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ACCADDE OGGI - Il 9 aprile 1933, muore a Lipsia il compositore Sigfrid Karg-Elert

Enrico Bronzi


Enrico Bronzi è uno dei violoncellisti più interessanti del panorama italiano del momento. Nella home del suo sito internet  accoglie i visitatori con una massima di Nietsche: “Senza musica la vita sarebbe un errore”. E certamente, con la sua vita piena di musica, Enrico Bronzi ha fatto di tutto per evitare che la sua vita fosse un errore. Ma… partiamo dall’inzio.

Quando per la volta ha visto un violoncello e ne ha sentito il suono? Quale impressione le ha fatto?
Da bambino i miei erano abbonati alla Società dei concerti di Parma. Il mio primo ricordo nitido di un violoncellista è quello di Paul Tortelier, che univa l’energia del suono ad una fisicità impressionante.

Fu quello il momento in cui decise di suonare il violoncello? 
All’inizio volevo fare il liutaio e il violoncello sarebbe stato solo un approccio preparatorio al mondo degli strumenti ad arco. Poi le cose andarono diversamente.

Quali maestri sono stati importanti nel suo percorso di formazione e da quali punti di vista?
Ho avuto un’infinità di maestri con idee diverse e affascinanti. Non riesco a citarli tutti, ma solo quelli con cui ho trascorso più tempo: Enrico Contini è stato il mio primo insegnante, poi Vendramelli, Janigro, Brunello, Geringas, Meneses e soprattutto l’esperienza decisiva dell’incontro col Trio di Trieste. Tanti mondi possibili, direi. Poi c’è la necessità di una sintesi personale.

Quando e dove ha suonato in pubblico per la prima volta? Cosa ricorda di quell’esperienza?
Facevamo esperimenti in piccole associazioni culturali della nostra città con quelli che sarebbero poi diventati i miei partner del Trio di Parma.  Situazioni spesso sgangherate, ma utili per cominciare. Quello che sentii come un debutto fu un recital di violoncello alla bellissima Sala Bossi di Bologna.

Lavorare in una prestigiosa orchestra o lavorare come concertista “libero”: vantaggi e svantaggi delle due opzioni?
Nel secondo caso, devi sobbarcarti tante cose di organizzazione, studio, calendari, viaggi. Ma godi di una certa libertà intellettuale. Nel primo caso, hai il privilegio di frequentare regolarmente il repertorio più ambizioso e grande che c’è, il repertorio sinfonico.

Quanto è importante, per un concertista, il tipo di pubblico che si trova davanti? E quanto sono importanti le caratteristiche del luogo dove si suona? E quanto è importante lo strumento che usa?
Sarà che il violoncellista suona rivolto di faccia verso il pubblico, ma io risento abbastanza dell’atmosfera che si genera in sala da concerto. Per ciò che riguarda lo strumento, c’è un rapporto di equilibrio instabile con un oggetto che ti fa sentire il limite delle tue possibilità, ma che ti regala anche il grande privilegio di esprimerti.

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