ACCADDE OGGI - Il 10 febbraio 1702, nasce a Torino il compositore e violinista Jean-Pierre Guignon

On The Bridge


Mi capita fra le mani un CD. Leggo “On The Bridge. Cello Ensemble“, nella foto di copertina vedo otto violoncellisti sorridenti. Li contatto e scopro che, in realtà, sono in nove. Le loro strade si sono incrociate ed hanno deciso di iniziare una bella avventura tutti insieme. Vediamo di conoscerli meglio.
Quando avete iniziato a studiare il violoncello e perché avete scelto proprio il violoncello?
Stefano Cerrato Ho iniziato lo studio del violoncello all’età di quattro anni. Nella mia famiglia tutti suonavano uno strumento e, quando anche per me venne il momento di iniziare a suonare, dissi a mia mamma: “Scelgo il violoncello perché così sto seduto”.
Alessandro Brutti Ho iniziato a suonare molto tardi, all’età di quindici anni. Ho scelto il violoncello perché mi affascinava molto il suo timbro, inoltre sono sempre stato attratto dall’arte della liuteria.
Simone Ceppetelli Seguendo l’esempio di mio fratello, iniziai lo studio del violoncello all’età di quattro anni. La scelta proprio di questo strumento fu però un caso dettato dal fatto che i posti disponibili nelle classi di violino fossero esauriti; la scoperta di una grande passione per il violoncello, maturata con gli anni, mi fece realizzare la grande fortuna avuta quel giorno.
Benedetta Giolo Mi sono avvicinata al violoncello all’età di sei anni: nata in una famiglia di musicisti, i miei genitori mi portarono ad un concerto di musica classica; notai subito il violoncello, le sue forme sinuose ed il suo suono. Da lì non ebbi dubbi su quale fosse lo strumento che volevo.
Sara Merlini Ho iniziato a suonare il violoncello a undici anni, colpita dal suono così simile alla voce umana, spronata da mio padre che avrebbe voluto fare il musicista, ma non ne ha avuto l’opportunità. Già dalle prime volte che ho avuto in mano il violoncello sono rimasta colpita dal calore così avvolgente del suo suono.
Lucia Molinari Ricordo di aver assistito fin da molto piccola alle prove dell’orchestra della scuola di musica dei miei genitori. Quando è arrivato finalmente anche per me il momento di scegliere lo strumento, all’età di sei anni, l’attrazione per il lato oscuro dell’orchestra e lo spirito di squadra che si respirava nella sezione dei violoncelli sono stati determinanti.
Emanuele Rigamonti A tre anni mi dilettavo a strimpellare con strumenti giocattolo. Al violoncello mi sono avvicinato a sei anni. Le mie sorelle già suonavano il pianoforte e il violino: io volevo uno strumento più bello!
Matteo Vercelloni Ho iniziato lo studio del violoncello all’età di nove anni. Da piccolissimo non avevo mai mostrato un particolare interesse per la musica in generale. La svolta avvenne grazie ad un vecchio cartone animato musicale, più precisamente si trattava di “Pierino e il lupo”, dove compariva una sagoma di violoncello. Fu un colpo di fulmine. E l’amore è ancora ben saldo.
Vittorio Zelocchi I miei genitori, entrambi ex musicisti, mi hanno sempre comunicato l’importanza della musica. All’età di 10 anni, incoraggiato anche da mia sorella che già da un anno aveva intrapreso lo studio del flauto traverso, ho iniziato a suonare il violoncello. Non ricordo precisamente il motivo della mia scelta, ricordo solamente che, ai miei occhi, era lo strumento più affascinante di tutti.

Quali sono state e quali sono le vostre esperienze più significative di musica d’insieme?
Alessandro Brutti Considero significative tutte quelle esperienze che possono insegnarti qualcosa: non c’è niente di meglio che lavorare con qualcuno dal quale puoi imparare e “rubare” qualcosa, o che ti può fornire spunti originali o prospettive inedite riguardo qualcosa che già pensavi di conoscere. Negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di lavorare con alcuni dei più grandi direttori e solisti, e ho capito che la loro grandezza risiede nei messaggi che riescono a veicolare tramite la loro arte. Per queste preziose esperienze devo ringraziare, tra gli altri, istituzioni quali l’Orchestra Giovanile Italiana, l’Orchestra L. Cherubini e l’Orchestra Filarmonica V. Calamani.
Simone Ceppetelli Soprattutto negli ultimi anni la mia relazione con la musica da camera è stata molto intensa, essendomi specializzato proprio in questa materia. La mia attività musicale è infatti principalmente legata a gruppi da camera con i quali ho avuto la possibilità di stringere un’intesa. Tra questi mi sento di citare il mio trio (trio BIS) con il quale ho partecipato a diversi concorsi e mi sono esibito in numerosi festival in Italia e all’estero.
Stefano Cerrato Le esperienze di musica di insieme più significative le ho senz’altro vissute sia durante i primi anni di studio, quando sono entrato a far parte dell’Orchestra Suzuki di Torino, che – una volta diplomato – grazie allo studio della musica cameristica all’interno del Trio Caravaggio insieme a mio fratello, con il quale inoltre negli ultimi anni ho intrapreso una ricerca stilistica sulla musica tardo barocca con l’utilizzo di strumenti originali fondando il gruppo Armoniosa.
Benedetta Giolo Ho da sempre amato la musica d’insieme molto più di quella solistica per il senso di appartenenza ad un progetto comune, a delle emozioni condivise, ad una squadra. Nel 2015 ho partecipato all’Orchestra dei Conservatori della Lombardia e del Canton Ticino, durante il 2018 all’Orchestra Giovanile Italiana: sono state per me esperienze di un’importanza fondamentale, avendo avuto l’opportunità di confrontarmi con grandi solisti e direttori, crescendo sia dal punto di vista umano che musicale.
Sara Merlini Ho ancora vivi ricordi delle mie prime esperienze orchestrali: non ero che una giovane violoncellista in erba che cercava di nascondere l’emozione fra i tanti musicisti più grandi ed esperti dell’Orchestra Senzaspine, nella quale ho avuto modo di crescere negli anni come musicista. Molto formative sono state di certo anche le esperienze con l’Orchestra Erasmus, come primo violoncello e con la Tiroler Festspiele Erl Orchesterakademie con il maestro Gustav Kuhn.
Lucia Molinari La musica d’insieme è sempre stata la mia passione e in essa leggo il senso profondo dell’essere musicista, nei suoi imprescindibili valori di confronto, condivisione, empatia e rispetto. Personalmente l’esperienza che mi ha più segnato da questo punto di vista, andando ad arricchirsi dei numerosi anni di orchestra giovanile e di ensemble nella classe di Stefano, è il percorso intrapreso con il mio quartetto d’archi (Quartetto Daidalos).
Emanuele Rigamonti Io dedico la mia vita e il mio studio alla musica da camera. Tutte le esperienze fatte con i miei gruppi sono importanti, nessuna esclusa, in particolare quelle con le mie sorelle con cui ho un trio stabile (Trio Rigamonti). Ogni concerto, lezione o produzione discografica che mi ha permesso di relazionarmi con altri musicisti è stato per me estremamente formativo.
Matteo Vercelloni Sin dalle prime settimane di studio, mi fu chiaro come la mia dimensione violoncellistica sarebbe stata prevalentemente dominata dalla parola “insieme”. Le prime esperienze orchestrali furono determinanti, i concerti negli anni sempre più numerosi. Ricorderò sempre un magnifico corso orchestrale a Villadossola: una Quarta Sinfonia di Mahler densa di tensione emotiva. Non posso non citare la musica da camera, che rappresenta per me il cuore pulsante della mia anima musicale. Tutti i gruppi con cui ho suonato sono stati importanti, tutti mi hanno contribuito alla mia formazione. Sono molto grato a tutte le colleghe ed a tutti i colleghi con cui ho lavorato.
Vittorio Zelocchi Ho iniziato ad apprezzare la musica da camera qualche anno dopo l’inizio del mio percorso di studi. Fu il mio primo maestro di musica da camera di conservatorio, Pietro Scalvini, a trasmettermi l’importanza e soprattutto la bellezza di suonare insieme. Imparai a divertirmi, a condividere idee e riflessioni con i colleghi e ad apprezzare le opere più celebri del repertorio cameristico. Negli anni seguenti ho potuto vivere bellissime esperienze con l’Orchestra Giovanile della Via Emilia (OGVE) come spalla dei violoncelli e con concerti organizzati da alcuni colleghi musicisti e dall’ISSM “Vecchi-Tonelli” di Modena.

 

Quando è nato il vostro gruppo? Di chi è stata l’niziativa e come avete scelto il nome? Dove vi trovate a provare?
L’attività di On The Bridge è nata nel 2019 dalla nostra comune passione per il gruppo di violoncelli e in seguito a un progetto didattico interno alla classe di Stefano presso la Scuola di Musica Dedalo di Novara; uno dei primi obiettivi è stato la preparazione di un programma in ensemble mirato alla successiva registrazione e pubblicazione, insieme ad alcuni elementi esterni alla classe che Stefano ha contattato per l’occasione. Il nome “On The Bridge” è nato scherzando fra Lucia, Emanuele e Stefano, per via delle frequenti richieste di quest’ultimo di suonare con l’arco più vicino al ponte per produrre un suono più nitido e sgranato. Ci troviamo per delle sessioni intensive di studio presso la sala prove di Stefano ad Asti oppure alla Dedalo di Novara.

Perché avete deciso di iniziare questa esperienza?
Stefano Cerrato
La volontà di formare un gruppo di violoncelli nel mio caso deriva dalla passione che il mio maestro Antonio Mosca mi ha trasmesso per questa formazione durante il mio percorso di studi con lui, attraverso numerose attività estive che vedevano l’ensemble al centro della sua didattica con bambini e ragazzi. Tant’è vero che negli anni ho iniziato a ricercare musica anche inedita dedicata a questa insolita formazione nonché a trascrivere musica io stesso, fino a realizzare il sogno di avere un gruppo mio.
Benedetta Giolo
Sin da prima che nascesse “On the Bridge” Stefano ha spesso organizzato esperienze di musica d’insieme per  ensemble di violoncelli a cui ho partecipato: ho notato sin dall’inizio che si era creato un bel clima di complicità e collaborazione, raggiungendo ottimi risultati. Quando lo scorso anno Stefano mi propose di partecipare a questo nuovo gruppo che stava nascendo non potevo che accettare con immensa gioia. Con il tempo poi, oltre ad essere un gruppo di violoncellisti, siamo diventati anche ottimi amici e durante le nostre prove non manca mai una battuta, un sorriso, uno scherzo.
Emanuele Rigamonti Con la classe di Stefano l’attività di cello ensemble non è mai mancata. Da anni, nei miei pensieri, c’era il desiderio di formare un gruppo stabile e portare questa formidabile esperienza cameristica nelle sale da concerto. Io stesso, nel mio piccolo, ho cercato di creare delle occasioni per concretizzare il progetto. Ad un certo punto, in qualche modo, ci siamo imposti il dovere di far nascere “On the Bridge”. Era nell’aria da troppi anni e il successo era assicurato: tra violoncellisti non si può non andare d’accordo!
Vittorio Zelocchi Avevo sempre desiderato sperimentare l’esperienza in un ensemble di soli violoncelli per via di tutte le molteplici potenzialità e sfumature che si possono ottenere; il dialogo con strumenti uguali al nostro è inoltre sempre immediato, in un certo senso: le voci si fondono in un’unica intenzione e ho anche la fortuna di partecipare a questa avventura con colleghi bravissimi e persone stupende.
Sara Merlini Anche se all’inizio può spaventare pensare di suonare in un ensemble con otto altri violoncellisti, a causa della possibile competizione, ho accolto ben volentieri l’invito da parte di Stefano. Ho avuto così modo di constatare che, oltre al repertorio molto interessante, è possibile imparare molto gli uni dagli altri e scambiarsi opinioni, idee e punti di vista che sto scoprendo arricchirmi molto come interprete.
Lucia Molinari L’esperienza dell’ensemble di violoncelli è sempre stata una costante negli anni di studio con Stefano e ho sempre trovato straordinario quanto versatili possano essere le possibilità espressive di questa formazione. Costituirsi come gruppo stabile è stato per me speciale non solo per la qualità e la serietà del lavoro che si svolge insieme, ma anche per l’amicizia, il sostegno reciproco e lo spirito di gruppo che ci legano.
Matteo Vercelloni Conosco Stefano da tempo e, negli anni, la prospettiva di creare un ensemble di violoncelli che facesse della stabilità uno dei suoi punti fondanti è apparsa più volte, ma sempre facevano capolino diverse difficoltà di varia natura. Le difficoltà non sono sicuramente scomparse, ma alla fine la volontà di arrivare fino in fondo con questo progetto e, soprattutto, l’aggregazione delle giuste menti e delle giuste anime ci ha portato a concretizzare un grande obiettivo. Il clima è dinamico, ricco di stimoli culturali ed intellettuali, ma è anche permeato da un’atmosfera serena e spesso gioviale.  Con dei colleghi, con dei compagni d’avventura così, non c’è nulla da temere. Non avrei mai potuto dire di no ad una simile opportunità!
Alessandro Brutti Prima che nascesse l’idea di On The Bridge” per me l’attività di ensemble di violoncelli era sempre stata relegata ad attività “di contorno” a masterclass o eventi circoscritti. Nell’agosto 2019 ho ricevuto l’invito a partecipare alla formazione di questo gruppo e non ho avuto dubbi, perché fin da subito ci siamo posti obiettivi importanti, quali l’incisione del disco Vocal Chords, e perché si prospettava un lavoro votato alla massima accuratezza e serietà.
Simone Ceppetelli La mia partecipazione alla formazione di un gruppo stabile di soli violoncelli risale a diversi anni fa quando Stefano, il vero ideatore di questo progetto, aprì la sua prima classe di violoncello. Sono sempre stato convinto delle grandi possibilità che avrebbe avuto un ensemble come questo ma, fino ad un anno fa, si era trattato sempre di progetti didattici ideati per imparare e suonare insieme allo stesso tempo. Nell’agosto del 2019 si è però concretizzata l’idea iniziale e un vero e proprio gruppo, unito dalla volontà comune di realizzare un progetto discografico molto interessante, si è costituito.

All’interno del gruppo, come vi siete organizzati? C’è qualcuno in particolare che decide cosa suonare o che si preoccupa di trovare occasioni per i concerti, o di organizzare le trasferte?
Come in ogni team di lavoro, anche nel nostro gruppo ognuno svolge mansioni diverse: Emanuele e Stefano decidono quali brani inserire in programma, ma ognuno è sempre libero di fare delle proposte, Stefano trascrive e arrangia, Alessandro si occupa di tradurre i testi delle interviste e dei CD in inglese o in tedesco, Emanuele si occupa di promozione e pubblicità mentre le occasioni per suonare, oltre che da Benedetta, vengono procurate da qualsiasi membro dell’ensemble. Oltre alla sfera strettamente musicale si aggiungono preziosi contributi che tengono insieme il gruppo: il ruolo di Matteo, sempre pronto a tenere alto il morale e l’entusiasmo (oltre che a scarrozzarci qua e là); l’apporto culinario di Emanuele, che più sono difficili i pezzi da studiare più dolci ci cucina; l’umorismo e la battuta sempre pronta di Alessandro; il ciuffo di Simone, senza il quale cadrebbe uno dei principali elementi di conversazione. Vittorio è senza dubbio “l’anima buona” dell’ensemble, lo spirito pacifico che offre supporto a tutti. Si sa che ogni gruppo, soprattutto se numeroso, necessita di un elemento che sappia tenere i piedi ben per terra e che sia anche in grado di fornire pareri sempre oggettivi e ben chiari: ecco la figura di Benedetta, la cui precisione organizzativa è salvifica per tutto l’ensemble. Sara è una grande entusiasta, una persona ricca di energia, una fonte di sorrisi e di buon umore garantito. Lucia è l’anima zen del gruppo: quando la tensione sale sa ascoltare, sa tranquillizzare gli animi inquieti, sa rassicurare: è sicuramente un punto di equilibrio per l’ensemble.

Verso quale tipo di repertorio vi siete orientati finora e quale repertorio avete in progetto di affrontare in futuro? Esiste un repertorio per la vostra formazione o dovete occuparvi di fare degli arrangiamenti?
Le infinite possibilità espressive di un ensemble di violoncelli lasciano spazio a grande creatività e tra gli obiettivi del nostro gruppo vi sono la riscoperta di musica originale, la trascrizione e l’adattamento e infine la richiesta ad autori viventi di scrivere appositamente musica nuova. “Vocal Chords”,  il nostro primo CD, offre infatti un repertorio variegato di brani appartenenti a ognuna di queste categorie, compresa una Toccata per quattro violoncelli scritta appositamente da Francesco Cerrato. Sarebbe bello, in futuro, poter diventare un punto di riferimento italiano per i compositori che vogliono scrivere per questa formazione.

È semplice trovare un punto d’accordo sulle scelte interpretative? Quando siete in disaccordo, discutete pacatamente, seguite le indicazioni di qualcuno in particolare o… litigate?
Le scelte interpretative sovente vengono offerte dallo stesso testo musicale; un’attenta analisi toglie quasi ogni dubbio su come esse debbano emergere. Ciò che resta soggettivo, facciamo del nostro meglio per affrontarlo affinché si trovi una comunione d’intenti. Non esiste gruppo musicale al mondo che non incontri talvolta qualche divergenza sul fronte interpretativo. Tuttavia le scelte, umane e professionali, accuratamente ponderate, ci hanno permesso fin’ora di evitare scontri per via di idee musicalmente contrastanti.

Quali sono stati, finora, i concerti che vi hanno dato più soddisfazione?
Il momento del concerto è sempre una speciale occasione di restituzione al pubblico del nostro studio e ci permette di avere un obiettivo in direzione del quale orientare il lavoro. Sebbene i concerti all’attivo non siano ancora numerosissimi, ciascuno di quelli vissuti è stato a suo modo speciale.

Avete già realizzato un CD. Come è nato il vostro progetto? Quali difficoltà avete dovuto superare e come siete riusciti a superarle?
Il CD è nato insieme all’ensemble: ci serviva subito un progetto ambizioso che ci permettesse di avviare il gruppo. Organizzare questa registrazione non è stato facile: abbattere il più possibile i costi, cercare una cantante disponibile a collaborare, cercare un luogo adatto per registrare e un fonico professionale, trovare un’occasione per testare il programma, sono solo alcune delle problematiche che abbiamo dovuto affrontare. Ma lo scoglio più alto è stato  il momento della registrazione. Nonostante le sessioni mettano alla prova qualsiasi gruppo di artisti a prescindere dalla loro esperienza, durante la nostra siamo riusciti a mantenere un clima di calma e serena collaborazione, non privo di momenti di ilarità. Non sono però mancati anche i momenti di difficoltà: in registrazione anche le più grandi certezze possono crollare.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
I progetti che abbiamo in mente riguardano la continua ricerca di musica nuova e vecchia, la produzione di adattamenti, il reperimento di occasioni per suonare e una nuova registrazione che veda partecipi alcuni ospiti eccezionali e insoliti per un gruppo di violoncelli. In primis, non vediamo l’ora di recuperare due concerti che avremmo dovuto fare a marzo a Novara e Treviglio, rimandati per l’ondata di Covid-19.

Speriamo tutti di poter riprendere presto la nostra vita musicale! Un augurio particolare a voi perchè la vostra avventura possa continuare con l’entusiasmo con cui è partita.

25 maggio 2020

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