
Federica Castro, Simone Cricenti, Carla Scandura e Francesco Tanzi quattro giovani amici che hanno deciso di formare un quartetto di violoncelli: il “Quartetto Zuena”.
A quanti anni avete iniziato a suonare il violoncello? Perché avete scelto proprio il violoncello, e qual è stato il vostro percorso di studi?
FEDERICA: Ho intrapreso lo studio del violoncello a 8 anni con il Maestro Flavio Bombardieri, che tutt’oggi considero il mio papà-del-violoncello e a cui sarò grata per sempre per essere riuscito a seminare dentro una piccola bambina una passione così particolare e in un modo così costante e duraturo. Credo che l’attenzione per la Musica mi sia stata naturalmente tramandata dalla famiglia, in casa mia l’ascolto è sempre stato qualcosa di abitudinario, qualcosa che ho appreso con naturalezza e spontaneità. Mi innamorai del violoncello nel 2001, la prima volta che lo abbracciai. E da allora è diventato come un’estensione del mio corpo. Ho proseguito gli studi al conservatorio “G. Donizetti” di Bergamo con il Maestro Roberto Ranieri e, dopo il diploma tradizionale, ho scelto di perfezionarmi con il Maestro Andrea Cavuoto i cui precetti seguo tuttora.
FRANCESCO: Ho cominciato a suonare il violoncello a 11 anni come “ripiego” dagli studi di pianoforte. Non potevo sapere allora che ne sarebbe nato un amore incondizionato. Ho seguito a Monopoli il maestro Marcello Forte fino al diploma in Conservatorio per poi trasferirmi a Milano per gli studi magistrali. Qui ho incontrato il maestro Andrea Cavuoto e adesso lavoro con lui.
CARLA: Ho iniziato a studiare il violoncello all’età di 7 anni, in realtà un po’ per gioco. Un giorno mio padre mi ha portato a sentire una lezione concerto durante la quale un violoncellista ha suonato “Pierino e il lupo” e da quel giorno il mio obiettivo era suonare quel pezzo. Da quel giorno sono passati un sacco di anni durante i quali ho frequentato il Conservatorio, mi sono diplomata al “B. Marcello” di Venezia.
In seguito ho frequentato alcuni corsi di perfezionamento tra cui quelli del M° Sollima e ho fatto parte dell’Orchestra Giovanile Italiana.
SIMONE: Buongiorno, sono Simone Cricenti, nato a Genova il 19/02/1994. Ho iniziato a studiare violoncello all’età di 10 anni, perchè la classe di violino del corso extracurricolare scolastico era piena! Mi sono diplomato V.O. e svolto il Master presso il Conservatorio N. Paganini, ho frequentato l’Accademia del Teatro alla Scala e studiato all’Accademia Santa Cecilia di Portogruaro nella classe di E. Bronzi; ho frequentato masterclass con U. Clerici, G. Gnocchi, M. Polidori e G. Geminiani. Son al secondo anno di Musicoterapia presso l’Associazione Progetto Espressione. Studio tutti i giorni!
Durante gli anni di studio avete fatto esperienze di musica d’insieme, quali sono state le più significative?
FEDERICA: Durante gli anni di studio in conservatorio ho sempre partecipato con passione e dedizione all’attività accademica maturando buona esperienza in formazioni cameristiche, oltre che orchestrali. Per questo ritengo che la musica da camera sia il linguaggio che sento maggiormente vicino, affine al mio modo di esprimermi e che, per tale ragione, preferisco. L’esperienza più significativa fino ad oggi, e tra le tante in ambito orchestrale, è certamente la collaborazione con l’Accademia del Teatro alla Scala per il biennio 2017-19. In questo contesto non solo ho avuto la possibilità di esaudire il sogno nel cassetto di ogni artista, ossia esibirsi al Teatro alla Scala ma anche aver fatto esperienza in programma sinfonici, operistici e balletto affiancati da nomi di calibro internazionale quali David Coleman, Vladimir Fedoseyev, Michele Mariotti, Ádám Fischer, Paul Murphy, Daniel Oren, Leo Nucci, Woody Allen. Ad oggi continuo a coltivare la passione per la musica da camera non solo con il Quartetto Zuena, di cui sono estremamente orgogliosa, ma anche approfondendo il repertorio cameristico in altre formazioni (duo, trio e quartetto) con altri colleghi.
CARLA: Durante gli anni del conservatorio ho avuto modo di fare esperienza sia in formazioni cameristiche, sia orchestrali. Una delle esperienze più belle e significative è stato esibirsi davanti al Presidente della Repubblica nelle sale del Quirinale con l’Orchestra da Camera del Conservatorio di Trieste. Ma l’esperienza che mi ha formato di più è stata quella con l’Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole, che mi ha dato modo di lavorare con Maestri importanti quali D. Gatti, J. Axelrod, A. Poga ed esibirmi nei più importanti teatri italiani.
FRANCESCO: Durante gli anni in Conservatorio ho fatto musica d’insieme fin da subito. L’esperienza più forte è stata quella col quartetto d’archi col quale ho avuto modo di esplorare gran parte del repertorio per questa formazione.
SIMONE: Tutta la Musica è Relazione, con se stessi, con l’altro: come membro del Quartetto Zanardi l’ho capito subito. Come membro del Quartetto Januensis ho avuto modo di studiare con C. Costalbano, il Quartetto di Cremona, il Prometeo e Delian. Ho studiato musica da camera con M. Damerini. Sono stato selezionato per l’ONC e l’ONCI: ricordo con piacere le produzioni presso il Quirinale, l’Arena di Verona e l’indelebile produzione con E. Dindo e M. Rizzi. Anche il lavoro col Noos ensemble, laboratorio di musica contemporanea mi ha arricchito come musicista e persona.
C’è stato in particolare qualche violoncellista che è stato per voi un punto di riferimento ideale?
FEDERICA: I “Grandi” li conosciamo tutti ed è scontato doverli citare: Rostropovich, Yo-Yo Ma, Capuçon, Maisky, Tortelier, Gabetta… gli italianissimi Sollima, Polidori, Bronzi, Dindo, Brunello, Gnocchi e tanti altri. Però uno dei “grandi” lo porto nel cuore. Durante gli anni di studio, infatti, la figura da cui ho tratto maggiormente ispirazione è stata certamente lei: Jacqueline du Pré. È per tale ragione che al diploma scelsi di presentarmi con il concerto di E. Elgar, il concerto che la rese più celebre di quanto già non lo fosse e la cui interpretazione viene descritta come leggendaria e definitiva. Per Jacqueline du Pré nutro una sorta di ammirazione devozionale, non solo in quanto violoncellista ma anche per il fascino che cela la sua vita e la sua storia. Non da meno, l’ho sentita vicino perché donna, icona dell’emancipazione di genere.
FRANCESCO: In Conservatorio si cresce con il santino di Rostropovich in classe, quindi sicuramente è stato un punto di riferimento importante.
CARLA: Sicuramente sono tanti i violoncellisti da cui trarre ispirazione, però la violoncellista che mi ha emozionato più di tutte è stata Jacqueline Du Pre. Non vorrei passare per la femminista del gruppo, ma mi piace ricordarla fra gli innumerevoli nomi maschili.
SIMONE: Nutro stima e affetto per N. Zanardi, P. Ognissanti, E. Bronzi, E. Dindo, M. Brunello, M. Polidori, G. Sollima, M. Leskovar , Yo-Yo Ma, M. Rostropovich, J. Du Prè, S. Gabetta, G. Capuçon, F. Dillon e G. Porcile.
Come vi siete conosciuti? Perché avete deciso di costituire un quartetto di soli violoncelli e da quanto tempo suonate insieme?
Fu un appuntamento al buio combinato da Federica quello del Quartetto! L’occasione di formare un quartetto di violoncelli ci si è presentata per partecipare alla prima edizione della MaMu Cello Tenzone, una competizione amichevole per ensemble di violoncelli tenutasi il 2 dicembre 2018 al Magazzino Musica di Milano. Si può dire che l’incontro e l’unione di noi quattro quindi siano nate solo per gioco. Tuttavia, dopo aver vinto la prima edizione della MaMu Cello Tenzone, in occasione della quale abbiamo presentato il brano Mare Nostrum di Francesco, abbiamo capito che questa formazione ci stava a cuore e così il Quartetto Zuena è diventato un vero e proprio progetto. Il nome «Zuena» è nato in una pizzeria di Genova tra un sorriso e una focaccia e significa «giovane» nel dialetto della città. Questa parola non solo vuole rappresentare la fiamma della giovane età ma anche l’aspetto “popolare” del progetto.
È facile reperire composizioni per quattro violoncelli? C’è qualcuno fra voi che si occupa degli arrangiamenti, o li realizzate insieme?
Un nostro mantra è: «Non esiste “facile-difficile”, ma “Lo desidero-non lo desidero”». Non è vasto il repertorio originale per il nostro ensemble, ma esistono numerose trascrizioni. Molti violoncellisti, tra i quali Grutzmacher e Sollima per esempio, hanno realizzato arrangiamenti storici di brani celebri per questa formazione. Per quanto ci riguarda Francesco e Federica si occupano di mettere insieme le nostre idee, sovvertendo la “classica” gerarchia delle parti. Nei nostri arrangiamenti, infatti, tutti i violoncelli sono importanti e la parte del quarto è sempre protagonista quanto quella del primo.
I violoncellisti, fra i musicisti che suonano strumenti “classici”, sembra che siano oggi i più aperti ad esibirsi anche in contesti non “classici”, o a proporre brani di musica “classica” al pubblico abituato ad ascoltare musica “leggera” e brani di musica “leggera” al pubblico abituato solo ad ascoltare musica “classica”. Secondo voi, qual è la ragione di questo fenomeno?
Perchè siamo i più belli e simpatici, ahahah! Premesso che stiamo parlando di un fenomeno, che ci risulta, non accompagnato da studi, si potrebbe pensare che ciò sia dovuto alle grandi versatilità e potenzialità timbrico-espressive dello strumento e diversi ruoli interpretati anche in diversi generi musicali. Negli ultimi anni a far conoscere lo strumento hanno contribuito alcuni fenomeni musicali tra i quali gli italianissimi 100Cellos e gli internazionali 2Cellos, rendendolo famoso al vasto pubblico.
Gli organizzatori di concerti, sono interessati a proporre il vostro quartetto al loro pubblico, o preferiscono proporre formazioni cameristiche più tradizionali? Quali sono stati, finora, i vostri concerti più significativi?
Riscontriamo grande curiosità ed interesse a proporre ciò che desideriamo condividere! Al concerto di premiazione del concorso CelloTenzone abbiamo realizzato il nostro sogno di suonare con Giovanni Sollima. All’Ospedale di San Donato abbiamo cercato di donare la nostra umanità. Ringraziamo anche Milano Classica per averci dato l’opportunità di esibirci nella suggestiva atmosfera della Palazzina Liberty. Il nostro concerto più bello? Quello che verrà!
In questi giorni, in cui siete costretti a stare fisicamente lontani, siete comunque riusciti a realizzare dei bei video. Quali sono i problemi che avete dovuto superare?
Questo è stato per forza di cose il nostro primo “video a distanza” e dobbiamo ammettere che non è stato facile. La cosa forse più complicata è stata sincronizzarci tra di noi. Nonostante questo, la distanza chilometrica non ci ha mai spaventati! Dopotutto, doverci confrontare per via telematica è qualcosa che abbiamo sempre fatto. Cerchiamo di restare uniti, capire i momenti personali di ognuno, migliorare nella nostra comunicazione, a maggior ragione in questi momenti non facili. Oltre al tempo, la connessione internet è il primo grande intralcio a questo modo di procedere: vorremmo fare molte più cose! Vediamo le nuove tecnologie come un momento per aggiornarci, imparare nuove possibilità di espressione.
Quando, finalmente, potrete uscire di casa e trovarvi insieme a suonare, quale sarà il primo pezzo che proverete?
Siamo attualmente molto presi dai lavori presenti che non stiamo pensando a cosa verrà dopo e quando. Molto dipenderà da quale sarà il nostro primo appuntamento che ci auguriamo possa avvenire il prima possibile! Sicuramente sarà una nuova “prima volta”. Magari per darci la carica potremo cominciare con Jackson’s Five.
Quali sono i progetti musicali a cui state lavorando con il vostro quartetto?
Fino a qualche settimana fa stavamo lavorando a diversi progetti che ci avrebbero visto impegnati nella prossima estate. Tra questi alcuni concerti a Milano per Milano Classica e l’Estate Sforzesca, l’highSCORE Festival di Pavia, a ottobre una doppia giornata per la Giovine Orchestra Genovese in occasione dei Rolli days, e altri eventi in forma privata.
Tanti i nostri sogni nel cassetto su cui lavoriamo per cercare di realizzarli!!!!
GRAZIE PER LA LETTURA E A CHI CI SUPPORTA.
Grazie a voi per la vostra disponibilità e in bocca al lupo per il futuro del vostro quartetto!