
Buongiorno Alessio Pianelli. Grazie per l’interesse rivolto al nostro sito web ed ai nostri lettori.
A che età si è avvicinato alla musica? In famiglia qualcuno già suonava il violoncello o qualche strumento?
La musica ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Ho cominciato da bambino, al pianoforte, giocando con papà, pianista jazz. A 10 anni è avvenuto l’incontro con il violoncello e con il mio primo maestro, Giovanni Sollima.
Ci può parlare brevemente degli studi, fino al diploma e dei suoi primi insegnanti?
Fino al diploma ho studiato solamente con Sollima. L’incontro avvenne nel conservatorio della mia città, Trapani.Dopo qualche anno lui si trasferì al conservatorio di Palermo e ovviamente lo seguì fino al diploma, nel 2007. L’ho sempre visto come un papà. Non mi ha mai imposto nulla, non mi ha mai detto di studiare o, anche negli anni vicini al diploma, imposto un’arcata o diteggiatura. Giocava con me, affrontavamo la tecnica direttamente sui brani di repertorio. Mi ha sempre spinto a essere curioso, a trovare sempre il maggior numero di soluzioni possibili a un singolo problema, a non fissarmi solamente sul violoncello e sui metodi classici. Ha insomma cercato di sviluppare più punti di vista possibili, così da essere libero di trovare le “mie” soluzioni, seguendo principalmente il mio istinto.
Dopo il diploma come ha perfezionato la conoscenza del violoncello?
Dopo il diploma, restai in Sicilia un anno per ultimare gli studi liceali, qualche Masterclass con Mario Brunello, Massimo Polidori, Maria Kliegel, e Reinhard Latzko, l’esperienza di un anno da primo violoncello all’orchestra 1813 del Teatro Sociale di Como e poi l’incontro con Thomas Demenga che mi invitò a studiare con lui all’Hochschule für Musik di Basilea. Demenga mi accolse facendomi sentire tutto il suo apprezzamento per la mia “libertà”, riuscendo a guidarmi verso la direzione del rigore accademico, evitando però vie traumatiche. Mi ha insegnato l’importanza della semplicità, della chiarezza e dell’onestà, oltre a non essere ossessionato dalla carriera e dal risultato a breve termine, concentrandomi soprattutto sul processo di apprendimento.
Nel suo Curriculum sono già presenti dei riconoscimenti importanti: ci ricorda i principali?
I riconoscimenti più importanti per me sono quelli più semplici e meno appariscenti. Ricordo le lacrime di una signora e il suo abbraccio fortissimo, durato un’eternità, dopo un concerto in Ucraina pochi mesi fa, o anche gli occhi di un’allieva e il suo “Grazie” alla fine di una mia Masterclass nell’estate del 2016. E’ quando mi rendo conto di aver davvero mosso il cuore di una persona che realizzo il profondo valore della mia musica. Se invece parliamo di riconoscimenti utili a facilitare la mia carriera, i più importanti sono sicuramente stati i Premi ai concorsi Janigro, Mazzacurati, il Premio Renzo Giubergia e il Borletti Buitoni Fellowship.
Ci può parlare delle sue incisioni su Cd: con quali etichette ha lavorato? Ha altri progetti nel prossimo futuro?
Ho inciso musica da camera per Claves, Nami Records, e Concerto. Collaboro inoltre stabilmente con Almendra Music, etichetta siciliana nata nel 2012 con cui ho già inciso un Cd per violoncello e pianoforte dedicato a Beethoven, Brahms e Hindemith e due cd, “Prelude” e “Sulla Quarta” per violoncello solo. Questi ultimi due fanno parte di un progetto di 6 album. Ogni Cd prevede la presenza di una suite di Bach, accostata a musica contemporanea o del ‘900 per lo più inedita. Si tratta dunque di un’integrale delle Suites, ma dipanata negli anni: un percorso in grado di raccontare la crescita intellettuale, timbrica e umana di un musicista tra i suoi venti e trent’anni d’età. Un percorso di otto o nove anni in cui, album dopo album, una di queste pietre miliari della storia della musica per violoncello, è affiancata alla musica del secolo appena passato e a quella appena nata, di oggi, vicina alla cultura e alle percezioni di un ragazzo nato in Sicilia nel 1989. In più sto lavorando a un Cd per violoncello e orchestra che, grazie alla collaborazione nata con la Borletti Buitoni di Londra, uscirà nel 2020.
So che ha suonato anche a Bergamo, al Festival Internazionale del Violoncello dedicato ad Alfredo Piatti: che ricordo ha? Alfredo Piatti è un riferimento per la sua musica?
Piatti è ovviamente un riferimento. Ha sviluppato enormemente la tecnica del nostro strumento e ha fatto la sua fortuna emigrando in Inghilterra. Un esempio anche per i giovani del nostro tempo. Suonare in sala Piatti, al cospetto di quell’enorme ritratto del Maestro è stato un onore e mi ha anche dato un certo senso di responsabilità.
Lei è anche compositore affermato: è un aspetto importante della sua carriera? Ci descrive brevemente il suo impegno in questo ambito?
La composizione è parte fondamentale della mia vita. Il violoncello è movimento: aerei, treni, sale da concerto, sale prove, cene, compagnia. E’ l’elemento principale che ogni giorno mi porta ad essere in contatto con la gente e con il mondo esterno. La composizione è invece quell’elemento meditativo che mi permette di godermi lo stare da solo chiuso in casa per giorni, ascoltare le mie emozioni e i miei pensieri per poter mettere tutto su carta e per poter davvero evolvere. Ho cominciato a comporre per me stesso, per studiare e per sviluppare la mia immaginazione e la mia coscienza musicale affinchè il mio modo di suonare potesse raggiungere livelli che il solo studio sullo strumento non poteva permettere.
Ben presto però sono arrivate commissioni, inviti come “composer in residence” e allora ho cominciato a comporre anche per il pubblico. La mia ultima commissione in ordine di tempo è arrivata dall’ orchestra filarmonica di Zurigo che mi ha chiesto un brano per violoncello, arpa e orchestra da eseguire nel Marzo 2020.
Quale violoncello suona e come è arrivato a questa scelta?
Adesso suono un Evasio Emilio Guerra, un violoncello degli inizi del ‘900. Sono molto grato al mecenate che me lo ha affidato perché è un bellissimo strumento, dalla grande proiezione sonora che mi permette una certa “comodità” in qualsiasi tipo di acustica. Devo però ammettere che non ho ancora trovato il violoncello che abbia la “mia” voce. Ho chiaramente un colore in mente, con tutte le sue sfumature, e aspetto con curiosità il giorno in cui io e quel violoncello ci incontreremo!
Grazie veramente per la sua disponibilità. Gli auguri migliori per la sua carriera di musicista e di compositore.