ACCADDE OGGI - Il 10 febbraio 1702, nasce a Torino il compositore e violinista Jean-Pierre Guignon

Giuliano Zugliani


A Cremona in uno degli stand di Cremona Musica, incontro Giuliano Zugliani, Ispettore forestale e comandante della Foresta Demaniale di Paneveggio, nella Provincia Autonoma di Trento. Alle sue spalle delle belle foto di alberi e montagne. Mi presento e poi gli chiedo qualche informazione sulle caratteristiche di questa foresta davvero speciale. Risponde volentieri alle mie domande.
Prima di tutto, dove di trova la Foresta di Paneveggio, e quali sono le sue caratteristiche?
La Foresta di Paneveggio, nota anche come “Foresta dei Violini”, si trova in Trentino ai piedi delle Pale di San Martino. La Foresta si estende per 5000 ettari, di cui 3000 a bosco. Il rimanente territorio è occupato da pascoli, tundra alpina e pareti rocciose delle montagne che la circondano. La Foresta è composta interamente da conifere, con più del 90% di abete rosso e il rimanente 10% di larice e pino cembro. Dal punto di vista altimetrico, la Foresta si sviluppa tra i 1500 e i 2000 metri di quota, per cui è considerata una Foresta di tipo subalpino e, dato il suo clima di tipo continentale, qui trova le sue condizioni climatico ecologiche migliori l’abete rosso, che domina in modo incontrastato. La gestione forestale del bosco viene curata da noi forestali seguendo i criteri dettati dalla selvicultura naturalistica. La scelta degli alberi da tagliare viene fatta cercando di favorire principalmente la rinnovazione naturale, favorendo la crescita delle piante con migliori caratteristiche genetiche e creando una struttura del bosco il più possibile diversificata, con gruppi di piante di diverse età e, dove possibile, una mescolanza tra specie diverse. Gli alberi più “anziani” arrivano ad avere anche 200/250 anni, e sono un po’ i bisnonni del bosco, ma accanto a loro, ci sono gli alberi nonni, gli adulti, i giovani, gli adolescenti, i bambini e i neonati. Esattamente come accade in una famiglia. C’è l’albero che è nato in una posizione particolarmente “felice”, che cresce dritto e forte e vive molto a lungo, e quello che ha avuto la sfortuna di nascere da un seme che si è infilato fra due rocce, che cresce esposto ai venti e porterà nel suo tronco contorto i segni della dura lotta che ha combattuto per sopravvivere, ma in un ecosistema forestale stabile ed in equilibrio ecologico entrambe le piante sono importanti. Le funzioni del bosco sono le più disparate e non solo quelle economiche, si va dalla protezione del suolo, alla funzione paesaggistico ricreativa a quella di darci ossigeno e fissare l’anidride carbonica e non ultima quella culturale: sempre più nel bosco si fa cultura, attraverso percorsi guidati, conferenze, e negli ultimi anni anche concerti, per dare risalto ad uno dei prodotti d’eccellenza di questa Foresta, il legno di abete rosso di risonanza.

Ma allora il bosco non ha solo una funzione economica? E’ quindi, simile ad una grande famiglia di alberi, dove la vita si svolge come in una comunità; gli alberi adulti  proteggono aiutano e difendono quelli più piccoli?
Certamente, gli alberi che formano un bosco naturale vivono formando delle famiglie più o meno grandi, che noi forestali chiamiamo “collettivi” e “micro collettivi” a seconda la loro ampiezza. Queste comunità di alberi tra loro interagisco attraverso il sistema radicale, che favorisce la loro stabilità e lo scambio di sostanze nutritive, e al contempo, unendo le loro chiome, formano una solo grande chioma che li protegge dal vento e dal carico della neve d’inverno.  La foresta è un ambiente complesso, magico e meraviglioso. Noi forestali ne siamo consapevoli e siamo orgogliosi di conoscerne quasi ogni aspetto.

Questi alberi crescono anche ad alta quota, in questa Foresta la stagione vegetativa è piuttosto breve. In che modo il clima e la morfologia del territorio influenzano i ritmi della loro crescita?
A Paneveggio la stagione vegetativa va generalmente da maggio a settembre. In questo periodo gli alberi svolgono al massimo le loro funzioni vegetative, crescono, producono fiori, si riproducono ed infine rilasciano i loro semi. Nei rimanenti mesi dell’anno le piante sono come in una specie di letargo, diminuisce il circolo della linfa e rallentano tutte le funzioni vitali. La brevità del periodo vegetativo favorisce però la formazione di anelli di accrescimento molto stretti, caratteristica tecnologica peculiare per avere un ottimo legno per liuteria. Un famoso detto tedesco afferma che “non c’è musica senza il bosco di montagna” e questo, se riferito alla nostra Foresta, è certamente vero.

Quando gli uomini hanno scoperto che questi alberi avevano delle caratteristiche diverse da quelle degli altri alberi ed hanno iniziato a sfruttarli per costruire strumenti musicali?
Certamente già dal 1600: i grandi maestri liutai di Cremona conoscevano le caratteristiche del legno proveniente da questa Foresta da questa valle, e lo utilizzavano per la costruzione dei loro migliori strumenti musicali. Si dice che Stradivari venisse qui di persona a scegliersi gli alberi, ma quasi certamente è una leggenda. A quei tempi, il legname veniva portato verso le valli e la pianura tramite la fluitazione sui torrenti e poi i fiumi. Di certo molti strumenti famosi, da analisi dendrocronologiche eseguite suggi stessi, sono stati costruiti con questo legno leggero, elastico e privo di difetti. Questo fa sì che, da allora, migliaia di liutai hanno continuato ad usare questo legno per l’eccellenza delle sue caratteristiche tecnologiche.

Ma gli abeti rossi che crescono qui sono tutti “alberi di risonanza”? Quale è la parte migliore in un albero?
No di certo. Gli alberi di risonanza sono una piccola percentuale, circa 1% delle piante che vengono tagliate. La quantità maggior del legno prodotto viene impiegato in altri settori quali la falegnameria, l’industria del mobile o la carpenteria e per altri usi. Ogni anno parte del legno destinato alla liuteria viene ceduto a dei venditori di legni pregiati; una cospicua quantità invece viene lavorata direttamente da noi e venduta direttamente ai liutai provenienti da tutto il mondo. Normalmente i legni migliori si ricavano dalla parte basale di una pianta. Le caratteristiche che deve avere un buon legno di risonanza sono l’assenza completa di difetti (la presenza di nodi, di legno di compressione e trazione), l’avere accrescimenti contenuti e regolari, la fibra dritta. Il valore aggiunto che ha il nostro legno è la leggerezza e un ottimo modulo elastico.

La Foresta è sempre stata gestita dall’uomo?
Da alcuni documenti si evince che la Foresta era conosciuta e gestita già nel Medioevo poi passò proprietà dei Conti del Tirolo e infine, fino al 1918, ne fu proprietaria la casa d’Austria. Durante la Prima Guerra Mondiale, alcune zone della Foresta sono state teatro di  combattimento. In quelli anni, per scopi bellici, sono stati abbattuti quasi un milione di alberi (più o meno quelli che, con la gestione attuale, si abbattono in 25-30 anni) creando grandi aperture nel bosco. Per fortuna, negli anni successivi alla guerra, si sono avviate delle grandi opere di rimboschimento, ricostruendo il bosco che possiamo ammirare ai giorni nostri.

Già… poi c’è stato il disastro provocato dal vento nell’ottobre 2018. Ed ora? Come è la situazione?
Anche la Foresta di Paneveggio lo scorso autunno è stata colpita duramente dall’uragano “Vaia”. Alcuni settori del bosco sono stati completamente distrutti e da una stima si calcola che siano stati sradicati circa 10-12 riprese annue (circa 60-70 mila metri cubi). Da subito dopo l’evento, è stata una lotta contro il tempo, per rimuovere gli alberi caduti ed evitare così che, nei mesi caldi, proliferassero parassiti quali il Bostrico, e che le condizioni climatiche deprezzassero in modo rilevante il legno. Ad ora (e siamo a poco più di un anno) di distanza dall’evento, abbiamo raccolto più del 50% delle piante abbattute, ma il lavoro sarà ancora lungo e impegnativo. In questi mesi, numerose sono state anche le attività solidali nei confronti della Foresta e per la salvaguardia del suo legno da liuteria. Da ricordare il gemellaggio con la prestigiosa scuola di liuteria di Cremona. Molti poi sono stati anche i musicisti che sono venuti a Paneveggio a suonare, spinti quasi dal desiderio di “consolare” gli alberi rimasti soli dopo la caduta dei loro “fratelli” abbattuti dal vento. Sono sicuro però che la Natura come ci ha “schiaffeggiato” con l’uragano “Vaia”, nei prossimi anni ci “accarezzerà”, facendo ricrescere un bosco, forte, rigoglioso e duraturo.  Bisognerà solo avere tanta, tanta pazienza…

Grazie mille per la sua disponibilità a fornire ai nostri lettori queste informazioni! Ma soprattutto grazie per la passione con cui veglia sulla rinascita della nostra foresta preferita. Per i nostri lettori, “la foresta dei violoncelli”.

11 novembre 2019

Copyright 2023 | Privacy Policy | Cookie Policy | Credits