che nessuno li vedrà mai! Il mio pezzo preferito è il primo movimento della mia Quarta Sinfonia; penso che le idee musicali siano le migliori che abbia mai avuto. Ho dovuto rivedere questo movimento molte volte fino a quando ho sentito che era giusto. Penso che il mio pezzo che la gente ha apprezzato di più sia stato il mio Adagio Symphonique for Strings.

Quali sono stati gli obiettivi che si è posto e quali sono stati gli ostacoli da superare durante la sua vita di compositore?
Il mio obiettivo era sempre quello di imparare a comporre al più alto livello possibile e di trovare la mia voce. Non erano cose facili, perché non c’era nessuno a Montreal che insegnasse questo quando ero studente, e non ero molto attratto da molta della musica contemporanea che era di moda all’epoca. Solo quando sono arrivato alla Juilliard – quando avevo circa 30 anni – ho trovato il livello di insegnamento che volevo.

Pensa che un compositore, attraverso le sue composizioni, debba esprimere le sue emozioni o cercare di dare forma alle emozioni del mondo che lo circonda, o dovrebbe fare … qualcos’altro?
È difficile rispondere a questa domanda. Un vero compositore ha bisogno di comporre, e mentre senza dubbio riflette ciò che sta accadendo nel mondo in quel momento, non sono sicuro che questo sia qualcosa che si decide consapevolmente. Soprattutto non nel mio caso, dal momento che non sono mai stato attratto dalla musica a programma. Quindi la mia composizione riflette il mio mondo interiore.

Gli uomini del Medioevo dicevano spesso: “Siamo nani sulle spalle dei giganti”. Secondo lei, questa affermazione vale anche per i compositori di oggi? Quali potrebbero essere i giganti del passato che li tengono sulle spalle?
Ho sempre voluto far parte della grande tradizione classica: Bach, Beethoven, Brahms, Ravel, Shostakovich e così via. E poiché continuo a imparare da questi e altri grandi maestri, sono d’accordo sul fatto che qualsiasi compositore serio abbia molto da imparare da loro.

Tecnica e fantasia. Possono vivere l’una senza l’altra? La tecnica può essere studiata, ma… si può insegnare la fantasia?
Tutta la fantasia del mondo non è utile a un compositore senza una buona tecnica, proprio come un violoncellista può essere il musicista più meraviglioso, ma se non riesce a suonare in modo pulito, con una buona intonazione, un controllo sottile dell’arco e così via, il risultato non è mai interessante. La fantasia non è sempre sotto il nostro controllo cosciente, ma ci sono cose che possiamo fare per incoraggiarlo. Brahms faceva degli esercizi di contrappunto quando sentiva di non avere alcuna ispirazione. Penso che una volta avviato il motore musicale interno, la fantasia arriva molto più facilmente.

Qual è il tuo rapporto con la tecnologia e con tutte le possibilità che offre ai musicisti? Quando componi preferisci il Piano o il PC?
Dal momento che ho iniziato la mia carriera come pianista, spesso compongo al pianoforte. Io uso il software di notazione (Dorico) per avere un’idea di tessiture più complicate, e passo molto tempo a fare simulazioni dei miei brani orchestrali, dal momento che non è facile organizzarsi per possano essere suonati da orchestre veramente buone, e dal momento che sono per natura un sinfonista: ho scritto otto sinfonie.
Inoltre, spesso insegno a persone in altri paesi tramite Skype, e ho anche molti video di YouTube delle mie composizioni e delle mie lezioni. Internet ha fatto un’enorme differenza nella mia vita musicale.

I lettori del nostro sito sono principalmente violoncellisti. Che posto ha il violoncello nella sua tavolozza musicale? Con quali altri strumenti musicali, secondo lei, il violoncello può intrecciare il dialogo più significativo?
Il violoncello è sempre stato uno dei miei due strumenti preferiti (l’altro è il corno francese). Lo adoro per la sua meravigliosa capacità di cantare, rendendo ogni singola nota espressiva. Quando ero adolescente ho iniziato a suonare al piano musica da camera di Brahms, Franck e altri, e i pezzi con gli archi erano sempre i miei preferiti. Ho scritto una Sonata per pianoforte e violoncello, e mi piacerebbe scriverne un’altra, se dovesse presentarsi. Ho scritto anche un concerto per violoncello.

Quali sono i suoi sogni per il tuo futuro, per il futuro dei suoi studenti e per il mondo musicale che la circonda?
Ora ho 68 anni e spero che la mia musica orchestrale  possa essere eseguita di più – bene!
Per i miei studenti, voglio che conoscano a fondo l’arte della composizione, in modo che abbiano gli strumenti per realizzare i loro sogni. E per il mondo musicale, spero che il rispetto per l’arte e la musica davvero espressiva aumenti. Ci sono molte fazioni nella musica contemporanea, e non tutti si preoccupano dell’ascoltatore! Ma per me la musica si rivolge in definitiva al cuore dell’ascoltatore; questo è ciò che penso sia essenziale. La musica ci permette di fare un viaggio immaginario in luoghi dove non possiamo andare con le nostre forze e, per me, questa è la massima libertà.

Grazie mille e tanti auguri: che tutti i suoi sogni possano diventare realtà!

2 luglio 2019

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