
Un giovane violoncellista e compositore, italiano ma residente a Londra, risponde volentieri alle nostre domande. Come e quando, nella sua vita, ha incontrato il violoncello?
Ho cominciato a studiare violoncello all’età di 9 anni, dopo aver assistito ad una lezione concerto tenuta nella mia città da un professore del Conservatorio di Udine. Mi ero già approcciato alla musica, prima con lo studio del pianoforte, del flauto e partecipando ai corsi di propedeutica musicale. Il violoncello era uno strumento già presente in casa: mio padre, infatti, aveva preso alcune lezioni, dopo essere stato ispirato da un concerto memorabile del violoncellista Alain Meunier tenutosi a Portogruaro nel 1985. La scintilla per lo strumento è scoccata in me, però, solo all’età di 16 anni, dopo aver incontrato la nota violoncellista Teodora Campagnaro. La passione, la grinta, la tenacia di questa persona mi hanno fatto scoprire uno strumento vitale e carico di “fuoco sacro”. Di lì a poco avrei dovuto unirmi alla sua classe in conservatorio, ma purtroppo è mancata a seguito di una grave malattia.
Può raccontarci, in breve, le tappe più significative del suo percorso di studi?
La mia formazione è cominciata nel Conservatorio di Udine con il Professore Federico Ricardi di Netro, figura fondamentale. Dopo il diploma, a Venezia, ho proseguito gli studi all’Accademia Santa Cecilia di Roma con Giovanni Sollima, mio idolo da sempre assieme a Mario Brunello. Successivamente, mi sono trasferito a Londra per studiare con Melissa Phelps, allieva di Jaqueline Du Prè, presso il Royal College of Music. Melissa è stata un’insegnante molto determinante e molto generosa, a cui devo moltissimo.
Quali sono state le sue più importanti esperienze di interprete? Preferisce esibirsi come solista o in formazioni da camera?
Mi piace esibirmi sia come solista che in formazione di musica da camera. Come solista ho suonato con Claudio Scimone e I Solisti Veneti, esperienza davvero indimenticabile. Mi capita di suonare in molti recital per violoncello solo, con musiche di repertorio e mie composizioni, spesso supportate dall’elettronica. Sono membro del Trio Klein, trio d’archi di base a Londra, e sto per debuttare con un progetto nuovo in formazione di trio con pianoforte. Tra le mie performance più importanti sicuramente ci sono i concerti in quartetto con Mario Brunello, l’esperienza dei 100 Cellos con Giovanni Sollima, il mio recital al Royal Albert Hall e le mie composizioni eseguite al Southbank Centre.
Quanto è importante, per lei, la scelta del luogo dove si svolge un concerto? Quali sono le caratteristiche dei luoghi dove ama esibirsi?
Il luogo è molto importante per me. In genere, cerco sempre un posto che predisponga all’ascolto. Il teatro è sicuramente il mio preferito, ma mi trovo molto bene anche in spazi non convenzionali per le suggestioni che riescono a suscitare. Per esempio, i luoghi all’aperto, come le montagne, i vecchi castelli, i fiumi e i laghi, ma anche gli spazi fotografici o le archeologie industriali riescono a coniugare la musica con l’ambiente e le storie delle persone.
Quanto è importante la scelta dello strumento? Il suo, che violoncello è?
Suono uno strumento costruito nel 2014 dal Maestro liutaio di Cremona, Edgar Russ. La scelta dello strumento per me è molto importante, è una parte del mio essere, qualcosa che si sposa perfettamente ad un livello intimo. All’inizio cercavo, come tutti, uno strumento antico. Volevo qualche bel nome del primo Novecento, ma quando ho incontrato il Maestro Russ e ho suonato lo strumento che oggi posseggo, mi sono sentito in perfetta simbiosi con il violoncello che avevo tra le mani.
Con quali etichette discografiche ha collaborato e per quali progetti?
Ho collaborato con le etichette Velut Luna, Concerto e spero presto di poter realizzare un disco da solista con la Limen e Orpheus. Il lockdown ha purtroppo posposto molti progetti che spero di poter riprendere presto.
Come si è avvicinato alla composizione e quali sono i compositori che considera come suoi principali modelli?
Mi sono avvicinato alla composizione a 18 anni, dopo il mio esame di Ottavo anno. Volevo capire come i compositori facessero a scrivere la loro musica. La polifonia in particolare mi affascinava moltissimo e desideravo padroneggiarla. Ero bravo in armonia e mi appassionavano moltissimo i libri di Daniele Zanettovich sui quali studiavo. Ho cominciato privatamente con il Maestro Mario Pagotto che mi ha subito incoraggiato. Da lì ho proseguito con Battista Pradal fino all’ammissione al Conservatorio di Trieste con Fabio Nieder. Lo scorso settembre ho firmato un contratto con Piero Ostali per la sua casa editrice Sonzogno di Milano. I compositori a cui mi ispiro appartengono a tutte le epoche e abbracciano stili diversi; citerei sicuramente: Bach, Beethoven, Schumann, Strauss, Pink Floyd, Giovanni Sollima ed Ennio Morricone.
Quali sono le possibilità espressive offerte dall’elettronica? Come interagiscono tra loro i suoni generati dalle dita, dal legno e dalle corde di uno strumento tradizionale con un suono “di sintesi”, concettuale come la matematica, nato da un “non strumento” progettato dalla mente?
L’elettronica permette di ampliare moltissimo le possibilità creative di una performance. Si possono creare polifonie, armonie, spazi sonori, magie coloristiche di grande effetto. Il contrasto tra la natura materica dello strumento e l’algoritmo dei software è fonte per me di grande ispirazione, una sintesi della nostra modernità. Cerco sempre di trovare un buon equilibrio tra l’interpretazione e l’uso dell’effettistica per evitare di dare la sensazione di qualcosa di troppo artificioso.
In occasione di eventi drammatici, come quelli che abbiamo da poco vissuto in occasione della pandemia, la musica deve, secondo lei, costituire una via di fuga da una realtà di sofferenza, o deve invogliare l’ascoltatore ad una riflessione sul valore e sul senso della vita?
La musica, come tutta l’Arte, è Bellezza e ne abbiamo un bisogno particolare, soprattutto in momenti di sconforto e confusione come quello che di recente abbiamo vissuto. L’Arte in generale ha avuto un ruolo essenziale durante questo lockdown, non si contano le iniziative e le partecipazioni online ad eventi culturali di ogni tipo. Personalmente sono stato il promotore del primissimo festival di musica online dal vivo che si chiama “#AndràTuttoBene Festival di Musica online”. Un’iniziativa cominciata il 14 marzo scorso che proponeva una breve performance ogni giorno; un atto quasi disperato per rispondere al silenzio che si era creato con l’annullamento di tutte le attività culturali. Oggi sembra che le cose stiano ripartendo e forse abbiamo riscoperto nuovamente l’emozione del concerto dal vivo.
Quali saranno i prossimi impegni appuntati sulla sua agenda? Quali i suoi sogni e progetti per il futuro?
Tornerò A Londra a fine agosto e nel frattempo avrò diverse date con repertorio per violoncello solo, solista con orchestra ed un progetto dedicato al violoncellista Josè Bragato, friulano come me, ideato dal mio collaboratore pianistico, Andrea Boscutti. Il mio sogno è quello di poter suonare tanta musica, in tanti luoghi, incontrando persone con cui confrontarmi.
Grazie per la sua disponibilità e in bocca al lupo per i suoi sogni!