ACCADDE OGGI - Il 10 febbraio 1702, nasce a Torino il compositore e violinista Jean-Pierre Guignon

Marta Lucchi


L’odore buono del legno porta la mia mente fra le montagne, e per un attimo resto come incantata. Marta Lucchi sta parlando con una ragazza. Fra loro un archetto. Giro gli occhi per la stanza e vengo affascinata dai mazzi di crini appesi sotto una fila ordinata di archetti, che fanno bella mostra di sé, alle spalle di un violoncello. In un angolo, un contrabbasso aspetta pigro i crini di un archetto che mettano in vibrazione le sue corde. Mentre il mio pensiero vola lontano, Marta mi richiama alla realtà, con il suo sorriso e la sua gentile accoglienza.
Andiamo a vedere la scuola?

Fra l’Emporio Lucchi, in via Monteverdi 18, e Palazzo Mina-Bolzesi, sede dell’Academia Cremonensis, ci sono solo pochi passi, sufficienti perché Marta inizi a darmi del tu, raccontandomi di suo padre: gli studi in Conservatorio, il contrabbasso, il lavoro in Teatro a Bologna, l’insegnamento, il trasferimento a Cremona della famiglia…
Siamo cinque fratelli. Il primo, Massimo, è nato a Verona. Io sono nata qui, a Cremona. Per mia madre è stato spesso difficile cavarsela da sola: non aveva parenti su cui contare, e papà era sempre impegnato nel lavoro e con l’insegnamento. Insegnare gli piaceva moltissimo, perché gli piaceva condividere con gli altri ciò che aveva imparato ed era sempre curioso di imparare a sua volta dagli altri. Poi, poco prima che papà morisse, il corso professionale di archetteria, che gli era stato affidato nel 1976, fu chiuso, e per papà fu motivo di grande sofferenza… È per questo che noi fratelli, dopo la sua morte, abbiamo raccolto l’eredità del suo sogno, ed abbiamo aperto l’Academia Cremonensis per mantenere in vita la sua scuola.

Entriamo in Palazzo Mina-Bolzesi, bellissimo esempio di architettura neoclassica. Sulla destra, l’accesso alla scuola. Ci accoglie un ragazzo alle prese con la lavorazione di un violoncello. Quindi non ci son solo corsi di archetteria?
In effetti l’archetteria è il nostro settore più specifico: qui insegniamo in particolare il metodo Lucchi, cioè il metodo messo a punto da mio padre per la costruzione degli archetti. Abbiamo però anche un corso di liuteria.

A piano terra un corso e al primo piano un altro?
No. Gli spazi sono sfruttati in modo molto elastico, adattandoli alle esigenze del momento. A piano terra, abbiamo un ambiente più spazioso, dove di solito accogliamo le scolaresche desiderose di scoprire i segreti di un archetto ma, quando ne abbiamo bisogno, collochiamo dei tavoli di lavoro anche qui.

Al primo piano, nel silenzio più assoluto, gli allievi sono tutti intenti al loro lavoro. Ciascuno ha un suo tavolo, ma come mai stanno tutti facendo cose differenti? 
Gli allievi che seguono i nostri corsi arrivano da tutte le parti del mondo, in momenti differenti dell’anno. Il corso proposto dall’Academia è biennale, ma ciascuno studente lo inizia quando vuole, e per lui viene poi costruito un percorso individualizzato che tiene conto delle sue aspirazioni e del suo livello di partenza. Alcuni degli studenti partono da zero ed iniziano il corso imparando ad usare una lima mentre si costruiscono i loro strumenti di lavoro. Altri arrivano con alle spalle già un’esperienza di liutaio. C’è perfino chi sa già costruire archetti, ma vuole imparare a farlo con il metodo Lucchi. Tutti lavorano fianco a fianco, seguiti dal maestro che suggerisce, consiglia, controlla. C’è chi vuole imparare a fare archi di ogni tipo e chi, a priori, ha già deciso che non vuole imparare a costruire gli archi per contrabbasso. Uno degli studenti che stanno seguendo ora i corsi ha deciso che il suo obiettivo è riuscire a costruire un quintetto di archetti: due per violino, uno per viola, uno per violoncello e uno per contrabbasso.  Ed è a buon punto.

Dalla luce delle stanze dove sono all’opera gli archettai, passiamo al buio delle stanze dove sono al lavoro i liutai. Anche qui regna il più assoluto silenzio. Una ragazza, timidissima, accarezza il legno del violoncello che sta costruendo, un ragazzo è già intento alla rifinitura di un violino, mentre un altro ha ancora in mano la forma. Ma questi ragazzi, che vengono da tutte le parti del mondo, riescono a comunicare fra loro?
Magari all’inizio, quando sono appena arrivati, fanno un po’ fatica, ma poi imparano abbastanza rapidamente l’italiano. I ragazzi qui in Academia, quando non hanno qualche lavoro particolare da finire, sono impegnati solo la mattina e quindi hanno tutto il tempo, nel pomeriggio, di seguire dei corsi di italiano, ed in genere lo imparano volentieri. Del resto, per imparare il movimento giusto delle mani sul legno, servono forse più gli occhi delle parole.

Torniamo alla luce nella zona degli archettai. Gli allievi sono usciti per una pausa e ne approfitto per chiedere ancora qualcosa a Marta. Come si ottiene la giusta curvatura di un archetto e come lo si rende così lucido?
Per curvare l’archetto si utilizza un getto di aria calda che, ovviamente, va posizionato nel punto giusto della bacchetta. Per evitare che il legno si secchi è necessario proteggerlo. Così come, quando l’archetto è pronto, il legno viene protetto lucidandolo con la gommalacca, perché la vernice ridurrebbe l’elasticità del legno e quindi la qualità dell’arco. La gommalacca non solo protegge, ma evidenzia le differenti sfumature di colore del legno. Anche i crini di cavallo, usati al naturale, come amava fare mio padre, hanno delle sfumature di colore sempre diverse e contribuiscono a rendere ogni archetto unico.

Uscendo passiamo da una sala accogliente, dove un pianoforte nella penombra sembra attendere il momento di poter fondere la sua voce a quelle che stanno prendendo forma nel buio e nella luce delle stanze accanto.
Non c’è dubbio: qui il tempo scorre ad un’altra velocità.

15 febbraio 2018

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