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ACCADDE OGGI - Il 3 giugno 1875, muore a Bourgival il pianista e compositore Georges Bizet

Bettina Hoffmann, I bassi d’arco di Antonio Vivaldi


“Il ‘Prete rosso’ estroso violinista e stravagante compositore di concerti è ben ancorato nell’immaginario collettivo degli ascoltatori odierni; la sua musica vocale, tanto sacra quanto profana, è ormai sempre più nota; studi specifici hanno da tempo esplorato i suoi contributi ad altri strumenti acuti. È dunque giunta l’ora di rivolgere la nostra attenzione verso il basso; è necessario esplorare a fondo quell’altro Vivaldi che per lunghi anni fu insegnante di violoncello, contrabbasso e viola da gamba e che dette all’evoluzione degli archi bassi un contributo decisivo”

Spesso, chi si trova fra le mani un documento di argomento musicale del ‘700 ha la sensazione di perdersi fra i termini usati per indicare gli strumenti della famiglia degli archi: violone, violone da braccio, violone piccolo, viola, viola da braccio, viola da spalla, basso viola / basso di viola, viola bassa, basso viola da braccio / basso da braccio, violoncino, violoncello, bassetto di viola / bassetto viola, violoncello da spalla, violone, violone grande, violone grosso, violone doppio, violone basso, basso, viola contrabasso, violone contrabasso, contrabasso. Ma è possibile stabilire in modo univoco quali fossero le caratteristiche degli strumenti indicati con questi termini?

Quando si può iniziare a parlare di musica violoncellistica? E chi furono i primi compositori di musica per violoncello? E i primi violoncellisti (o violoncelliste?) del contesto musicale europeo in generale, ma soprattutto del contesto veneziano all’interno del quale Vivaldi dava forma alle sue idee musicali? E quale la sua conoscenza diretta del violoncello?

Quanto i contesti esecutivi interferivano con il modo di suonare gli strumenti musicali, o sulla scelta di strumenti di diverse dimensioni? In quale posizione venivano tenuti gli strumenti mentre si suonava? Cosa siamo in grado di ricostruire, relativamente al movimento delle mani degli interpreti (ad esempio sulle diteggiature, o sull’uso del capotasto, o sul maneggio dell’arco)?

Quali erano le differenze di forma, d’uso e di tecnica esecutiva, fra violoncello e gli altri bassi d’arco?

E infine quali sono le composizioni di Vivaldi dedicate ai bassi d’arco? E quali informazioni abbiamo a disposizione per ricostruire il contesto della loro genesi e per sapere come Vivaldi voleva venissero eseguite?

Sembra incredibile che in un unico libro, sia pure di quasi 600 pagine, sia possibile affrontare tutti questi argomenti in modo approfondito e puntualmente documentato, eppure è così.

Bettina Hoffmann riesce nell’ardua impresa di mettere ordine in un mondo che a prima vista appare confuso ed indefinito. Presenta ed esamina le fonti con acuto rigore scientifico, mette in evidenza le informazioni che se ne possono ricavare, ma non pretende di dare certezze, dove tali certezze non si possono poggiare su solide fondamenta. Fa delle ipotesi, e soprattutto fornisce un ricchissimo materiale, ben organizzato e strutturato, a chi voglia approcciarsi in modo non superficiale al repertorio vivaldiano.

Particolarmente affascinante, anche per il “profano”, la finestra “al femminile” spalancata sul mondo circoscritto dalle mura dell’Ospedale della Pietà (capitolo secondo).

Più tecnici, ma comunque sempre piacevolissimi alla lettura, gli altri capitoli del volume che, pagina dopo pagina, ricostruiscono un mondo di uomini, di strumenti e di suoni. Un mondo di sperimentazioni, spesso anche ardite, che esce vivo dalle pagine degli antichi documenti. Uomini (e donne) che imparano a suonare per vivere e che della musica fanno la loro vita, nella continua ricerca di novità. Dita che scivolano agili sulle corde alla ricerca di suoni sempre più acuti, tavole armoniche che si allungano, si allargano, si accorciano. Archi che cercano modi sempre nuovi per ottenere dalle corde i suoni desiderati.

Un libro da leggere, rileggere, consultare. Un libro che non può mancare nella libreria di chi studia la storia della musica, di chi voglia suonare Vivaldi, ma che può essere molto interessante anche per chi, pur senza suonare, adora ascoltare le composizioni di Vivaldi.

Bettina Hoffmann, nata a Düsseldorf Düsseldorf, vive a Firenze dove svolge una vivace attività come violista da gamba, violoncellista barocca e studiosa della storia dei suoi strumenti. Come solista e con Modo Antiquo, ensemble apprezzato in particolare per le interpretazioni vivaldiane, è presente nei maggiori festival e teatri europei. Tra la sua produzione discografica sono da ricordare le incisioni dedicate a Marais, Ortiz, Ganassi, Schenck e Gabrielli. Sul versante musicologico si segnala il suo Catalogo della musica per viola da gamba e il volume La viola da gamba, edito in italiano, tedesco e inglese. È docente al Conservatorio di Vicenza e alla Scuola di Musica di Fiesole.

BETTINA HOFFMANN
I bassi d’arco di Antonio Vivaldi
Fondazione Giorgio CiniFondazione Giorgio Cini – Studi di musica veneta. Quaderni vivaldiani, vol.19
Olschki Editore, 2020
pp.XVI-596
ISBN: 978-8822266903