ACCADDE OGGI - Il 10 febbraio 1702, nasce a Torino il compositore e violinista Jean-Pierre Guignon

Ida Riegels


Buongiorno Ida. Grazie per la tua disponibilità a questa intervista. Grazie per l’attenzione al nostro sito web.
Buongiorno e grazie a te per avermi contattato.

Brevemente, ci puoi descrivere l’ambiente familiare in cui è nato il tuo interesse per il violoncello? I tuoi genitori erano musicisti? O ci son stati altri musicisti nella tua famiglia, come nonni o altri parenti?
Sono cresciuta nella miglior possibile per una bambina interessata alla musica. Nell’albero genealogico della mia famiglia ci sono compositori, cantanti d’opera, pianisti ed altri artisti. I miei nonni si sono incontrati nell’orchestra giovanile ed entrambi i miei genitori suonano diversi strumenti nel tempo libero. In casa mia ho avuto a disposizione ogni tipo di strumento ed ho potuto scegliere quello che mi piaceva di più. Il mio primo strumento è stato il flauto, che ora suono anche a livello professionale. In famiglia siamo quattro sorelle e quando la mia sorella minore ha iniziato a suonare il violoncello mi sono innamorata a prima vista di questo strumento. Andavo ad ascoltare le sue lezioni alla scuola di musica e mi esercitavo a suonare il violoncello segretamente, a casa, quando pensavo che nessuno mi sentisse. Ovviamente i miei genitori se ne accorsero ben presto e, dopo un po’, mandarono anche me a prendere lezioni alla scuola di musica. Allora non avevo idea di quali esperienze sorprendenti possa offrirti questo strumento e non immaginavo nemmeno che avrei viaggiato per migliaia di Km in bicicletta in compagnia di questo strumento ingombrante e raro. C’è una domanda che viene spesso fatta ai violoncellisti: “Non ti penti di non aver scelto un strumento piccolo come il flauto?” Me lo chiedono soprattutto quando sono sulla mia bicicletta. Ma io la penso ancora come quando ero una bambina: non mi sono certo pentita di aver scelto lo strumento più bello del mondo!

Dove ti sei formata come violoncellista? In quale Conservatorio? Chi sono stati i tuoi primi insegnanti?
Il mio primo insegnante, Örnólfur Kristjánsson, veniva dall’Islanda. Condivideva con me completamente l’amore per il violoncello. Alle sue lezioni arrivavo sempre in anticipo, per avere la possibilità di ascoltare, attraverso la porta, anche la lezione dello studente precedente. Aveva un’abilità speciale che è rimasta un mistero per me. Io e mia sorella usavamo lo stesso violoncello (un vecchio strumento costruito nel 1761, che era stato della nostra nonna,). Mia sorella faceva lezione prima di me e lasciava il violoncello a scuola fino a quando facevo lezione io. Il nostro insegnante apprezzava molto il nostro violoncello, e qualche volta lo suonava nell’intervallo fra le nostre due lezioni. Il fatto inspiegabile è che io ero sempre in grado di dire se il mio maestro aveva o non aveva suonato il mio violoncello: se lo aveva suonato, il violoncello aveva una risposta all’arco molto più rapida e una maggiore potenza di suono. Se gli chiedevo se l’aveva suonato, mi rispondeva semplicemente sì o no, ma nemmeno lui sapeva spiegarsi ciò che accadeva al violoncello. Più tardi ho studiato alla Royal Danish Academy of Music di Copenhagen. Ho avuto insegnanti molto qualificati. Fra questi c’erano Morten Zeuthen e Jakob Kullberg. Entrambi sono riusciti a trasmettermi la loro esperienza musicale, anche se in modi differenti. Il prof. Zeuthen aveva la capacità di farti suonare ad una velocità doppia di quella che tu ritenevi di poter raggiungere, semplicemente accompagnandoti al pianoforte. Jakob Kullberg invece si trovava sempre a far lezione circondato da un gruppo di studenti: il suo modo di soffermarsi sui dettagli, nell’insegnare l’utilizzo dell’arco e l’intonazione, era così avvincente che tutti gli studenti seguivano anche le lezioni degli altri.

Dopo il Conservatorio, hai frequentato corsi di perfezionamento? Con chi? Qual è stata la loro influenza sul tuo modo di vivere la musica?
Dopo il Conservatorio ho avuto la possibilità di seguire delle lezioni indimenticabili del violoncellista olandese Anner Bylsma. Ricordo in particolare una cosa che mi ha detto: “Un insegnante è una persona che frequenti una volta alla settimana, ma spesso la vita ti offre le lezioni più importanti nei modi più impensati, come un libro che leggi, o il commento di un tuo amico che non è un musicista.” Questo mi ha molto aiutato a capire che, per fare musica, non sono importanti solo le innumerevoli ore di esercizio tecnico e teorico, ma è importante creare e conservare uno stretto legame fra la musica e la vita. Per me è stata questa la chiave d’accesso alla magia della musica

Quali sono state le tue prime esperienze con il pubblico? Con chi hai suonato?
Era primavera e avevo 8 anni. Avevamo un tour di concerti con l’orchestra della scuola di musica ed era la prima volta che suonavo per un grande pubblico. Suonai un pezzo veloce da solista con il flauto, accompagnata al pianoforte da Kæthe Kristiansen, la mio amatissima insegnante. Un’insegnante che sa veramente preparare e motivare i suoi studenti con sfide. Quella settimana non frequentammo le normali lezioni a scuola, ma viaggiammo in autobus perché eravamo impegnati per numerosi concerti al giorno. Ricordo quel tour come un’esperienza bellissima, un primo assaggio di quella iniziai a desiderare fosse la mia vita.

In breve: quale è l’interesse nel tuo paese per il violoncello?
Quando dici che suoni il violoncello, il commento più frequente in Danimarca è: “Che meraviglia! È il mio strumento preferito!” Penso che il violoncello sia molto popolare in Danimarca. Forse perché è in sintonia con l’atmosfera invernale danese. Può essere abbastanza freddo e buio qui in inverno e la voce malinconica del violoncello è in sintonia con questa atmosfera.

Quali sono i tuoi programmi futuri? Almeno quelli più vicini.
Per i prossimi due anni ho cinque progetti:
– Il primo è un tour in Danimarca nel maggio 2019. La Danimarca non è molto grande, ma sarà comunque un tour di 500 km e più di 33 concerti in un mese…!
– Il secondo è la registrazione di un CD con un’etichetta discografica danese. Saranno le mie composizioni ispirate a Bach e una delle Suite per violoncello di Bach.
– Il terzo è un tour di concerti su un tandem. Ho un invito a suonare a Berlino e troverò una pianista disposta a condividere una bicicletta per 500 Km e suonare in chiese e castelli lungo la strada per Berlino.
– Il quarto è costruire un altro violoncello. Il violoncello che sto suonando ora è ispirato al modello Montagnana e l’ho costruito l’anno scorso. Non l’ho ancora verniciato, ma ha un suono così meraviglioso che non posso smettere di suonarlo! Il prossimo violoncello sarà ispirato al Simpson 1777 di Guadagnini. Ho suonato alcuni strumenti di questo modello e ne ho apprezzato il suono caldo e profondo, ma al tempo stesso potente. Costruire un violoncello è un progetto impegnativo: ci vogliono circa 800 ore.
– Il quinto progetto è il progetto “Trading Cello” nel 2020. Viaggerò per l’Europa con un biglietto interrail e vedrò cosa si può ottenere in diversi paesi in cambio di una Suite di Bach. Forse una tazza di tè a Londra e una specialità locale a Roma? I suggerimenti sono bene accetti.

Ed ora, forse, la domanda più interessante: perché l’interesse per la bicicletta? Perché proporre il tuo strumento avvicinando paesi e genti diverse pedalando e non con altri mezzi, anche meno faticosi?
Amo davvero moltissimo la musica classica e la musica classica è sempre al centro dei miei pensieri. Penso alla musica di Bach in una vecchia chiesa. Solo un violoncello che suona in un ambiente molto vasto. L’aria è piuttosto fredda e si respira il profumo di antico dei muri di pietra umidi e polverosi. A chi non piacerebbe? Amo andare in bicicletta e mi piace suonare in pubblico. In Danimarca è molto comune andare in bicicletta, dovunque. Capita di vedere anche il primo ministro danese che va al lavoro in bicicletta. Penso che non sia un frequentatore abituale delle sale da concerto, ma certamente è un appassionato di bicicletta. Portando il violoncello sulle strade, penso di poter incontrare più persone che, una volta conosciuto il violoncello, possano avvicinarsi anche alla musica classica. C’è un inaspettato vantaggio combinando ciclismo e concerti: penso che la maggior parte dei violoncellisti conosca le sfide di suonare Bach. Si suona sempre a memoria e spesso ci sono delle parti difficili da memorizzare. Ho contato il numero delle note e ho scoperto che si tratta di più di 10.000 note da ricordare. Quello che ho scoperto con la bicicletta è che nella vita possiamo superare i nostri limiti. Memorizzare Bach diventa così facile, come viaggiare in mezzo alla natura.

Brevemente: quale è stato il tuo percorso? Quanti Km hai pedalato ed in quali stati?
Ho iniziato nella Alpi svizzere a 2.500 m sopra il livello del mare. Lì ho suonato all’aria aperta, sulla neve. Dalla Svizzera ho attraversato il Liechtenstein e l’Austria. Poi sono andata in Germania, da lì sono passata per la Francia e l’Olanda, fino al Mare del Nord. In complesso ho pedalato per 1200 km suonano in 36 concerti nell’arco dio due mesi. Ho portato con me solo il mio violoncello, la mia bici e 10 kg di bagagli.

La bicicletta è una macchina perfetta, ma nello stesso tempo la più essenziale, quasi la più povera. Inspiegabilmente, però, nel mondo esistono milioni di appassionati sportivi che praticano questo sport e che seguono i grandi Tour internazionali, le classiche del ciclismo. Questo sport conserva un fascino leggendario anche a dispetto della sua semplicità: i campioni del passato sono vivi nella storia. Ci può essere una relazione con uno strumento, il violoncello, al contrario complesso da studiare, che richiede tecnica e anni di preparazione?
Questa è una domanda interessante. Per me ci sono delle affinità fra andare in bicicletta e suonare uno strumento. Quando padroneggi un brano musicale, hai una buona memoria uditiva. Potremmo dire che hai un ricordo melodico del pezzo. Hai anche una memoria visiva, di come appare la musica sullo spartito, battuta dopo battuta. E poi hai la memoria fisica, o la memoria muscolare del brano: puoi effettivamente suonare senza pensarci, perché le tue dita sanno dove andare. E questo tipo di memoria è molto simile al ciclismo. La bicicletta è così semplice, ed è la memoria muscolare che usi. Non ti dimentichi mai come si fa, anche se non lo fai da anni. Con la musica che conosci molto bene è la stessa cosa. Appena riprendi in mano quel movimento della quarta Suite di Bach che non hai suonato per anni, le tue dita ricordano tutto, e una nota segue l’altra con naturalezza. È una memoria muscolare, come quella che si usa per andare in bicicletta.

La musica richiede preparazione, ma anche “contaminazione” dall’ambiente, relazioni. La bicicletta può favorire questo contatto non mediato con un mondo da descrivere suonando?
Penso proprio di sì. C’è qualcosa di molto musicale nel flusso di scenari che passa quando si pedala. Alcune persone cantano sotto la doccia ed altri cantano sulla bici. Per me andare in bicicletta è il momento migliore per l’ispirazione. Compongo anche, e molto spesso mi viene in mente un’idea per un tema musicale quando sono in bicicletta. Non è molto pratico, perché non si sa dove annotarlo? A volte lo registro sul mio telefono mentre sto pedalando, e poi corro a casa a provarlo con il violoncello.

Che tipo di risposte hai avuto, nei diversi luoghi, proponendoti come ciclista e violoncellista? Come sei stata accolta?
Gli organizzatori di un mio concerto in Germania mi hanno detto che inizialmente pensavano che la mail che avevo inviato per proporre il concerto fosse spam. Trovavano veramente troppo insolito fare un tour in bicicletta. Poi però hanno ascoltato il video allegato. Allora mi hanno invitato per un concerto ed hanno anche invitato la TV locale. Gli americani sembra pensino che sia molto pericoloso andare in bicicletta con un violoncello. E in effetti hanno ragione perché negli Stati Uniti le strade sono molto trafficate e non ci sono piste ciclabili. Molte persone ritengono che sia impossibile trasportare uno strumento così grande in bicicletta senza correre rischi. Ho però anche trovato un ragazzo italiano che mi ha detto che girare il mondo in bicicletta con un violoncello fosse un ottimo modo di dare un senso alla propria vita. Un po’ come facevano una volta i trovatori.

Ed ora la domanda più difficile: ma tu, quando ti capita di forare una gomma, sai ripararla o devi cercare un passaggio fino al paese più vicino, per ottenere un aiuto?
Quando viaggio in bicicletta per un tour di concerti cerco sempre di portare con me solo lo stretto indispensabile. Per esempio, solo due cambi di vestiti e un abito da concerto poco ingombrante. Imparo tutto a memoria per evitare di dover portare con me spartiti e leggio. In totale porto 10 kg di bagaglio, ma la cosa più importante che porto con me sono i 500 g di attrezzi per la riparazione della bici. Finora sono stata sempre molto fortunata e non ho mai dovuto riparare una gomma forata ma, se mi capitasse, sarei in grado di ripararla!

Grazie ancora per essere stata pazientemente con noi e per aver risposto alle nostre domande. Gli auguri migliori per la tua carriera di violoncellista e di ciclista.
Grazie mille per le tue interessanti domande e i migliori auguri per il futuro del tuo sito web. Segui i miei progetti sul mio sito

11 gennaio 2019

 

 


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