ACCADDE OGGI - Il 27 ottobre 1782, nasce a Genova il violinista e compositore Niccolò Paganini

Francesco Dillon


Come è avvenuta la scelta di studiare il violoncello? In famiglia vi erano musicisti? Come è stata la sua infanzia “musicale”?
Provengo da una famiglia di storici dell’arte, appassionati musicofili. Fin dalla più tenera età sono stato portato all’Opera: prima alla Fenice (sono cresciuto a Venezia) e poi al Comunale di Firenze. Inutile dire che, per qualche anno, ho più dormito, cullato dalle note che mi circondavano, che seguito. Si narra, in famiglia, che il punto di volta fu verso gli otto (?), con uno splendido Fidelio beethoveniano, che mi tenne avvinto dall’inizio alla fine! Confesso che, quando mi iscrissi al Conservatorio di Firenze, il mio desiderio era quello di suonare il contrabbasso, o il corno. Negli anni ’80, non era comune per un bambino di 10 anni poter iniziare direttamente con uno di questi strumenti, e mi fu consigliato di fare due anni di violoncello, per poi passare alla classe di contrabbasso quando fossi cresciuto un po’. Inutile dire che non è mai successo! Sono rimasto più e più affascinato dalla voce di questo strumento, fino a non abbandonarlo. La mia è stata un’infanzia dove la musica ha rivestito un ruolo sicuramente fondamentale, ma accanto all’arte figurativa (la famiglia viaggiava regolarmente per visitare mostre di tutti i tipi), alla lettura (la biblioteca di casa era fornita ed è diventata ben presto terreno di scoperta), al cinema e (inutile negarlo!) ad interessi più “prosaici” quali il calcio e… i fumetti!! Credo che la somma di tutti questi stimoli, di cui ringrazio i miei genitori, sia stata fondamentale per il tipo di musicista che sono oggi: innamorato dei suoni, ma assetato e curioso anche verso altre forme di arte e creatività.

Ci racconta brevemente dei suoi studi? Il Conservatorio, i maestri che l’hanno formata e, credo, incoraggiata. Con quali violoncellisti ha poi studiato per perfezionarsi? Dei principali ci può raccontare alcuni particolari, anche per capire l’importanza nella sua crescita professionale?
Il primo maestro, fondamentale, è stato sicuramente quello degli anni di Conservatorio a Firenze: Andrea Nannoni. Mi ha aiutato a sviluppare le mie curiosità musicali senza preclusioni, trasmettendomi le preziose lezioni di tecnica dell’arco apprese alla scuola di André Navarra.  Parallelamente, e negli anni successivi, mi sono perfezionato con celebri violoncellisti quali Amedeo Baldovino – uomo di straordinaria vitalità, testimone di una grande tradizione che discendeva da MainardiMario Brunello – che mi ha sostenuto e ha sempre apprezzato la mia ricerca musicale e David Geringas – grazie al quale ho lavorato molto sul rilassamento del corpo, il rigore esecutivo e la focalizzazione dei gesti. Non posso non citare alcuni incontri, più sporadici, in masterclasses che sono state però decisive per il mio cammino – in primis due lunghi corsi estivi con Jozif Levinson presso il Conservatorio di San Pietroburgo negli ultimi anni di Unione Sovietica.

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