ACCADDE OGGI - Il 1 dicembre 1709, nasce a Holleschau il compositore Franz Xaver Richter

Umberto Pedraglio


Gentile Maestro Umberto Pedraglio un grazie per avere accettato di rispondere alle domande di questa intervista e per la considerazione rivolta al nostro sito web.
Ci parla della sua famiglia? Vi erano in essa violoncellisti o musicisti? La sua città, Como, ha incoraggiato la sua scelta di essere musicista? Come è avvenuta la scoperta del violoncello, ora compagno della sua vita?.
I miei genitori sono due artigiani. Mio padre, uno sportivo (ex-ciclista) uscito dall’Accademia Belle Arti di Brera, è stato un lucidista/pittore/decoratore che si è anche cimentato nell’organizzazione di attività socio-culturali legate al territorio. Mia madre, di origini pugliesi, è sempre stata una persona premurosa e abituata ad avere molta cura anche delle cose più minute, come nel suo lavoro di sarta. Pur non essendo musicisti, i miei genitori mi hanno comunque dato gli strumenti per coltivare la mia grande passione: la musica. Fin da piccolissimo, infatti, amavo passare interi pomeriggi a suonare strumenti giocattolo e a contemplare il mondo dei suoni; i miei genitori mi indirizzarono così dapprima verso le lezioni private di pianoforte e poi al conservatorio cittadino, vero punto di riferimento musicale per la città di Como. È stato lì che ho conosciuto il violoncello, strumento che ho poi scoperto sempre di più grazie agli studi e anche grazie ai concerti a cui i miei genitori mi portavano frequentemente. Uno di questi lo ricordo in modo particolare: era la primavera del 1990 e un quartetto d’archi si esibiva a Como, presso lo storico Salone Musa. Gli interpreti venivano da lontano ed eseguivano musiche a me sconosciute, con suoni insoliti e armonie dissonanti, che ascoltavo per la prima volta: si trattava degli Arditti String Quartet che proponevano un programma con capolavori di Kurtag (Op 28), Bartok (Quartetto n.4) e Ligeti (Quartetto n.2). Anche se a quei tempi non comprendevo totalmente il senso di quelle partiture, ricordo che rimasi molto colpito dai suoni che avevo ascoltato e dal violoncellista: di Rohan de Saram conservo ancora l’autografo e penso che in qualche modo sia stato un segno del destino incontrarlo.
Brevemente può descrivere il primo periodo di studio del violoncello? Con quali maestri ed in quale Conservatorio?.
Ho iniziato a studiare violoncello presso il Conservatorio di Como con Guido Boselli. Con lui ho avuto modo di affrontare un percorso di studi non convenzionale, sperimentando spesso lo studio di partiture contemporanee, anche in formazioni da camera, visto che egli stesso ne è sempre stato interprete, mantenendo dunque un parallelismo fra il repertorio tradizionale e quello moderno. Ma al conservatorio ho avuto anche la grande fortuna di incontrare il barocchista Paolo Beschi (violoncellista storico del Giardino Armonico), con il quale ho studiato per diversi anni quartetto, e il quale mi ha insegnato ad affondare con amore e passione le radici nel passato.
Dopo di questo sicuramente Master e corsi di Specializzazioni: quali insegnanti hanno rappresentato per Lei figure particolarmente importanti nella maturazione verso la sua carriera di professionista?.
Particolarmente importante per me è stato sicuramente l’incontro con Enrico Bronzi, musicista dotato di una profondità e una sensibilità fuori dal comune. Egli ha rappresentato per me un punto di svolta, stimolando moltissimo la mia immaginazione e dandomi gli strumenti per suonare il violoncello con sempre maggior consapevolezza. Ma non posso non citare i grandi Giovanni Gnocchi, Stefano Cerrato, Siegfried Palm e Giovanni Sollima. Anche a quest’ultimo sono legato in modo particolare: con la sua versatilità, e fungendo lui stesso da esempio, è stato il primo a suggerirmi di eseguire le mie musiche in prima persona. Credo che anche la formazione parallela, ricevuta in qualità di violoncellista e di compositore, abbia influito sulla mia maturazione complessiva. Mentre frequentavo il corso di perfezionamento con Sollima a Brescia, contemporaneamente mi perfezionavo in composizione con Azio Corghi, per fare un esempio. Questo mi ha messo in una condizione privilegiata soprattutto nei confronti di quelle partiture che richiedevano una particolare capacità di analisi e di comprensione, come quelle che non erano mai state eseguite e che non potevo avere ascoltato in nessun modo.
Lei ha avuto molti insegnanti di Composizione e di grande valore: è nata in questo modo la sua attitudine alla composizione per il violoncello?.
Ho avuto la fortuna di studiare Composizione con grandi nomi del panorama internazionale (Ivan Fedele, Azio Corghi, Alessandro Solbiati, George Benjamin, Wolfgang Rihm etc). Senza nulla togliere a tutti gli altri e al mio primo maestro Carlo Ballarini, da cui ho ovviamente imparato moltissimo, Ivan Fedele è stato però senza dubbio colui che mi ha segnato più profondamente, cambiando in qualche modo per sempre la mia vita di musicista. Con grande intelligenza ha infatti saputo aprirmi completamente le porte alla contemporaneità, mettendomi in contatto con una parte più profonda e anche inesplorata di me. Anche in questo caso, comunque, l’attitudine alla scrittura per violoncello non è nata all’interno di un unico percorso formativo. Il mondo della composizione e quello dell’interpretazione si sono fusi in me in modo naturale, portandomi dunque a scrivere ed eseguire sempre più spesso partiture per violoncello, anche in differenti formazioni: violoncello solo, duo con pianoforte, ensemble da camera, violoncello solista e archi, violoncello e orchestra etc. Direi che la scrittura per violoncello è nata quindi soprattutto dall’esigenza personale di dare un’unica voce alla mia visione e al mio pensiero musicale.
Lei è Direttore Artistico dell’Associazione Culturale Polifonie: ci descrive questa associazione? Quale attività svolge e quanto la impegna nel suo lavoro di coordinatore della stessa?.
L’Associazione Culturale Polifonie ha come obiettivo principale quello di promuovere e diffondere la cultura, la musica e l’arte, anche tra i giovani, valorizzando in particolar modo la musica classica contemporanea. Per questo ha fondato un ensemble dedito alla valorizzazione della nuova musica, l’Appassionato Ensemble, ed organizza attività didattiche e giovanili, nonché seminari, convegni, concorsi internazionali di composizione e concerti aperti al pubblico, mettendo frequentemente in primo piano la musica del ‘900 e contemporanea, anche in prima esecuzione assoluta. In qualità di Direttore Artistico dell’associazione mi occupo di organizzare e gestire queste attività, che vengono svolte con grande spirito di collaborazione da parte dei soci, al fine di poter condividere i risultati in eventi culturali di una certa qualità, ma al contempo accessibili a tutti. L’impegno personale non è indifferente, ma in un certo senso è anche un dovere sociale, secondo me, e per fortuna sono circondato e aiutato da persone molto appassionate e animate da grande spirito di collaborazione.
Nel brano “Katharsis” (2013) per violoncello ed orchestra G. Verdi di Milano – excerpt – pur nella sua brevità, è più che evidente una dominante sonorità cupa e drammatica, aperta da lampi di archi in coro.
“Katharsis” per violoncello e orchestra è il primo dei due concerti che ho scritto per violoncello. L’estratto a cui si riferisce è la registrazione dell’anteprima che ho effettuato io stesso in qualità di solista con l’Orchestra Sinfonica G.Verdi di Milano. Si tratta di una partitura molto importante per me, in quanto mi rappresenta in un duale che afferma la realizzazione di un sogno (quello di essere compositore e violoncellista). Il percorso che compie il violoncello all’interno della composizione è una sorta di viaggio nell’inconscio che regola in termini compositivi l’andamento dell’orchestra, la quale funge infatti da risuonatore. La drammaturgia del brano, come suggerisce il titolo, fa dunque riferimento più a un concetto di liberazione, o se si vuole a un principio di librazione dello spirito che, come in un sogno, è libero di vagare nel proprio universo interiore.
Ci vuole parlare delle sue incisioni discografiche? Con quali Case Discografiche ha inciso ed interpretando quali autori?.
Una parentesi musicale della mia vita l’ho dedicata, in età giovanile, ad affrontare altri generi musicali, in particolare la musica jazz. Ho partecipato a diversi progetti musicali e concerti, e in molte di quelle occasioni sono capitati anche dei progetti discografici. Ricordo un disco effettuato con Arrigo Cappelletti e Flavio Minardo per la MAP Records, in cui mi divertivo ad inserire suoni non convenzionali (rumori) al violoncello, oppure un lavoro molto interessante di contaminazione musicale, effettuato in formazione di ottetto su musiche di Bill Evans, con il Roberto Mattei 8tet, registrato per la Abeat Records. In quel periodo avevo anche fondato insieme all’amico Davide Alogna un quartetto d’archi, con il quale ci siamo esibiti incalcolabili volte in caffè concerto, presso la stupenda cornice di Villa D’Este a Cernobbio sul lago di Como, divertendoci moltissimo ad eseguire musiche da me trascritte di volta in volta per l’occasione. Abbiamo anche in quel caso inciso, con la partecipazione di Paolo Tomelleri presso il mitico Murec Studio di Milano, un brano commissionatomi per la mostra “Carosello” presso la nota galleria d’arte contemporanea Enrico Fornello di Prato.
Nel suo carattere musicale un autentico e fortissimo interesse per la musica contemporanea? E’ così? Ci spiega la motivazione rivolta fortemente al 900? (Ed al “2000?)
Sono sempre stata una persona creativa e curiosa. Mi piace esplorare il mondo dei suoni, cercare nuovi timbri e nuove forme, scoprire nuovi linguaggi e sperimentarli. Mi fa tornare bambino, in un certo senso, è quasi un gioco. Dietro alle mie partiture c’è sempre però anche un’architettura, altra mia grande passione, e una visione, o meglio un’idea; scrivere mi permette di comunicare il mio pensiero musicale ed avere la possibilità di condividerlo con chiunque, anche quando non ci sarò più, di sentirmi parte di un tutto. E poi mi piace molto interpretarla la musica contemporanea. Eseguire per primo (quando affronto una prima assoluta) l’idea musicale di un altro musicista, osservare le tendenze di oggi e seguire il pensiero individuale e collettivo proveniente da qualunque parte del mondo, scoprire come si evolve la scrittura per violoncello e in che modo è ancora in grado di comunicare questo meraviglioso strumento musicale, è per me molto gratificante.
Lei insegna in un Liceo Musicale: come osservatore privilegiato e come parte in causa della didattica cosa pensa dell’insegnamento della musica in Italia? Ad esempio riguardo la valorizzazione del patrimonio musicale, l’organizzazione, i programmi, la reale preparazione verso un mondo professionale molto impegnativo.
La formazione musicale in Italia è frutto di una riforma che tende ad allinearsi ai canoni europei, secondo il modello primarie/secondarie/università, ma purtroppo è tuttora incompleta. Sono infatti da noi previsti, ma attivi solo sottoforma di sporadiche sperimentazioni (DM8), dei percorsi didattici specifici alle scuole primarie, ma di fatto si comincia a studiare uno strumento musicale alle secondarie, ovvero a 11 anni. Troppo tardi a mio avviso. Manca secondo me l’aspetto propedeutico che permette a un individuo di entrare in contatto in modo naturale con gli strumenti musicali, fin da piccolo, offrendogli l’occasione di sviluppare una maturazione logica, espressiva e comunicativa necessaria anche per orientare le proprie potenzialità. Non bisogna infatti dimenticare che suonare uno strumento musicale non è soltanto una specializzazione, fornisce occasioni di integrazione e di crescita anche per coloro che sono in situazione di svantaggio, rientra nella sfera della formazione globale dell’individuo e offre la possibilità di sviluppare una più avvertita coscienza di sé e del modo di rapportarsi al sociale, nella pratica della musica di insieme, ad esempio, attraverso la condivisione delle regole. Ne abbiamo tantissimi esempi in tutto il mondo, ma in Italia purtroppo la musica è ancora vista solo come una passione, un hobby, e riguarda così sempre più soltanto le persone che hanno scelto di specializzarsi nella musica, isolandosi loro malgrado. Credo che in questo modo la gente venga tristemente privata di una formazione indispensabile alla crescita culturale di un’intera società. Anche da un punto di vista organizzativo, dunque, la valorizzazione del patrimonio musicale e la programmazione, risentono a mio avviso di questa grave mancanza culturale e formativa.
G. Sollima interpreterà la sua nuova composizione: cosa può dirci di questo sodalizio ed in quale occasione avverrà la prima esecuzione?.
“Preludio e Allemanda” è un brano per violoncello solo che ho recentemente scritto ispirandomi alla Suite in Sol Maggiore BWV 1007 di Johann Sebastian Bach. Dedicato a Giovanni Sollima, il brano è stato pensato in funzione di un nuovo progetto discografico dell’artista – l’esecuzione integrale delle sei Suites di J.S.Bach, partendo dal manoscritto ‘presunto’ di Anna Magdalena, con musiche di altri autori che ruotano intorno ad esse – e prevede l’uso di due strumenti differenti: un violoncello tradizionale, e un secondo violoncello alternativo, ovvero il violoncello di fieno opera della scultrice Julia Artico. Con una notazione sperimentale e innovativa, la mia partitura rappresenta una trasfigurazione in chiave moderna delle antiche danze rinascimentali e barocche dalle quali prende spunto, ed è un brano di ricerca sonoriale, timbrica ed estetica. Senza sganciarsi da una idea compositiva personale e da una propria poetica, dunque, riflette il mio modo privilegiato di intendere la concertualità oggi, in un connubio di musica e altre arti che dialogano fra loro, tra passato e presente. La realizzazione del progetto sta subendo purtroppo continue modifiche, a causa della situazione di emergenza sanitaria in cui ci troviamo, quindi non posso dire con esattezza quando avverrà la prima esecuzione, immagino a questo punto nel 2021.
Altro sodalizio importante è quello con Sandro Laffranchini, nell’ambito di Como Contemporary Festival 2020 (anche come Direttore Artistico). Presenterà un brano inedito?.
Un altro brano che ho scritto per violoncello solo, è quello commissionato da Sandro Laffranchini. Si intitola “Come un comico” e nasce da una riflessione e da una richiesta del violoncellista scaligero di ‘uscir fuori’ dal ruolo dell’orchestrale, per esplorare nuovi territori musicali in veste di solista. Da qui la mia idea compositiva di ‘imprigionare’ il violoncello e il violoncellista in un ruolo che, attraverso una scrittura quasi teatrale (non a caso Laffranchini lavora in un teatro), possa liberarlo dai vincoli della partitura stessa. Nella breve composizione (la durata è di circa 5 minuti) vengono messe in relazione la ripetitività e l’imprevedibilità di un gesto. L’interprete è qui protagonista di una graduale escalation espressiva, che trasforma un ostinato “teso, quasi inanimato” in una serie di gesti musicali quasi improvvisi, rumoristici e di rottura. A questo ineluttabile crescendo, fa da contraltare un canto malinconico, una sorta di pianto cristallizzato, incessante ma al contempo delicato, in cui l’esecutore può dare sfogo a tutto il proprio lirismo interiore. Il brano, edito da Edizioni Sconfinarte, è stato inserito nella programmazione di Como Contemporary Festival 2020 e la sua prima esecuzione era prevista inizialmente a giugno e poi a dicembre 2020 ma, in ottemperanza ai vari DPCM e alle continue restrizioni sanitarie, ha subito inevitabili slittamenti. Verrà dunque eseguito in prima assoluta nel 2021.
Ci parla del concerto per violoncello ed orchestra eseguiti da Enrico Bronzi con l’Orchestra Milano Classica?.
Il secondo concerto per violoncello che ho scritto si intitola “Disegni di luce”, è stato commissionato da Enrico Bronzi e nasce da un progetto dell’artista con l’obiettivo di rinnovare il repertorio concertante per violoncello e orchestra d’archi. La mia partitura, che può essere eseguita anche senza direttore, prende spunto dalla fotografia, dalle tecniche compositive fotografiche ed i suoi processi di produzione, ed esplora musicalmente timbri e registri di violoncello e archi, soffermandosi in modo particolare sul concetto di vibrato e di ribattuto. Il brano è diviso in tre movimenti, i quali ripercorrono, secondo la mia personale interpretazione, il processo di esposizione fotografica e sviluppo, secondo il quale la luce viene catturata e impressa sulla pellicola nei più svariati modi. In questo brano il violoncello viene trattato con estrema sensibilità, disegnando melodie frammentarie e ripetuti silenzi, mentre nell’orchestra il suono arriva quasi a farsi pulviscolo. Il brano, inserito nella stagione 2018/19 dell’Orchestra Milano Classica, è stato magistralmente eseguito in prima assoluta da Enrico Bronzi in veste di direttore e solista, il 13 gennaio 2019 presso la Palazzina Liberty di Milano, e rientra in un progetto discografico dell’artista che prevede l’esecuzione anche di altri brani per violoncello concertante e archi commissionati ad alcuni compositori d’oggi.
Lei ha scritto anche brani per pianoforte. “3 pezzi”, per solo piano (excerpt) eseguiti da Maria Grazia Bellocchio. Ci parla di questi brani ed in quale occasione sono stati composti?
I “3 pezzi” per pianoforte sono nati all’interno di una masterclass estiva, frequentata nell’ormai lontano 2010 e tenuta dallo straordinario compositore e didatta Alessandro Solbiati. I “3 pezzi” rappresentano un’istantanea delle indimenticabili suggestioni che ho avuto durante il mio soggiorno presso il castello Caetani di Sermoneta (Lt), nel cuore di un caratteristico borgo medioevale arroccato sulla cima di una collina lungo la via Appia. La sensazione che ho provato alla vista della pianura sottostante, dall’alto delle mura del castello, mi ha dato lo spunto per l’idea compositiva dell’ultimo brano, costruito sopra un gesto intenso e ripetitivo come una sorta di pacifico rituale. Il lavoro si apre con un’immagine iconica del borgo, ove le case sono incastonate come in un paesaggio fiabesco fortificato, nel quale il materiale sonoro è nettamente dislocato in due registri contrastanti. Il secondo brano (quello a cui si riferisce l’estratto sonoro), rapido e leggero, rappresenta quindi un passaggio fra questi due ‘mondi’.
Che violoncello suona?.
Suono un violoncello Pierre Auguste Mauchand, costruito in Francia nella piccola Mirecourt a fine ‘700. È un violoncello al quale sono molto affezionato perché ha un suono antico ed elegante, ma è sempre in grado di sorprendermi, con la sua voluttuosità, anche quando eseguo musica contemporanea e quando cerco suoni più aspri.
Lei tiene Corsi e Masterclasses a Ochsenhausen: quale è il clima in questa scuola tedesca, quali le differenze con l’insegnamento in scuole italiane?.
In Germania c’è un interesse per la musica e per la cultura molto diverso rispetto al nostro Paese. Sia da un punto di vista formativo/didattico, che da un punto di vista artistico/produttivo, il musicista svolge infatti un ruolo importante all’interno della società, e gode di una considerazione del tutto differente rispetto a quella che abbiamo in Italia. Proprio per il fatto che la formazione musicale viene coltivata e garantita sin dai primi anni di scuola, sono in proporzione pochi quelli che scelgono di continuare il proprio percorso musicale fino all’università. Nella meravigliosa Landesakademie für die musizierende Jugend a Ochsenhausen, dove vado da anni, ho spesso assistito a concerti di ragazzi frequentanti i licei musicali tedeschi che si esibivano (solisti e orchestra) in brani come il Doppio Concerto di Mendelssohn, davanti ad un pubblico pagante di 400 persone. Cosa c’è di strano? Che gli esecutori non erano affatto bravi, e nemmeno l’orchestra, ma i ragazzi si stavano esibendo insieme, con grande passione e impegno, davanti a un nutrito e attento pubblico, avendo così l’opportunità di vivere un’incredibile esperienza culturale e formativa per prima cosa a livello umano. Anzi, rendendosi conto delle altissime difficoltà interpretative che il mondo della musica porta con sé, moltissimi ragazzi scelgono proprio per questo motivo strade professionali diverse dalla musica, continuando così a frequentare il mondo della cultura e dell’arte solo in veste di spettatori certamente però molto preparati e interessati. Solo i talenti più appassionati proseguono dunque il loro percorso formativo all’università, dove si potranno specializzare con i grandi maestri.
Edizioni Sconfinarte: ci parla di questa Casa Editrice e quale è il suo rapporto con essa?.
La collaborazione con questa casa editrice è nata nel 2016, quando ho ricevuto una commissione dal 60^ Festival Internazionale di Musica Contemporanea La Biennale di Venezia per la stesura di un brano per violoncello (guarda caso), peraltro appena inciso dal violoncellista Fernando Caida Greco per la Tactus e in uscita nei prossimi mesi. Da allora il nostro rapporto si è consolidato sempre più, e si stanno così moltiplicando le occasioni di collaborare e anche le opportunità di pubblicare e incidere le mie partiture. È il caso ad esempio di “Incanto”, partitura per quartetto d’archi commissionata dal Quartetto Indaco e da Edizioni Sconfinarte per la realizzazione di una speciale produzione discografica dedicata al VII centenario dalla morte di Dante Alighieri (il brano verrà registrato a gennaio per Sconfinarte Edizioni Discografiche). O del brano “Sulle tracce d’uno spettro”, per trio d’archi, scritto e dedicato ai grandissimi Ilya Gringolts, Lawrence Power e Daniel Haefliger. O ancora di “Ritratto”, per violino e orchestra, che vedrà la prima esecuzione affidata alle mani dello straordinario Marco Rizzi. E i nuovi progetti con Fulvio Liviabella (Teatro alla Scala), il Coro del Duomo di Milano (con un brano su testi del premio Montale Alessandro Quattrone), il Duo Tubi&Corde e lo stesso Appassionato Ensemble. Insomma, credo proprio ci siano le premesse per un rapporto prolifico e mi auguro anche duraturo.
Gentile Maestro Pedraglio un sentito ringraziamento per la su disponibilità con un augurio sincero rivolto alla sua carriera di musicista ma anche per ogni altro aspetto della sua vita.
Grazie a voi per avermi dato l’opportunità di condividere i miei pensieri.
L’arte è vita!