ACCADDE OGGI - Il 19 giugno 1915, muore a Mosca il pianista e compositore Sergej Taneyev

Alla vigilia dell’8 gennaio 2022, bicentenario della nascita del violoncellista Alfredo Piatti, Andrea Bergamelli accetta volentieri di rispondere a qualche mia domanda, per presentarsi, e per presentare l’Associazione Alfredo Piatti, di cui è direttore artistico.
Quali sono state le tappe più significative della tua formazione artistica? 
Certamente, la mia formazione artistica nasce in famiglia. Mio padre, Attilio Bergamelli, è un pianista molto attivo non solo nell’ambito della musica da camera, ma anche nell’organizzazione di concerti, e sono quindi cresciuto sempre a contatto con la musica e i musicisti. Credo di aver ereditato da lui, oltre ad una grande passione per la musica, due obiettivi: scoprire il repertorio meno conosciuto e valorizzare i giovani musicisti. Mio padre ha infatti fondato l’Associazione “Musica Rara” ed ha sempre promosso stagioni che avessero come obiettivo quello di dare spazio ai giovani interpreti. Dopo qualche incertezza iniziale su quale fosse lo strumento più adatto a me, ho scelto il violoncello ed ho iniziato gli studi nel Conservatorio di Bergamo. Ben presto, però, mi sono trasferito a Budapest, dove ho studiato all’Accademia “Franz Liszt” con Csaba Onczay. Al mio rientro in Italia, ho conseguito il diploma da privatista sotto la guida di Giovanni Sollima, e mi sono poi perfezionato con Mario Brunello, Antonio Meneses e il Trio di Trieste. Penso che un’esperienza particolarmente significativa per me, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale, sia stata quella con la Gustav Mahler Jugendorchester, ma è stato certamente molto importante anche avere l’occasione di collaborare non solo con Giovanni Sollima, ma anche con altri grandi interpreti, come Jörg Demus, Antony Pay, Bruno Canino, Calogero Palermo, Dimitri Ashkenazy

Quando è nato il tuo interesse in particolare per Alfredo Piatti? E quali sono state le tappe che hanno portato alla creazione dell’Associazione Alfredo Piatti?
Per qualsiasi musicista che viva a Bergamo, la Sala Piatti è uno spazio particolarmente significativo: uno spazio dove si suona, ma anche uno spazio di incontro, dove si intrecciano con facilità legami di amicizia con altri musicisti. Credo che tutti i musicisti di Bergamo abbiano bellissimi ricordi di gioventù legati a questa sala: i primi saggi, i primi concerti, i primi amici… Per un violoncellista, poi, suonare sotto lo sguardo vigile di Alfredo Piatti, serio e benevolo nel suo ritratto, diventa un’esperienza ancora più preziosa. Ovviamente, anch’io, come tutti i violoncellisti, ho conosciuto le  composizioni di Piatti partendo dai 12 Capricci ma, ben presto, mi sono dedicato anche alla scoperta delle altre sue composizioni. Un compito facile per me, perchè quasi tutte le composizioni di Piatti sono conservate a Bergamo, nel Fondo Piatti Lochis, e quindi sono molto accessibili per un violoncellista bergamasco. Così, già verso la fine degli anni ’80, prima che nascesse l’idea di un’associazione vera e propria, insieme a mio padre, ho iniziato ad eseguire in pubblico le composizioni di Piatti. E poi, nel giugno del 1997, è nata l’Associazione. All’inizio, l’obiettivo lontano era quello di organizzare un festival per Piatti e l’obiettivo più vicino quello di organizzare le celebrazioni per il centenario della sua morte, nel 2001. A conclusione delle intense attività del 2001, insieme a mio padre, ho inciso, in un CD Phoenix Records, due delle sei sonate ed altre composizioni cameristiche particolarmente significative di Alfredo Piatti. Negli anni successivi, insieme anche a mia sorella Ljuba, che nel frattempo si era diplomata in canto, ci siamo dedicati alla diffusione delle composizioni vocali di Piatti, creando il Trio di Bergamo. La prima edizione del Festival, nel 2006, è stato comunque il traguardo più importante che abbiamo raggiunto perché, in quel momento, non esisteva in Italia nessun altro festival dedicato interamente al violoncello.

Andrea, Ljuba e Attilio Bergamelli

Nel novembre di quest’anno, il Festival Violoncellistico Interazionale Alfredo Piatti ha raggiunto la sua sedicesima edizione. Quali sono le motivazioni che hanno spinto l’Associazione Alfredo Piatti a far nascere questa manifestazione e a portarla avanti, pur fra mille difficoltà? Quali i risultati raggiunti?
Il Festival Violoncellistico Alfredo Piatti è nato con il desiderio di far riscoprire, non solo al pubblico, ma anche ai violoncellisti, le composizioni di Alfredo Piatti. In questi sedici anni siamo riusciti a raggiungere certamente ottimi risultati in questo senso, perché oggi moltissime delle composizioni di Piatti sono disponibili su CD, e vengono regolarmente eseguite dai violoncellisti di tutto il mondo. Fino alla fine del secolo scorso, invece, le uniche composizioni di Piatti che erano veramente conosciute erano i 12 Capricci, op. 25, che costituiscono un passaggio fondamentale per la crescita dei violoncellisti. Pochissimi erano i violoncellisti che sapevano che Piatti era stato un compositore molto prolifico, non solo di composizioni da camera e per violoncello e orchestra, ma anche di musica per voce, violoncello e pianoforte. Certamente, far partire il Festival e portarlo avanti è stato molto difficile, soprattutto quest’anno, ma abbiamo sempre potuto contare sul supporto della Fondazione MIA, che ci garantisce la disponibilità della meravigliosa Sala Piatti, una  delle più belle sale da concerto d’Italia, soprattutto dal punto di vista dell’acustica. Abbiamo poi avuto il supporto degli enti locali, delle fondazioni bancarie e di altri sponsor che hanno creduto nella validità del nostro progetto, ma soprattutto abbiamo avuto la disponibilità di grandi interpreti, come Antonio Meneses, Giovanni Sollima, David Geringas, Frans Helmerson, che hanno volentieri accettato di dare voce alle composizioni di Piatti, e di tanti giovani violoncellisti che hanno affrontato con coraggio e determinazione la sfida di studiare le composizioni di Piatti, quasi sempre estremamente impegnative dal punto di vista tecnico.

Quali sono i progetti dell’Associazione Alfredo Piatti per i festeggiamenti del bicentenario di Piatti?
Purtroppo, per una serie di sfortunare circostanze, legate anche alla situazione pandemica, siamo stati costrtetti ad annullare all’ultimo momento il concerto di Giovanni Sollima che avevamo in programma per festeggiare l’8 gennaio, ma speriamo di poterci rifare nei prossimi mesi. Appena la situazione si sarà assestata, e si potrò quindi tornare con maggiore serenità ai concerti in presenza, oltre al tradizionale festival di novembre, contiamo di organizzare concerti che si terranno fino alla fine del 2022, e non solo in Sala Piatti. Vorremmo infatti creare anche un intreccio fra arte, cultura e storia, valorizzando spazi alternativi come la Biblioteca Civica Angelo Mai, l’Accademia Carrara e le molte dimore storiche del nostro territorio. Abbiamo quindi coinvolto le più importanti accademie dove i violoncellisti si formano, perché i giovani interpreti siano protagonisti di alcuni di questi eventi. Ovviamente, non verranno eseguite sempre e solo composizioni di Alfredo Piatti, ma a tutti verrà chiesto, come sempre accade anche per il festival, di offrire al pubblico una visione a tutto tondo del repertorio violoncellistico. I dettagli sui singoli appuntamenti di questa stagione annuale, appena la situazione ne consentirà una maggiore definizione, verranno resi pubblici non solo attraverso il sito dell’associazione, ma anche sulle pagine facebook dell’Associazione Alfredo Piatti e del Festival Violoncellistico Internazionale Alfredo Piatti.

E quali i progetti per un futuro non così immediato?
Nel 2023, Bergamo e Brescia saranno Capitali Europee della Cultura, e stiamo lavorando per attivare una stretta collaborazione con l’Associazione Bazzini di Brescia. Il violinista Antonio Bazzini e Alfredo Piatti furono molto amici, oltre che colleghi, e ci sembra molto bello che anche le associazioni a loro intitolate possano collaborare da buone amiche. In futuro ci piacerebbe allargare la rete di collaborazione anche ad altre associazioni simili alla nostra, come ad esempio l’Associazione Bottesini di Crema o la Servais Society di Halle. Fra i sogni più lontani, c’è sicuramente un concorso violoncellistico internazionale dedicato a Piatti, nella sua città.

Grazie, Andrea, per la tua disponibilità con tanti auguri per un 2022 pieno di buona musica!

6 gennaio 2022

 

Il 5 marzo 1778, muore a Roma il violoncellista e compositore Giovanni Battista Costanzi, noto anche come Giovannino del violoncello. MyCello lo ricorda proponendo l’ascolto e lo spartito della sua Cello Sonata in C.

Incontro Arianna Trusgnach di ritorno da Macerata, dove ha partecipato al concerto  dei “100Cellos” allo Sferisterio. Ne approfitto per farle qualche domanda.
Quando hai iniziato a suonare il violoncello e perché proprio il violoncello?
Ho iniziato a suonarlo a quattordici anni. All’epoca studiavo pianoforte e il direttore della scuola di musica che frequentavo mi disse che stavano per istituire un nuovo corso di violoncello. Siccome non trovavano nessun allievo, propose a me di farlo perché sapeva che amavo molto la musica. Gli dissi che non potevo chiedere ai miei genitori di pagarmi doppia retta e di comprarmi pure un altro strumento. Allora lui mi tranquillizzò dicendo che me ne avrebbero dato uno in comodato d’uso e che avrei pagato solo la quota del pianoforte. A quel punto mi venne istintivo dire di sì. Quando mi misero tra le braccia per la prima volta il violoncello fu amore a prima vista. Non posso e non so descrivere come vorrei le sensazioni che questo strumento mi trasferiva, ma decisi che quello doveva essere il “mio strumento”. Portai avanti lo studio del piano e del violoncello ancora per tre anni, poi diedi l’esame complementare di pianoforte da privatista al Conservatorio Tomadini di Udine e decisi di proseguire i miei studi musicali solo con il violoncello. Il problema è che a settembre mi ritrovai senza maestro. Si era trasferito altrove e dove abito io, in Friuli, al confine con la Slovenia, è difficile trovare qualcuno che ti venga a fare lezione perché è leggermente fuori dal mondo. Così dovetti restituire alla scuola il mio violoncello in comodato e non ebbi più occasione di suonarlo. Mi ero sempre ripromessa, però, che prima o poi ne avrei comprato uno e avrei ricominciato a studiarlo. Così è stato. Dopo vent’anni l’ho acquistato e ora lo studio con grande passione da sei anni, assieme alle mie due figlie Agnese e Cecilia.
Io, come ho già spiegato prima, suono il pianoforte e anche la chitarra, ma le vibrazioni che emana il violoncello non le puoi percepire con nessun altro strumento. Quando lo abbracci, ti senti protetto dal suo suono grave e rigenerante. Ho avuto momenti bui nella mia vita e suonare Bach con il violoncello, come dico sempre a tutti, è stato per me la salvezza: meglio di uno psicologo!

Come hai saputo dell’esistenza dei “100Cellos” e quando, per la prima volta, sei stata una di loro?
Il mio maestro di violoncello, Mariano Bulligan, mi aveva spesso parlato dei “100Cellos”. Aveva partecipato con loro alle reunion di Roma, Milano, Budapest e Torino. La cosa mi aveva incuriosita e mi ero iscritta alla loro pagina Facebook. Un giorno lessi che ci sarebbe stata una reunion a Vicenza in una famosa trasmissione televisiva. Il messaggio invitava tutti coloro che sapevano suonare il violoncello, da quelli alle prime armi ai professionisti, a unirsi a questo splendido progetto. Chiesi a mia figlia Agnese cosa ne pensasse e lei mi disse di provarci. Così mandai la candidatura di entrambe e fummo prese. Non ci credevo! Un sogno della mia vita si stava realizzando. Partecipammo così a Italia’s got Talent con un unico brano: The Best Rock Riffes vol.1, un excursus del rock dall’Ottocento ai giorni nostri che Enrico Melozzi arrangiò appositamente per l’occasione. Si passava da Smoke on the water al famoso riffe di Pulp Fiction a Mussorgski, per poi suonare la Quinta di Beethoven e finire con l’assolo di flamenco di Innuendo dei Queen. Questo brano poi è diventato uno dei cavalli di battaglia dei 100 Cellos. Mi ricordo ancora il panico quando arrivò la parte: solo due giorni prima della registrazione della puntata! Mi misi a studiarla come una pazza e il giorno prima ci arrivò il messaggio: “Ragazzi, dovete impararla a memoria perché sul palco non ci stiamo con i leggii. Troppo poco spazio. Dovremo anche stare in piedi!”.  Studiai dodici ore di fila e la nostra performance fu un successone, tanto che ci fu un’indimenticabile standing ovation.

A quali raduni “100Cellos” hai partecipato e quale è stato per te il più bello?
Dopo la reunion di Vicenza io e mia figlia Agnese abbiamo partecipato a quella di Ravenna,  una “sette giorni” di full immersion nel mondo del violoncello all’interno del Ravenna Festival di Muti, dove abbiamo potuto conoscere e ascoltare il grande folletto del cello Rushad Eggleston, a quella di Roma, in cui abbiamo suonato al Circo Massimo davanti a quarantamila persone durante il countdown del Capodanno 2017, al  Lucca Classica Music, al Festival Como Città della Musica, dove siamo stati diretti anche dal maestro Beppe Vessicchio, a Teramo, nella città del nostro maestro Enrico Melozzi, e all’Aquila, per l’inaugurazione de Il jazz per le terre del sisma, manifestazione diretta dal grande Paolo Fresu. In queste due città ha partecipato per la prima volta anche la mia bambina più piccola, il cui sogno era sempre stato quello di indossare la maglietta dei “100Cellos” (vi svelo un segreto: ha iniziato a suonare il violoncello solo per questo motivo!).
Solo una settimana dopo ero già a provare nel magico Spasimo di Palermo, la città dell’ altro nostro grande maestro Giovanni Sollima, per poi suonare con tutti i miei “100Cellos” compagni al Teatro di Verdura. Dulcis in fundo, abbiamo partecipato tutte e tre all’ultima reunion al Macerata Opera Festival, all’interno dello stupendo Sferisterio. Qui abbiamo avuto addirittura l’onore di suonare con la PFM!
Il più bel raduno? In realtà ogni volta accade qualcosa di magico, ma se devo proprio scegliere, datemi la possibilità di una doppia opzione: Como, perché ho conosciuto persone fantastiche con cui si è creato un legame indelebile e perché ho avuto per compagno di leggio il violoncellista più simpatico del mondo, e Macerata, dove abbiamo avuto l’onore di suonare in un luogo meraviglioso, lo Sferisterio, davanti a un pubblico calorosissimo. Qui tutto era fantastico, anche i momenti conviviali, che vivevamo sempre assieme: ci siamo divertiti così tanto che ancora adesso, a pensarci, mi si accende il sorriso.

Ma i “100Cellos” sono davvero 100? E chi sono?
I “100Cellos” innanzitutto sono Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi, gli ideatori di questo incredibile progetto visionario nato durante l’occupazione del Teatro Valle di Roma nel 2012. Trovandosi assieme, una decina di violoncellisti si sono detti: “Perché non creare un’orchestra di 100 violoncelli?” L’impresa sembrava titanica e impossibile, invece la risposta è andata al di là di ogni aspettativa. I “100Cellos”, infatti, a volte sono anche più di 100 e si fa fatica ad accettare tutte le domande di candidatura. Sono violoncellisti professionisti, studenti di Conservatorio e di scuole di musica, dilettanti, tutti di età compresa normalmente tra gli 8 e i 70 anni e che hanno una grande passione per questo meraviglioso strumento. Provengono da ogni parte d’Italia e del mondo (Giappone, USA, Turchia, Germania, Olanda, Slovenia, Spagna ecc.). E’ un gruppo in divenire: a ogni reunion cambiano i componenti. Una parte, circa una ventina di persone, si presenta costantemente a ogni appuntamento. Si tratta di violoncellisti di grosso calibro, molti di loro allievi di Giovanni Sollima. Sono la colonna portante dell’intero gruppo e insegnano sempre con grande umiltà e disponibiltà i “trucchi del mestiere” a chi ne ha bisogno.
Chi sono i “100Cellos”? Cento amici uniti dall’amore per la musica e dalla voglia di far conoscere al pubblico la versatilità del proprio strumento al di fuori di ogni puro accademismo.

Come sono organizzati i raduni? (C’è una selezione dei partecipanti?) Se sì, chi la fa? Chi prepara gli arrangiamenti? Con che criterio vengono assegnate le parti ai diversi violoncellisti? Quante prove si fanno? Chi cura la logistica?
I “100Cellos” sono un gruppo social perciò, se si vuole partecipare a una reunion, è necessario tenere sempre d’occhio la loro pagina Facebook. Qualche mese prima, infatti, viene annunciata la città in cui si terrà il prossimo concerto e i violoncellisti sono invitati a iscriversi nel format della pagina web. Vengono richiesti: livello di conoscenza dello strumento, una breve descrizione della propria storia violoncellistica, la propria mossa magica sul violoncello, una foto con il tuo strumento, in quale sezione desidereresti suonare e a quali reunion hai partecipato. In genere le parti vengono conferite in base alle richieste fatte dai violoncellisti. A volte capita di essere assegnati a una sezione differente, ma l’importante è essere elastici e accettare anche tale sfida perché in questo gruppo non contano tanto i solisti, quanto l’unione e lo spirito di gruppo.
Gli arrangiamenti vengono preparati sempre da Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi, i nostri maestri. Abbiamo eseguito anche brani arrangiati da altri componenti storici del gruppo, come Andrea Cavuoto e Andres Lopez.
Le reunion normalmente durano tre giorni, di cui due sono dedicati a prove a oltranza (si suona anche fino a mezzanotte/mezzanotte e mezza) e l’ultimo al riposo e al concertone serale. Si organizzano anche piccoli concerti in particolari luoghi della location di turno, dove chiunque può esibirsi e mostrare al pubblico il frutto del proprio duro studio. Questo viene fatto anche nell’ apertura al concertone. Mentre le persone prendono posto a teatro, hanno la piacevole sorpresa di ascoltare alcune performance da parte sia di professionisti che di bambini. Sono stati organizzati anche “Concerti fiume”, di cui si sapeva l’orario in cui iniziavano ma non quando finivano. Di grande effetto i concorsi di composizione notturna “in clausura”, dove i compositori vengono rinchiusi a teatro tutta la notte per esprimere il loro estro musicale. Le parti devono essere fatte trovare sul leggio dei “100Cellos” per le 10.00 del mattino. I “100Cellos” hanno un minuto di tempo circa per fare una piccola prova di ciascun brano e poi lo suonano davanti a una giura composta sempre da professionisti del settore.
Dal punto di vista organizzativo, il viaggio è a carico del violoncellista. Vitto e alloggio vengono forniti dal team “100Cellos”. Nelle ultime reunion abbiamo provato la splendida formula di essere ospitati da famiglie della città in cui si tiene la reunion. In cambio ricevono i biglietti per assistere al nostro spettacolo. Solo i minori, accompagnati dalle proprie famiglie, devono organizzarsi autonomamente nella ricerca di un alloggio.

Come è stata l’esperienza di Macerata? (dal punto di vista umano e dal punto di vista musicale)
Suonare con un mostro sacro del violoncello come Giovanni Sollima, credetemi, è una fortuna che non capita tutti i giorni. La sua grandissima umanità e le sue performance ci fanno rimanere sempre a bocca aperta. Le idee di Enrico Melozzi, poi, sono sempre pazzesche e fuori dagli schemi ed è proprio questo che rende magici i nostri spettacoli. Quando qualcuno mi chiede che cosa trovo di così bello in queste reunion, io rispondo sempre che provo una felicità indescrivibile, perché mi sento avvolta da una campana di vetro in cui aleggiano solo musica e amicizia.
L’esperienza di Macerata è stata la conferma di quanto sostengo: l’unione di persone di uno spessore umano che va al di là di ogni immaginazione, non solo dei musicisti ma anche delle famiglie che ci hanno accolto. Io e le mie figlie, per esempio, abbiamo avuto l’onore di essere ospitate da persone splendide, che ci hanno fatto entrare nella loro casa come se fossimo da sempre di famiglia. E tutto questo solo grazie alla musica, che penso sia l’unico strumento che, attualmente, può generare dialogo interculturale. Basti pensare che sul palco dello Sferisterio si sono esibiti con noi una cantante iraniana quattordicenne, che non può far sentire la propria stupenda voce in pubblico nel suo Paese, e un gruppo di richiedenti asilo politico che ci ha accompagnato con percussioni nell’Inno alla gioia di Beethoven. L’esibizione con la Pfm è stata fantastica: suonare con un gruppo di questo calibro non è da tutti i giorni, soprattutto per le difficoltà ritmiche che comportano i loro pezzi.
A ogni reunion siamo soliti creare dei piccoli flashmob nelle piazze delle città accoglienti. Quello di Macerata, a mio parere, è stato il più frizzante: abbiamo suonato in mezzo alle bancarelle del mercato, bloccando temporaneamente anche il traffico e ricevendo delle infervorate invettive di una vigilessa che ci chiedeva chi ci avesse autorizzato a suonare lì. Il bello è che erano presenti il sindaco e l’organizzatrice del Macerata Opera Festival, perciò se n’è andata con la coda tra le gambe mentre noi continuavamo imperterriti a suonare Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.

Quando e dove si svolgerà il prossimo raduno? Ci andrai?
Un raduno si chiude oggi a Tokio, ma ha partecipato solo una piccola delegazione di violoncellisti italiani. Tutti gli altri sono stati selezionati direttamente in Giappone.
In Italia il prossimo appuntamento si terrà a Pavia il 4 febbraio. Non vedo l’ora di andarci. Ho già chiesto alle colleghe se mi copriranno la classe (io sono insegnante di scuola primaria) e loro, come ogni volta, mi hanno dato il loro assenso con grande entusiasmo. Sono le mie più grandi sostenitrici! Ora spero solo nell’ok della dirigente.

Grazie per la tua disponibilità e… arrivederci a Pavia!

12 agosto 2019

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