ACCADDE OGGI - Il 25 giugno 1837, nasce a Würzburg il violoncellista e compositore Josef Werner

Quando intervisto qualche violoncellista, in genere mi dice che ha iniziato a suonare quando era molto piccolo, che papà e mamma erano musicisti e in casa si viveva a pane e musica, ma non sempre capita così, e non tutti i bambini che vengono affascinati da un violoncello hanno la possibilità di iniziare subito a suonare. Il sogno però resta, custodito in un angolo nascosto del cuore, e capita che, prima o poi, si trasformi in realtà. Così è successo a Michèle Ferron, una simpatica violoncellista canadese che non ha mai smesso di sognare…
Quando e dove hai visto e sentito un violoncello per la prima volta nella tua vita?
Ero veramente piccola, forse 8 anni, quando la mamma della mia migliore amica mi ha portato per la prima volta a un concerto. È stato qualcosa di meraviglioso. Io non vengo da una famiglia dove si ascoltava della musica e in casa non avevamo dischi o strumenti musicali. Questa donna mi ha aperto una finestra su un mondo straordinario che non avrei potuto immaginare senza di lei. Ci aveva preso un abbonamento per i concerti del sabato mattina dell’orchestra sinfonica. Erano eventi organizzati specialmente per i bambini. Lei ha dato il colore della gioia alla mia vita. Mi ha fatto scoprire l’Arte, la Bellezza e la Natura. È stata la persona più importante nella mia vita.

Quando hai deciso di imparare a suonare il violoncello? E perché proprio il violoncello? C’è in particolare un violoncellista o un pezzo per violoncello che hanno fatto nascere in te questo desiderio?
Ho iniziato a suonare nel 2005, un anno più tranquillo dei precedenti nella mia vita professionale e personale. Ho deciso di iscrivermi ad un corso di violoncello. Lo stavo sognando da anni, ma non era stato possibile prima. Purtroppo, ho appena avuto il tempo di cominciare a seguire le lezioni che mi sono ammalata, e ho dovuto smettere, soprattutto per problemi economici. E negli anni successivi sono stata troppo occupata per pensarci. Poi, nel 2017, a Venezia durante un concerto della cantante Flo, mi sono “innamorata” del suo violoncellista, Marco di Palo. Stavo per tornare a casa, sarei partita l’indomani. Appena scesa dall’aereo ho cercato un professore di violoncello e, nella stessa settimana, ho cominciato le lezioni con Alejandro Calzadilla.

Quando hai iniziato a studiare, quali sono state le principali difficoltà che hai dovuto superare? Hai fatto più fatica ad imparare ad usare la mano destra o la mano sinistra?
Ero così ingenua! Sono cresciuta con l’idea che il risultato dipenda solo dello sforzo che si è disposti a fare per raggiungerlo. Ed ero pronta a lavorare sodo. Purtroppo, non funziona esattamente così per le arti… Direi che sono velocemente caduta della mia nuvola rosa. Tutto è stato (ed è ancora!) difficile. Quando mi concentro sulla mano sinistra, l’arco se ne va dappertutto e, quando mi concentro sull’arco, l’intonazione farebbe morire tutti quelli che hanno un orecchio appena sensibile. Per me è difficile mettere tutto insieme. E non parlo dell’interpretazione… Un’altra difficoltà viene della mia età. Ho cominciato a suonare a 64 anni. Avevo già un po’ di dolori qua e là e fare muovere tutti queste vecchie articolazioni non è facile ed è spesso doloroso. Ma il mio professore è un angelo di pazienza e sa adattare le lezioni alla mia situazione.

Sei riuscita subito a trovare l’insegnante che andasse bene per te, o hai dovuto cambiare diversi insegnanti?
Non ho mai cambiato insegnante e non lo voglio fare. Mi conosce bene e, sapendo che non sarò mai capace di suonare molte composizioni complesse, come studi, sonate, etc… mi aiuta con grande attenzione a migliorare piano piano il mio suono. Ci concentriamo su questo.

Quali caratteristiche deve avere, secondo te, un insegnante che insegna ad un adulto?
Pazienza e flessibilità. Perché se il corpo non impara velocemente quanto a sei o dieci anni, la testa va avanti e vorrebbe già sapere tutto. Non posso passare ore e ore ad imparare studi difficili, scale e arpeggi, perché il mio corpo non ce lo fa. Il mio insegnante ha dovuto adattare le lezioni per non farle troppo difficili ma, nello stesso tempo, io ho dovuto accettare di studiare un po’ di tecnica. Non so come fa ad essere sempre così gentile e ripetere sempre le stesse cose. Non so se si comporti nello stesso modo con tutti i suoi allievi (forse io ho la testa troppo dura), ma con me deve ripetere sempre le stesse cose e poi ancora… e ancora.

All’inizio, per capire come dovevi posizionare le mani sullo strumento e come le dovevi muovere, hai guardato come faceva il tuo insegnante, hai ascoltato le sue spiegazioni teoriche o semplicemente hai provato finché non hai ottenuto il risultato che desideravi?
Ho fatto tutto questo e ho guardato anche molti video sul web. Io non sono molto alta e ho dita cortissime, particolarmente i mignoli. Ho dovuto cambiare il violoncello 4/4 con un 7/8. Adesso, suono da quasi tre anni, ma ho ancora problemi con la direzione dell’arco. Mi sono trovata uno grande specchio e provo a guardarmi mentre suono per controllare dove va a passeggiare questo arco a cui sembra piaccia fare del pattinaggio (non artistico) sulle corde. E il mio professore mi deve fare ancora le correzioni a ogni lezione. Io lo osservo, poi provo a fare lo stesso. Poi dimentico ancora…

Hai mai seguito una lezione online? Secondo te quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questo tipo di lezione?
Da quando siamo in quarantena per il Covid, faccio le lezioni online. Meglio di niente… sarei disperata se non potessi più avere le lezioni in presenza: non vedo l’ora di ritornare nello studio del mio professore. Quando ho cominciato le lezioni, mi ricordo che lui mi girava spesso intorno, controllando la mia posizione. Mi sembrava così strano. Certamente non sarebbe stato possibile online. Un’altra cosa è che online non è facile lavorare sulla qualità del suono e così spesso non capisco bene come dovrei fare per migliorarmi. Forse dovrei comprare delle cuffie, non so. Penso che le lezioni online vadano bene per gli studenti avanzati, ma per i principianti non sono l’ideale.

Hai mai provato a suonare con qualcun altro? Se sì, quali sono state le difficoltà da superare e quali le emozioni che hai provato?
Ho suonato una volta a Venezia con alcuni amici principianti come me: un violoncellista, un violista, una violinista e una flautista. È stato qualcosa di molto intenso. La prima difficoltà è stata distinguere nell’insieme il suono del mio strumento: non sapevo più se stessi suonando le note giuste o no. Poi, c’è il ritmo… da sola posso rallentare o accelerare come voglio, ma con gli altri… mi sentivo completamente persa. Di più era uno spartito che stavamo tutti leggendo a prima vista. Ma, alla fine, ho capito che suonare con altri strumenti rende la musica più ricca, più profonda. E mi è piaciuto tanto vivere questi momenti. Da me, purtroppo, non conosco nessun musicista per rifare l’esperienza.

Quali pezzi hai adesso sul leggio e quali vorresti riuscire a suonare in futuro?
Adesso sto imparando la Sonata Prima di Giovanni Battista Platti. Sto anche provando il primo capriccio di Dall’Abaco, l’Ave Maria di Schubert, per imparare il vibrato, e uno studio di Schroeder. E poi le scale. La musica che preferisco è quella del barocco italiano. Vorrei suonare tutto questo, soprattutto Lanzetti, Vandini, Pericoli, Giminiani, etc… La cosa migliore per me sarebbe rinascere nel corpo di un violoncellista nella mia prossima vita, perché in questa temo che non avrò tempo di diventare abbastanza brava per suonare questi brani.

Internet dà oggi ai musicisti grandissime possibilità di allargare i propri orizzonti scoprendo anche repertori poco noti. Quali sono le composizioni che ritieni più belle fra quelle che hai scoperto più recentemente?
Devo dire che il sito MyCello mi ha fatto scoprire il repertorio del violoncello. Non ne sapevo quasi niente prima di cominciare a suonare. Ogni giorno ci trovo qualcosa di nuovo e bellissimo. Poco fa ho scoperto così Leonardo Leo e Berteau. Ho anche scoperto Angelo Maria Fioré e Diego Ortiz in un corso Early Italian Cello con Elinor Frey. L’anno scorso ho conosciuto Miaskosky, Rontgen, Pejacevic e tanti altri.

Visto che ti piace in particolare la musica barocca, se qualcuno che non ha mai ascoltato questo genere di musica ti chiedesse il consiglio su un autore da ascoltare, quale gli consiglieresti? E quali composizioni in particolare?
Non sarei capace di consigliare solamente uno. Ma sono sempre eccessiva! Mi sentirei una traditrice a suggerire solamente Vivaldi o Porpora o Willem de Fesh, etc… Questa musica mi parla dolcemente al cuore. Ne ho bisogno ogni giorno.

C’è un violoncellista in particolare che hai ascoltato dal vivo e che apprezzi particolarmente? E qualche violoncellista che ti piacerebbe avere la possibilità di ascoltare dal vivo?
Il primo violoncellista che ho ascoltato in concerto è il grande YoYo Ma, tanti anni fa. Era giovane allora e così vivo sul palcoscenico. Suonava guardando gli altri musicisti dietro di lui con grandissimi sorrisi e io mi chiedevo come facesse a suonare e fare quasi conversazione con gli altri nello stesso momento. Una sera indimenticabile! Allora ho sentito una grande voglia per imparare a suonare il violoncello, ma non era possibile, con la vita professionale intensa che stavo vivendo. Adesso i concerti che mi piacciono di più sono quelli in piccole sale, come quella dello Squero a Venezia o nelle Sale Apollinee della Fenice. Mi sento più vicina, sia agli artisti sia alla musica.

So che tutti gli anni vieni in vacanza in Italia, a Venezia, e che non perdi le occasioni che si presentano per ascoltare concerti. C’è qualche concerto veneziano che ti ha lasciato un ricordo particolare?
L’anno scorso ho sentito il gruppo l’Arte dell’Arco. Una bella complicità tra i musicisti e la mia musica preferita. Cosa potrei chiedere di più?

So che quando vieni in vacanza in Italia non rinunci a studiare il violoncello e che hai trovato un modo “creativo” per non far correre rischi al tuo strumento durante il viaggio. Puoi spiegare ai nostri lettori come è il tuo “violoncello portatile” e come te lo sei procurato?
Da 2012 vado in Italia ogni anno per le vacanze. Quando ho cominciato a suonare ho sentito un forte conflitto tra le mie due passioni: Venezia e il violoncello. Il mio professore mi ha allora parlato della possibilità di avere un violoncello da viaggio. Ho cercato sul web e così ho scoperto il mio Prakticello. È un oggetto interessante, ideato da Ernest Nussbaum, un signore americano che fabbricava gli strumenti a casa sua. Dal mio liutaio ho fatto migliorare il ponte. Il vantaggio è che si può “smontare e rimontare” ed è quindi facilissimo da trasportare. Per dire la verità, non ha un suono granché, ma è perfetto per me, perché non disturbo i miei vicini di casa nell’appartamento che affitto. Alla mia età, non ho tanti anni davanti a me per studiare e non posso smettere alcune settimane di suonare, perché dimenticherei tutto. Allora, viaggio con il “Vittorino” (questo è il nome che ho dato al mio Prakticello). Ma, quando torno a casa, che gioia ritrovare il mio violoncello vero!

Sulla base della tua esperienza, se qualcuno ti dicesse che ha intenzione di iniziare a suonare il violoncello, che consigli gli daresti?
Prima di tutto, soprattutto se la persona non è più giovane, è importante che abbia tanta determinazione, perché non sarà facile e ci vorrà molto tempo. Senza queste due condizioni non vale la pena di pensare al violoncello. Ma è il più bel regalo che qualcuno si possa fare. La musica è una presenza incredibile. Non so se fa parte di me o se faccio parte io di lei, ma siamo insieme per sempre.

Grazie Michèle Ferron per aver accettato di condividere con noi il tuo sogno! Speriamo che tu possa tornare presto nella Venezia che tanto ami, ad ascoltare musica e a studiare senza disturbare i vicini, con il tuo “Vittorino”.

11 maggio 2020

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