Buongiorno, Gity Razaz, e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande per questa intervista. Dall’Iran agli Stati Uniti: ci vuole parlare del paese da cui viene e dei motivi del tuo trasferimento?
Sono nata a Teheran ed emigrata negli Stati Uniti con mia madre e mia sorella. Nel 2002 mia madre è stata invitata nel Texas Children’s Hospital per fare ricerche relative alla neurologia infantile e lei ci ha portato con sé.
Quali sono stati i passaggi fondamentali della sua formazione come musicista e compositrice? C’erano musicisti nella tua famiglia?
I miei genitori sono entrambi medici e io sono l’unica musicista della mia famiglia. Ho iniziato a suonare il piano all’età di sette anni e ho iniziato a comporre musica intuitivamente quando avevo nove anni. Passavo la maggior parte del mio tempo al piano, improvvisando e componendo brani originali invece di esercitarmi. A volte mi sono messa nei guai perché mi sono presentata impreparata alle mie lezioni, ma ho anche ricevuto molti incoraggiamenti da mia madre e da alcuni dei miei insegnanti di pianoforte.
Quali sono stati gli obiettivi professionali più importanti della sua carriera artistica?
Quando scrivo musica devo sempre avere qualcosa da dire – è un requisito personale che alimenta la mia creatività in modo che io possa scrivere musica che mi entusiasmi e, soprattutto, coinvolga gli ascoltatori in una trasformazione profondamente viscerale ed emotiva. Questo è l’obiettivo più importante del mio lavoro di artista.
Quali sono, dal suo punto di vista, i compositori più significativi nella sua formazione artistica?
Dei compositori del nostro tempo, sono affezionata a Kaja Saariaho, Einojuhani Rautavaara, Thomas Ades, John Luther Adams, John Corigliano, tra molti altri. Tra i compositori del passato, i miei preferiti sono Machaut, Bach, Beethoven, Chopin, Debussy, Bartok e Shostakovich, solo per citarne alcuni.
Ha mai avuto relazioni con l’Italia? Ad esempio, conosce i compositori del nostro ‘900?
Finora ho avuto tre dei miei brani eseguiti in Italia in varie città – Devo ancora visitare l’Italia di persona e non vedo l’ora che arrivi la prima occasione per farlo! Nel 2017, sono stata compositrice in residenza presso la Chautauqua Opera Company, dove hanno prodotto il debutto sul palco americano dell’orchestra di Respighi di L’Orfeo di Monteverdi. Ho studiato la vita e la musica di Respighi e ho avuto modo di conoscere il suo brillante lavoro di compositore.
Più di una recensione sulla stampa specializzata parla della convivenza, nelle sue composizioni, di elementi mediorientali e occidentali. E’ d’accordo? Pensa che questa sia la caratteristica più significativa del suo stile compositivo?
Non credo che sia la caratteristica più significativa o una definizione calzante. Credo che, nel mio caso, le mie esperienze di vita e il mio percorso personale abbiano avuto un’influenza molto più significativa sulla mia voce e sul mio stile musicale rispetto al mio luogo di nascita. Per avere un’immagine chiara, dovrei dire le circostanze in cui mi sono trasferita negli Stati Uniti ma, senza entrare troppo nei dettagli, direi che dopo aver vissuto negli Stati Uniti per più della metà della mia vita penso di me stesso tanto americana quanto iraniana, ma più significativamente sono un’immigrata. E il processo di emigrazione, la turbolenza e il dramma dello “sradicamento e della ricostruzione”, che ho sperimentato, hanno plasmato la mia identità di artista.
Tra le sue composizioni corali, in particolare, Lux Aeterna mi sembra esprimere l’irrequietezza contemporanea, ma con un linguaggio ben radicato nella tradizione polifonica. Qual è la relazione tra canzoni come questa e la tradizione corale orientale e occidentale?
Ho cantato in un coro a Houston, in Texas e a New York City per molti anni e la mia esperienza di canto e per questo la mia formazione nella tradizione della musica classica occidentale sono alla base delle mie composizioni corali.
Secondo lei, uno strumento così antico e con un suono così classico come il violoncello, può facilmente prestare la sua voce a uno stile compositivo moderno come il suo?
Ho scritto parecchio per il violoncello (più pezzi solisti, anche con elettronica, un pezzo per otto violoncelli, un concerto per violoncello, oltre a un pezzo per violoncello barocco) e trovo che si possa creare musica originale, dinamico ed adatto alla natura di questo strumento indipendentemente dallo stile o dall’epoca. Naturalmente uno deve conoscere abbastanza bene lo strumento per conoscerne le capacità, i punti di forza e le debolezze.
Musica e danza contemporanea: ha già affrontato questo impegno. Considera la sua musica come una traiettoria o un percorso per muovere corpi nello spazio, o come un metronomo, ma interno, o come un progetto, per liberare i gesti inscritti nel suo io?
Quando sto componendo una partitura per la danza, sto collaborando con un coreografo, quindi la mia musica sta essenzialmente seguendo danza e il punto di vista del coreografo. Direi che la mia esperienza in questo settore è stata simile alla composizione di musica per film.
Compone di solito al pianoforte? Quando compone, preferisce fissare i suoi pensieri musicali con carta e matita o usa un software musicale?
Inizio abbozzando le mie idee al piano con carta e matita e, mentre le idee iniziano a prendere forma, vado avanti e indietro tra il piano e il computer. Nella nostra generazione, tutti i compositori devono utilizzare il software musicale per produrre i propri spartiti, a meno che non lavorino con un copista che realizza lo spartito con un apposito software.
Ha già registrato le sue composizioni per qualche casa discografica?
Anche se non ho ancora un album commerciale dedicato alla mia musica, molte delle mie composizioni sono già state presenti in più album di artisti diversi.
La sua musica ha già un grande successo e le recensioni di apprezzamento e stima per il suo lavoro sono numerose nella stampa specializzata. Secondo lei, quali sono le caratteristiche del suo pubblico? È un pubblico che ha già si è avvicinato alla musica contemporanea e quindi apprezza il suo stile? O è un pubblico che proviene anche da altri contesti (es. Jazz?) e quindi istintivamente e naturalmente percepisce le sue composizioni?
Penso che la mia musica possa parlare a una vasta gamma di pubblico con o senza conoscenza della musica classica a causa della sua natura emotiva e drammatica. Non penso sempre a un pubblico specifico mentre sto componendo, ma mi concentro soprattutto su cosa e di come sto comunicando con l’ascoltatore. Sono sempre interessata allo svolgimento emotivo e alla traiettoria delle mie strutture musicali.
Oltre ad essere musicista e una compositrice, lei svolge anche una ricca attività didattica. Vuole parlare dei suoi impegni in questo settore?
Adoro insegnare musica, soprattutto composizione e orchestrazione. Durante il processo di insegnamento ai miei studenti, mi trovo a imparare cose nuove o trovare nuove soluzioni a sfide specifiche
Quali saranno i suoi prossimi impegni: può indicare quelli più significativi?
Nei nuovi anni, scriverò un pezzo per la Houston Grand Opera, una nuova opera da camera per Latitude49 Ensemble, una commissione corale per il Coro della gioventù di Brooklyn e un’opera orchestrale commissionata dal Grinnell College.
Carissima Gity Razaz, grazie per l’attenzione al nostro sito Web e per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande. I migliori auguri per la sua carriera ma soprattutto per la sua vita, in tutti i suoi aspetti.
Buongiorno, Anna, e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. A quanti anni ha iniziato a studiare il violoncello, e perché proprio il violoncello e non un altro strumento?
Ho iniziato a studiare all’età di 10 anni. Onestamente, non avevo la minima idea di cosa fosse un violoncello. Ero innamorata del violino e volevo suonare quello strumento, ma mi è stato detto che ero troppo “vecchia” e che avrei potuto scegliere tra violoncello, fagotto o corno. Non conoscevo nessuno di questi strumenti, in fondo avevo solo 10 anni, e non so per quale motivo ho associato il violoncello all’arpa e agli angeli sulle nuvole. Per questo ho risposto “violoncello”. Devo ammettere che sono rimasta molto sorpresa quando sono arrivata alla prima lezione e ho visto questo strumento: non era quello che mi immaginavo, ma nel giro di pochissimo tempo me ne sono innamorata fino a farlo diventare compagno inseparabile della mia vita.
Chi è stato il suo primo insegnante? E quello più importante?
La mia prima insegnante è stata la professoressa Beata Krzanowska. Una grande insegnante con un ottimo approccio verso i bambini. Le devo molto come violoncellista e come essere umano: mi ha preso per mano e mi ha accompagnata nei miei primi passi in questo mondo. Non posso dire chi è stato il più importante, perchè penso che ogni artista che ho incontrato sulla mia strada mi abbia trasmesso qualcosa di importante, a partire dal Prof. Michael Flaksman, passando per il prof. Miklos Perenyi e il prof. Wolfgang Mehlhorn, fino ad arrivare al prof. Robert D. Levin.
Ritiene di aver imparato di più con gli occhi (guardando i suoi insegnanti) o con le orecchie (sentendoli suonare o ascoltando le loro spiegazioni)?
Ho sempre osservato con attenzione sia i miei professori che il mondo che li circondava. Pensavo che avrei potuto imparare non solo da loro, ma anche da tutti gli altri artisti e dal mondo che li circondava. Ho sempre cercato di trovare una spiegazione e una connessione con tutto, non sempre riuscendoci. Anche ai miei studenti raccomando sempre di vivere ogni esperienza con il loro “cesto invisibile”, nel quale mettere tutte le informazioni che ricevono per poi tirarle fuori nel momento opportuno, non per copiarle, ma per prenderne spunto nella loro vita musicale e nel loro stile, creando una versione originale di se stessi.
Quali sono secondo lei le composizioni che un violoncellista non può fare a meno di studiare nel suo percorso di studi?
Ogni composizione è a suo modo importante e quindi andrebbe studiata: avere una visione a 360 gradi è il modo migliore per affrontare il proprio percorso di studi. Sicuramente non devono mai mancare le nostre colonne portanti come le Suite di Bach o i Concerti di Haydn, Schumann, Dvorak e Lutoslawski, ma non bisogna nemmenno dimenticarsi degli Studi e dei Capricci, spesso evitati dagli studenti, ma di fondamentale importanza nella tecnica di un musicista.
E’ utile partecipare a dei concorsi durante il proprio periodo di studi?
Questa è una domanda molto delicata. I concorsi ovviamente possono aiutare: grazie ai più di 30 concorsi vinti nella mia carriera, ho avuto la possibilità di ottenere la borsa di studio “Giovane Polonia”, con la quale sono riuscita a procurarmi un buono strumento italiano, ma il problema principale penso sia che molti giovani tendono a vedere il concorso, e nello specifico il risultato ottenuto al concorso, come il loro punto artistico di quel momento, spesso demoralizzandosi e perdendo la fiducia in se stessi, senza prendere in considerazione il fatto che un concorso è una somma di tanti fattori. Quindi penso che i concorsi siano importanti, ma non dovrebbero diventare il perno su cui gira la nostra vita.
Preferisce suonare da sola, in gruppi da camera o in orchestra?
Non ho preferenze. La cosa più bella dell’essere un musicista e proprio quella di “fare” musica. Adoro suonare concerti da solista, ma nello stesso modo non riuscirei a vivere senza musica da camera, così come adoro suonare e farmi trasportare dall’insieme degli strumenti di un’orchestra.
Se fosse costretta a scegliere, preferirebbe insegnare o suonare?
Spero di non dover mai essere costretta a prendere una decisione del genere! Penso che un bravo insegnante non possa permettersi di smettere di suonare. Suonare porta sempre delle nuove esperienze e nuove ispirazioni, così come spesso mi ritrovo ad imparare molto dagli allievi. Ognuno dei miei studenti è completamente diverso e ognuno mi sorprende ed ispira in modo differente. Quindi, rispondendo alla domanda, sceglierei di suonare… ma comunque continuerei ad insegnare di nascosto!
Se le chiedessero di fare una lezione concerto a dei bambini che non hanno mai visto un violoncello e non ne conoscono la voce, quali pezzi suonerebbe?
Mi capita ogni tanto di incontrare un bambino incuriosito da questo grande strumento… e spesso provo ad attirare la sua attenzione (chissà… magari proprio questo bambino si innamorerà e diventerà un gran violoncellista…) e devo dire che mi sorprendo sempre di più! Capita spesso che, suonando i pezzi più famosi e virtuosistici, non attirino nessuna attenzione da parte loro e, al contrario, la Sacher Variation di Lutoslawski invece li incantata. Allora penso che non possiamo sapere cosa possa attirare un bambino: loro vedono e sentono diversamente da quello che vediamo e sentiamo noi.
Quali sono state le esperienze musicali più belle delle sua vita?
Penso che tutte le esperienze musicali siano “le più belle della vita”. Secondo me, se uno ama quello che fa e lo fa con il sorriso, ogni esperienza puó essere entusiasmante. Se proprio ne dovessi scegliere una, direi il momento in cui una mia allieva mi ha ringraziato dopo che l’ho fatta suonare al mio fianco, per il suo primo concerto professionale, in pubblico regalandole l’emozione di suonare il bis come solista. Non esiste soddisfazione più grande che aiutare un giovane a raggiungere il suo obiettivo.
E quali sono i suoi sogni musicali per il futuro?
Continuare a fare quello che amo….insegnare e suonare….magari riuscendo un giorno a vedere un mio allievo cavalcare un palco importante.
Grazie mille per la sua gentilezza e disponibilità e auguri per una vita piena di entusiasmo e musica!
Gentile Elena Cappelletti ben trovata. Grazie per avere accettato questa intervista e per l’interesse rivolto al nostro sito web.
Grazie a voi!
L’occasione per questa intervista, tra le altre, è la recente vittoria al Concorso Loiacono, da noi presentato. Ci racconta questa esperienza?
È stata un’esperienza molto costruttiva. Non mi ero mai imbattuta prima in un premio che richiedesse sia una performance musicale che un elaborato scritto. Sono venuta al corrente del premio proprio tramite il sito “mycello” e ho trovato il formato del concorso molto interessante. Il programma da registrare mi ha subito motivato a partecipare e ho pensato che sarebbe stato un’ottima occasione per scrivere un saggio di pedagogia da utilizzare poi anche per il corso Postgraduate in Performance Teaching che sto frequentando proprio quest’anno presso la Guildhall School of Music and Drama di Londra.
Comunque questa non è stata la sola vittoria ad un concorso: quali le più significative?
Credo che le vittorie più significative siano state quelle con il mio Quartetto d’archi, Alauda Quartet. Di recente abbiamo conquistato un primo premio presso il concorso di musica da camera “Massimiliano Antonelli” in Italia ed uno special prize presso l'”Orlando festival and chamber music competition” in Olanda. Altri riconoscimenti significativi sono stati a Londra, dove siamo stati selezionati più volte come ‘Concert Artists’ da importanti associazioni musicali britanniche come Making Music o Park Lane Group.
Torniamo però alle origini: perché la scelta di questo strumento? In famiglia vi erano musicisti od anche violoncellisti?
La scelta del violoncello la devo tutta al papà, clarinettista ed insegnante di clarinetto, che, appassionato di violoncello, mi regalò un violoncello all’età di otto anni, spingendomi alla scoperta di questo strumento.
Molto brevemente può parlarci della sua formazione, degli studi e dei corsi di specializzazione?
Ho iniziato gli studi al Conservatorio O. Respighi di Latina, con l’insegnante Vincenzo Cavallo, di scuola Selmi. Mi sono poi trasferita al Conservatorio G.Verdi di Milano, dove ho continuato gli studi nella solida scuola del Maestro Marco Scano. Ho poi completato un Master of Arts presso la Royal Academy di Londra con l’insegnante Felix Schmidt. Ho concluso gli studi con il quartetto, con un Master in Chamber Music presso la Hochschüle für Musik di Hannover, sotto la guida di Oliver Wille, violinista del famoso Kuss Quartet.
Quali sono le sue esperienze significative con orchestre, gruppi da camera o come solista?
Ho fatto molte esperienze orchestrali, una delle più memorabili quella con la Lucerne Festival Academy Orchestra nel 2015, che mi ha aperto al mondo della musica contemporanea. In Italia ho suonato con l’orchestra del Teatro San Carlo, l’orchestra della Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari, l’orchestra del Maggio musicale fiorentino e l’orchestra della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna. In Inghilterra collaboro spesso con la Philarmonic chamber orchestra of London. Ho avuto la fortuna di suonare come solista con l’orchestra Nacional di Cuba, l’orchestra sinfonica di Cali e la Filarmonia Orchestra Latina, nella mia città di origine.
Ora parliamo del Quartetto Alauda (Alauda Quartet): da chi è composto e come è nato?
L’Alauda Quartet è nato alla Royal Academy of Music, proprio all’inizio dei nostri studi alla Royal Academy, nel 2011. Ci siamo incontrati per caso nell’ambito di un ‘Chamber music speed dating day’, organizzato dalla Royal Academy, e c’è stata subito una bellissima intesa tra noi tre componenti fondatori del Quartetto, con i due violinisti Cristina Prats Costa e Milan Berginc.
In quale ambito musicale si muove? Quali spartiti di preferenza sui vostri leggii?
Al momento stiamo costruendo il nostro repertorio confrontando opere provenienti da diverse epoche musicali. Mendelssohn e Shostakovich sono tra i nostri autori più frequentati!
Quali sono i programmi futuri dell’Alauda Quartet?
Parteciperemo al programma estivo “Evolution of the string quartet” presso il Banff Centre of Performing Art in Canada, studiando repertorio, stile e interpretazione del Quartetto d’archi dal barocco al contemporaneo con l’Eybler Quartet, Parker Quartet e Jack Quartet. A settembre saremo al Master4String a Pistoia, con il Quartetto di Cremona. Ci stiamo preparando per un concorso di musica da camera che si terrà a settembre a Lugano.
Il Quartetto ha già inciso un importante Cd dedicato a Roffredo Caetani: perché questo autore? Ci può parlare di questo lavoro? Se non sbaglio anche riviste importanti hanno ben recensito il vostro CD.
La proposta di registrare le musiche per Quartetto di Roffredo Caetani ci è arrivata proprio dalla Fondazione Roffredo Caetani, attiva nella provincia di Latina. Il pianista Roberto Prosseda, originario anche lui della provincia di Latina, ha in passato inciso musiche per pianoforte di Caetani, ma le sue opere di musica da camera non erano mai state incise. È stato un lavoro molto interessante, difficile l’approccio alle musiche di questo autore non avendo riferimenti precedenti, ma ci ha dato la possibilità di scoprire e portare alla luce un interessante compositore tardo romantico italiano. Sì, le sue musiche hanno suscitato l’interesse di molte riviste di musica internazionali, i due quartetti di Caetani sono stati descritti dallo Strad Magazine come il collegamento mancante tra la musica di Brahms e quella di Schoenberg
Ed ora l’ultima domanda: i suoi impegni, vicini o lontani?
Quartetto, Quartetto e Quartetto! No scherzo, ci sono anche altri progetti da portare a termine, concludere il Postgraduate Course in Performance Teaching, una collaborazione tra musica e teatro per uno spettacolo ispirato alle ‘Città Invisibili’ di Italo Calvino e ovviamente i concerti offerti dal Premio Loiacono!
Ancora mille ringraziamenti per la sua disponibilità. Da tutti noi gli auguri migliori per il suo futuro, come musicista ma non solo!
Grazie mille!
Enrico Guerzoni, buongiorno. Grazie per l’interesse rivolto al nostro sito web e per la sua disponibilità a rispondere alle nostre domande. Ci può parlare della sua formazione di violoncellista? Vi erano altri musicisti nella famiglia? Dove si è diplomato e con chi?
Ho iniziato i miei studi per pochi mesi con il flauto dolce, e dopo poco sono entrato in Conservatorio scegliendo per caso il violoncello, perchè non c’erano altri strumenti disponibili, studiando e diplomandomi col M° G. Sassi.
Dopo il Conservatorio, quali altre specializzazioni?
Dopo il diploma di violoncello, ho seguito saltuariamente vari corsi di perfezionamento con diversi maestri, F. Rossi, S. Palm, M. Brunello, R. Filippini e mi sono laureato al triennio e al biennio rispettivamente in musica ad uso multimediale e in musica applicata.
Può ricordarci le principali tappe della sua carriera: concerti, tournee e orchestre con cui ha suonato?
Appena diplomato, ho iniziato quasi subito a suonare quasi sempre come primo violoncello in orchestre inizialmente formatesi per festival, poi via via sempre più importanti come la Toscanini di Parma e il Teatro Comunale di Bologna, presso cui ho vinto il concorso ed con il quale ho collaborato per 13 anni. Ho avuto modo, in quel periodo ed in seguito, di collaborarare con direttori conosciuti come Muti, Abbado, Delman, Sinopoli, etc con cantanti come Pavarotti, Domingo, Carreras, Freni, Ghiaurov, Kabaivanska etc, e tantissimi solisti strumentisti che hanno suonato con le orchestre in cui ho suonato io, tra le quali cito in primis i Solisti Veneti, con cui ho preso parte a touneè in gran parte del mondo, la regionale Marchigiana, la Sinfonica Siciliana, la Filarmonia Veneta, la Sinfonica Italiana e numerose altre, tra cui l’orchestra filarmonica di Dubai, che al momento non esiste più.
Dopo un percorso molto classico, lei ha allargato i suoi orizzonti a generi musicali diversi. E’ così? Ce ne può parlare?
Fin da molto giovane, i miei interessi musicali vertevano anche sulla musica fusion, jazz e rock e mi dilettavo a fare arrangiamenti e trascrizioni per gruppi underground bolognesi. Ero sempre alla ricerca di violoncellisti del passato che avessero contaminato il violoncello con altri stili. Poi ho cominciato a studiare jazz, e ho iniziato a suonare soprattutto con gruppi che esulavano dal contesto classico, dove ero stimolato dal fatto di improvvisare e creare io stesso melodie e contrappunti alle parti tematiche esistenti, che fossero eseguite da strumenti o da voci. Ho avuto modo di collaborare in questo contesto con musicisti di fama internazionale con cui ho lavorato a stretto contatto, come Bobby Mc Ferrin, Trilok Gurtu, Paolo Fresu, G. Mirabassi, S. Battaglia, T. Ciavarella, ma anche nel “mondo” del pop, A. Bocelli, A. Ruggiero, F. Battiato, Zucchero, Dalla, Finardi e numerosi altri.
Non manca una carriera di compositore: quali sono i suoi interessi e a quali tipi di composizioni preferisce dedicarsi?
A fine anni ‘90, dopo aver trascorso un periodo a Parigi in cui ho avuto modo di entrare in contatto con realtà musicali molto interessanti e stimolanti, come ad esempio il gruppo di archi jazz del violinista Pierre Blanchard, ho deciso di fondare un quartetto d’archi molto eclettico, gli Arkè, con il quale intraprendere un cammino di sperimentazione, utilizzando anche strumenti elettrici, e col quale non ci si precludesse nessuna possibilità di stili, quindi eseguivamo dal classico al rock e al jazz, con composizioni originali che pian piano si andavano delineando. Questa vena di composizione è poi sfociata negli otto quartetti per archi che ho composto in questi anni e di cui sono state stampate tutte ed otto le partiture da tre case editrici l’ultima delle quali, la giapponese Da Vinci Musical Edition di Osaka, ha anche stampato i CD con tutti e otto i quartetti.
Un accenno anche alla sua attività di arrangiatore: ha rappresentato un tassello importante nella costruzione della sua personalità artistica? Ce ne può parlare?
Il fatto di formare e prendere parte a gruppi di diversa estrazione mi ha portato inevitabilmente a dover fare composizioni trascrizioni ed arrangiamenti ad hoc per ogni tipo di formazione strumentale in cui mi trovavo, che fossero di musica multietnica o jazz. Poi hanno cominciato a commissionarmi arrangiamenti per gruppi, festival etc., cosa che continuo a fare con piacere. Anche quando entro in sala di registrazione come violoncellista ormai la maggior parte delle volte non mi limito ad eseguire parti che a volte mi hanno scritto: si sa già che, se chiamano me, è perchè vogliono che metta nella registrazione qualcosa di mio.
E l’insegnamento? Che peso ha questa attività all’interno della sua esperienza di violoncellista? Dove ha insegnato e per quanto?
Ho insegnato per anni privatamente e in scuole di musica. Negli ultimi 5 anni ho insegnato e sto insegnando al preaccademico del conservatorio di Bologna. E’ un’attività che mi piace molto e anche in questo caso agli allievi che lo desiderano insegno qualche stile diverso dalla musica classica e qualche “trucchetto” per avvicinarsi meglio ad altri generi come il jazz o il rock.
Parliamo ora del presente: a cosa si sta dedicando? Sta lavorando a qualche CD?
Al momento sto lavorando al prossimo lavoro discografico con mio figlio Tiziano, anche lui violoncellista, col quale da ormai quasi quattro anni suono nel progetto GuerzonCellos. Il primo CD era costituito da covers rock e jazz arrangiati per soli due violoncelli. Il prossimo, in uscita prevista per l’estate 2019, saranno invece quasi tutte composizioni originali nostre, e qualche rivisitazione di brani rock progressive e jazz che ancora non svelo… ma vi assicuro che sarà una sorpresa. Inoltre sono sempre alle prese con lo sviluppo della scrittura per archi e la ricerca compositiva in generale con il progetto ”the modern string project”. Ho appena finito anche un lavoro teatrale andato in scena un paio di settimane fa al Teatro delle Moline a Bologna, in cui ho eseguito mie composizioni utilizzando il violoncello elettrico ed effettistica elettronica.
Quale violoncello suona? Usa strumenti diversi quando propone generi musicali diversi?
Al momento sto usando sia un violoncello anonimo della metà del ‘800, sia uno strumento moderno di Alessandro Urso. Sempre più spesso utilizzo anche il violoncello elettrico in situazioni che lo richiedono (uso un Ned Steimberger con effettistica principalmente Earth Tone) come ad esempio quando sul palco c’è una batteria, o anche come scelta musicale per utilizzare al meglio l’effettistica elettronica, anche se è pur vero che si possono ottenere ottimi risultati anche con gli strumenti acustici tradizionali.
Negli ultimi anni, il violoncello sta riscuotendo un grande interesse, anche al di fuori dell’ambito della musica classica: quale è secondo lei il motivo?
Si può dire che ci siano molti più “cellofans” che un tempo. Il motivo è molto semplice: perchè è lo strumento più bello di tutti! A parte gli scherzi, penso che sia uno strumento molto completo in grado di poter padroneggiare la scena come solista ed essere anche utilizzato come strumento di accompagnamento in alternativa ad un basso, o come controcanto ed armonia e, con l’andare del tempo, questa cosa si comincia a capire sempre di più con la conseguenza che sempre più persone utilizzano la versatilità del violoncello in moltissime situazioni musicali. Ne è la prova il fatto che esistono ensemble di soli violoncelli mentre non esistono orchestre di soli violini o soli clarinetti ad esempio, o quantomeno non con gli stessi risultati.
Grazie molte per la sua disponibilità e gentilezza nel rispondere. Gli auguri migliori per la sua carriera, nei suoi molteplici aspetti.